AMBIENTE E IMPRESA

Abruzzo. Arriva la mega cava di Toto a Bussi: a rischio le sorgenti ?

Forum dell’acqua: «siamo allibiti»

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Abruzzo. Arriva la mega cava di Toto a Bussi: a rischio le sorgenti ?


ABRUZZO. Il 2014 inizia all’insega dei Toto, da una parte gestori della autostrade con l’aumento delle tariffe decise dal ministero e dall’altra, il Toto costruttore che si prepara a mettere su un cementificio a Bussi e per questo intanto chiede di bucherellare la zona a monte del paese per sondaggi che sono propedeutici ad una immensa cava.
Il problema, secondo gli ambientalisti che hanno presentato osservazioni al progetto che scade il 4 gennaio 2014, è che la cava sorge in una immensa area a monte delle sorgenti di Bussi, quelle stesse sorgenti che danno acqua alla vallata del Pescara. Il rischio insomma sarebbe che con la cava a monte potrebbero essere contaminate e deviate le sorgenti e creare così ripercussioni non solo ambientali ma di approvvigionamento dell’intera vallata.
Dunque l’area da tenere presente anche per il futuro rimane quella di Bussi che è stata sfruttata e contaminata per oltre cento anni dalle attività della Montedison per la preparazione di sostanze chimiche, poi in seguito alla “scoperta” della mega discarica anche quella della distribuzione dell’acqua contaminata dai veleni. E pare già dimenticata l’odissea dell’estate a secco per 500mila persone che dovettero scontare la mancanza di acqua a causa della chiusura dei pozzi a valle della Montedison. Furono poi costruiti nuovi pozzi dai quali ancora oggi si attinge l’acqua che finisce negli acquedotti dei comuni della vallata e che ora vengono “minacciati” dalla idea di creare la mega cava di Toto.

UN PROGETTO CHE INTERESSA 1.600 ETTARI
La Toto Spa ha presentato un progetto di ricerca mineraria che interessa ben 1.600 ettari dei comuni di Popoli, Bussi, Collepietro e S. Benedetto in Perillis, proprio sopra l’acquifero che garantisce l’approvvigionamento idrico di 500.000 abruzzesi e da cui proviene gran parte dell’acqua che sgorga alle Sorgenti del Pescara.
Nell’attuale richiesta di parere avanzata al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo l’azienda vorrebbe scavare 3 sondaggi, da attrezzare poi a piezometri (quindi fissi) di 120-200 metri di profondità fino a raggiungere la falda acquifera finalizzati alla progettazione di una megacava su centinaia di ettari di territorio a cavallo tra Bussi, Collepietro e Popoli.
Il confine dell’area di ricerca mineraria di Toto passa a circa 200 metri dal campo pozzi S. Rocco che rifornisce l’acquedotto della Valpescara; il sondaggio più vicino è a 800 metri dai pozzi. I sondaggi servirebbero, da quanto si capisce, per fornire acqua alla mega cava.
Tali indagini sono propedeutiche allo sfruttamento minerario con una megacava di centinaia di oltre 400 ettari da svilupparsi all’interno dell’area di ricerca.

I DUBBI DEL FORUM DELL’ACQUA
Il Forum dell’acqua fa però notare anche qualche stranezza procedimentale e cioè che l’intervento di scavo dei sondaggi viene presentato come un’integrazione ad indagini già svolte nel 2009, quando, secondo la stessa relazione geologica allegata al progetto, sarebbero stati già scavati 15 sondaggi – poi attrezzati a piezometri - da 40 a 315 metri di profondità.
«Ci si chiede se tale intervento», fanno notare le associazioni ambientaliste, «di portata ancora maggiore rispetto a quanto prospettato ora, sia stato regolarmente autorizzato dal Comitato CCR-VIA e da tutti gli enti preposti, soprattutto quelli che devono assicurare l’approvvigionamento idropotabile. Questi veri e propri pozzi sono in sicurezza, visto che dalla superficie si può raggiungere direttamente la falda? Dove sono collocati rispetto all’area di ricarica della falda che alimenta i pozzi S. Rocco dell’acquedotto? Quali falde hanno intercettato questi 15 sondaggi? Nulla viene aggiunto di tutto ciò nella relazione geologica resa pubblica».
Toto spa ha anche chiesto di costruire un cementificio proprio sulle aree contaminate degli ex stabilimenti Montedison mentre il passato governo avrebbe voluto agevolarlo con circa 50 milioni di euro per bonificare le aree in violazione del principio “chi inquina paga”, cioè la Montedison che è ancora attualmente sotto processo.

«SIAMO ALLIBITI»
«Siamo letteralmente allibiti per la sola idea di voler realizzare una megacava letteralmente sopra l’acquifero più importante della regione che disseta Pescara, Chieti e l’intera Valpescara», dice Augusto De Sanctis, del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua.
«La stessa fase di ricerca, con sondaggi spinti proprio fino alla falda, costituisce a nostro avviso una fonte di rischio insopportabile per il futuro dei cittadini di questo territorio. Si pensi al rischio di intercettare e mettere in contatto falde acquifere poste a quote diverse e di differente qualità, oppure al rischio di sversamenti di sostanze in falda, volontari o involontari, nei prossimi anni, visto che i pozzi metteranno in contatto la superficie con la falda. I cittadini della Valpescara hanno già pagato a caro prezzo una gestione sconsiderata del patrimonio idrico sotterraneo, con la distribuzione fino al 2007 di acqua contaminata da solventi clorurati dei pozzi S. Angelo, oggi chiusi. La spaventosa crisi idrica che ne seguì, con mezzo milione di persone senz’acqua in pieno agosto, fu risolta proprio con lo scavo dei pozzi S. Rocco a Bussi, a monte dell’area inquinata».
Pare però che tutto ciò non abbia insegnato nulla sui rischi che può correre l’approvvigionamento idrico se si ignora la necessità di garantire l’assenza di fonti di rischio a monte, nelle aree di ricarica della falda.

«FALDA VULNERABILE»
La stessa relazione ammette, sulla base degli studi della Regione Abruzzo, che la falda è classificata come “vulnerabile” a fenomeni di inquinamento vista la natura carbonatica delle rocce che rende facile il trasferimento di contaminanti nel corpo idrico dalla superficie.
La relazione geologica allegata al progetto dimentica, però, di evidenziare che l’acquifero del Tirino, subisce già pressioni antropiche importanti e la falda è già classificata oggi dalla stessa regione Abruzzo nel Piano di Tutela delle Acque come di qualità tra «scadente e sufficiente», segno che l’intervento dell’uomo sta già causando effetti indesiderati su una delle più importanti risorse per la vita che abbiamo nel nostro territorio.
Le aree su cui Toto intende intervenire sono poste immediatamente a monte della più grande sorgente abruzzese, quella delle Sorgenti del Pescara, da cui sgorgano oggi 6000 l/s di acqua purissima.
«Ci si chiede», aggiunge De Sanctis, «come in piena epoca di cambiamenti climatici e di inquinamento diffuso sia possibile avanzare proposte progettuali così invasive come la realizzazione di una megacava e poi di un cementificio a pochi metri dai pozzi dell’acqua potabile, addirittura sondaggi e, alla fine, una megacava di centinaia di ettari, invece di provvedere ad interventi di risanamento per il Tirino e a varare misure di maggiore tutela per le falde acquifere».


«RELAZIONI INCONGRUENTI E OMISSIONI»
«Il progetto presentato dal gruppo TOTO è assolutamente da rigettare», sostiene Paolo Mantini del Forum, «chiediamo ad amministratori, cittadini ed associazioni della Valpescara di mobilitarsi dichiarando la propria opposizione per salvaguardare la qualità della vita dei cittadini. Gli elaborati progettuali sono a nostro parere del tutto superficiali nell’analizzare l’impatto anche solo dei 3 sondaggi che vogliono realizzare. Basti pensare che all’interazione con la falda acquifera sono dedicate 10 righe, senza neanche citare la distanza tra i sondaggi e i pozzi dell’acquedotto e il numero di persone eventualmente coinvolte da eventuali incidenti, visto che il sondaggio metterà in diretta connessione la superficie con la falda acquifera. Come forum nelle nostre osservazioni abbiamo evidenziato la mancata indicazione delle aree interessate dai vasti incendi, su cui non è possibile procedere con operazioni quali quelle proposte. Inoltre vi sono gravi discrasie addirittura tra le stesse relazioni, visto che da una parte si sostiene che l’intervento è limitato al comune di Bussi mentre nella relazione geologica e nelle mappe si presenta l’intera area di intervento ricadente, come detto, su 4 comuni e 1600 ettari. Altri problemi attengono la mancata valutazione dell’effetto cumulo con altre fonti di pressione antropica già presenti e con gli stessi sondaggi realizzati nel 2009. Riteniamo che il progetto debba essere immediatamente fermato e che, in ogni caso, l’intera operazione debba essere assoggettata a Valutazione Ambientale Strategica in quanto coinvolge – sarebbe meglio dire sconvolge – vastissime porzioni di territorio, il più importante acquifero abruzzese e uno dei più rilevanti in Europa, centinaia di migliaia di cittadini, il programma di reindustrializzazione del Sito nazionale di Bonifiche, e, in generale, il futuro di tutta la Valpescara, Chieti e Pescara comprese». 

I DOCUMENTI

RELAZIONE FINALE BUSSI
Studio Preliminare Ambientale PdR Bussi TOTO HOLDING
Elaborati grafici

CAVA TOTO Relazione Finale Bussi