IL FATTO

Sanità, il Tavolo romano di monitoraggio tira le orecchie all’Abruzzo

Modificato il Programma operativo 2013-2015

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Sanità, il Tavolo romano di monitoraggio tira le orecchie all’Abruzzo

Gianni Chiodi




ABRUZZO. Il Programma operativo 2013-2015 per la sanità abruzzese, approvato (in ritardo) ad ottobre scorso, non c’è più.
E’ stato modificato il 30 dicembre scorso con un decreto commissariale che accoglie ed inserisce tutte le prescrizioni del Tavolo di monitoraggio romano del 21 novembre scorso. Si tratta di un decreto commissariale passato sotto silenzio a causa delle polemiche sul Bilancio regionale che hanno distratto sia i consiglieri regionali che l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori. E così mentre ci si preoccupa di quello che produrranno – chissà quando - i ricorsi contro l’approvazione del Bilancio regionale, nessuno si allarma perché – già da domani - la rete ospedaliera sarà rivista o perché si applicherà la compartecipazione (ticket) alle rette delle Rsa, oppure perché non è ancora chiara la rivisitazione dei debiti sanitari provocati dalle Giunte di centrodestra (il commissario Chiodi tende a nasconderli, ma ci sono, eccome) e di centrosinistra. Così come non è del tutto chiaro quanti soldi della sanità - negli anni che hanno preceduto l’attuale Giunta regionale - sono stati stornati per altre esigenze (sagre, trasporti, feste e porchette) o perché i Lea (livelli essenziali di assistenza) che fino al 2011 sembravano adeguarsi allo standard nazionale, nel 2012 hanno avuto un leggero decremento. Tutto scritto e tutto impietosamente dettagliato nel verbale del Tavolo romano del 21 novembre scorso: 59 pagine fitte fitte di dati, di numeri, di reprimende, di mancato rispetto degli impegni presi, di stupore per il mancato coordinamento tra il settore bilancio della Regione e quello sanitario del Commissario, con una piccola crisi interna della delegazione abruzzese quando il dirigente del settore bilancio ha esplicitato una verità scomoda, cioè la mancata liquidità nelle casse regionali della sanità.

A quel punto c’è voluto tutto il sangue freddo di Chiodi, Masci e Zuccatelli per spiegare che si trattava di un equivoco nell’interpretazione dei dati.

IL DOPPIO VOLTO DEL TAVOLO ROMANO: ECONOMICO E SANITARIO
In sostanza è proprio questo incidente di percorso o di comunicazione a spiegare meglio di ogni altra considerazione il doppio volto di queste audizioni romane di monitoraggio. Da una parte, che in realtà è quella prevalente, c’è lo scontro sui dati economici, in cui il confronto è serrato, ma equilibrato perché alla fine i totali sono la sommatoria degli interventi reali effettuati, che hanno prodotto la possibilità di ridurre le addizionali Irpef ed Irap.

Dall’altra parte ci sono le inadempienze dell’assessorato regionale alla sanità che dovrebbe facilitare e supportare l’opera del commissario Chiodi e del suo vice Zuccatelli. “Dovrebbe”, ma non è così. Almeno a leggere sia il nuovo Programma operativo con le modifiche imposte da Roma sia il verbale del Tavolo. Tra Hospice che non sono completi, Punti nascita che ancora non vengono decisi, Unità operative semplici e complesse da ricalcolare, tra riforme attuate solo sulla carta, ma non sul territorio e ospedali da chiudere, ma non ancora chiusi per l’incapacità politica ed amministrativa di trovare soluzioni alle richieste dei territori (vedi Tagliacozzo e Guardiagrele) senza passare per il contenzioso al Tar. Insomma il quadro che viene fuori da questa lettura è sconfortante. Passi per la diversità di vedute sulla liquidità nelle casse della sanità: a Roma pensano che i soldi che ci sono debbono restare nella sanità, in Abruzzo si pensa invece che con i soldi che sono in cassa intanto si possono pagare anche altri settori, senza però stornare questi fondi. Quello che sorprende invece è l’aspetto organizzativo. 

In pratica tutto è rimasto fermo all’epoca del sub commissario Giovanna Baraldi, quando furono impostati tutti i provvedimenti: la rete ospedaliera, le Unità operative, la trasformazione dei piccoli ospedali, l’accreditamento, la residenzialità, la rete dell’emergenza urgenza e così via. Alla luce di quanto non è stato fatto dopo, le dimissioni della Baraldi acquistano un nuovo significato: il sub commissario dell’epoca gettò la spugna per la mancata collaborazione dell’assessorato regionale alla sanità e per la resistenza dei politici al cambiamento. E mentre le notizie sul commissario Baraldi riempiono le cronache locali di Cuneo e quelle nazionali per i successi raggiunti, il verbale romano sulle attività della sanità abruzzese fa venire in mente il “facite ammuina”: cioè un sostanziale immobilismo in sanità, a fronte di un movimento frenetico, ma improduttivo di risultati.
Perché – dice in sostanza il verbale – è vero che in caso di risultati positivi di bilancio, si può uscire dal Commissariamento. Ma intanto non siamo tanto sicuri di questi dati positivi e dobbiamo controllare. Poi per uscire dalla nostra tutela, bisogna approvare un nuovo Piano di rientro dai debiti, dopo quello firmato da Bernardo Mazzocca (assessore regionale di centrosinistra) nel 2007.
Ma se non siete capaci nemmeno di scrivere il Programma operativo 2013-2015….

Sebastiano Calella