SANITA'

Fondo sanitario nazionale: all’Abruzzo 2.333 mln

Chiodi e Masci strappano in più anche altri 15 mln di solidarietà

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Chiodi e Masci

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ABRUZZO. E’ di 2.333 mln (più altri 15 mln per il fondo di solidarietà) la quota del Fondo sanitario nazionale destinata all’Abruzzo per il 2014.
Si tratta di un risultato insperato per la Giunta Chiodi che all’inizio della trattativa Governo-Regioni partiva da un riparto un pò punitivo con 17 mln in meno, del tutto recuperati, e che è riuscita ad agguantare anche altri gli altri 15 mln.
Si poteva fare di più? Forse no, perché al tavolo nazionale ci sono esperti di queste trattative con i quali si devono fare sempre i conti e soprattutto stavolta nel riparto era più difficile spuntare un trattamento di favore rispetto al punto di partenza. Infatti il criterio generale adottato, pur con altri aggiustamenti, è stato quello del finanziamento in rapporto con la popolazione post censimento del 2011. E l’Abruzzo in questo conteggio ha perso più del 2% degli abitanti, mentre altre regioni hanno aumentato il numero dei residenti. Dunque Gianni  Chiodi e Carlo Masci, assessore al Bilancio, hanno dimostrato di aver imparato bene la lezione in questi ultimi anni e di sapersi difendere a sufficienza. Il risultato è che sono tornati a casa con un bel “malloppo”.

GESTIRE LE RISORSE SENZA FAVORITISMI E SCONTI PER NESSUNO
L’Ufficio del Commissario ora è chiamato a gestire queste risorse, senza farsi tirare la giacca da situazioni contingenti, che però rischiano di rovinare il lavoro di risanamento della sanità abruzzese.
Ci sono alcuni manager Asl che si sono dimostrati riottosi nei riguardi delle direttive tecniche dell’Ufficio commissariale. E che andrebbero sostituiti. C’è la mannaia dei tagli lineari che viene ancora utilizzata – un pò per pigrizia, un pò per scarsa incisività nell’individuazione degli sprechi - nonostante che in questo modo vengano punite anche le eccellenze sanitarie.
E sarebbe ora di finirla. Ci sono gli sconfinamenti clientelari e pre-elettorali di chi contesta le scelte del Commissario-presidente (vedi i Punti nascita, le Guardie mediche o la rete dell’emergenza urgenza che ancora non decollano).
E che dovrebbero essere zittiti. Perché nella sanità abruzzese si vive una contraddizione quotidiana: da una parte, si accettano come oro colato i decreti dei tecnici, chiamati a fare il lavoro sporco di tagliare posti letto, servizi e piccoli ospedali. Dall’altra, si cerca di intervenire su alcune scelte (vedi i Punti nascita e le Guardie mediche da chiudere) disconoscendo il lavoro degli stessi tecnici. E questo avviene solo per motivi pre-elettorali e non per un approfondimento politico delle ricadute di queste scelte sul territorio, altrimenti lo stesso discorso doveva valere anche per altri tagli lineari.
Infatti chi dice no alla chiusura del Punto nascita di Ortona o delle Guardie mediche dell’Alto vastese, nulla fa – questo sarebbe il compito della politica - per potenziare l’ospedale di Ortona o per dotare l’Alto vastese di più auto medicalizzate o di più medici o pediatri di base. E così mentre nelle zone interne si rischia la desertificazione dell’assistenza sanitaria (con buona pace del diritto costituzionale del diritto alla salute), i servizi vengono sviluppati a macchia di leopardo, secondo la presenza di questo o quel “protettore”. 

FORSE IL COMMISSARIAMENTO NON FINISCE, MA CAMBIA PELLE
In realtà questa necessità di un dibattito politico serio sulla sanità è più avvertita nelle forze di opposizione del centrosinistra che in quelle della maggioranza di centrodestra, i cui esponenti hanno delegato tutto a Chiodi e della sanità non parlano. Qualcosa però sta cambiando. E non solo perché si avvicinano le elezioni. Sembra infatti che nel nuovo Patto per la salute che dovrebbe essere firmato a metà gennaio sarà prevista una rivisitazione dei meccanismi di controllo delle Regioni in Piano di rientro come l’Abruzzo.
Il commissariamento non finirà così presto, ma sarà modificato nell’aspetto del controllo, con minore potere al Mef (il ministero delle finanze) e maggiori responsabilità e competenze per il Ministro della salute. E solo allora – senza gli alibi economici romani del Tavolo Massicci - si capirà se in Abruzzo i Lea, l’edilizia ospedaliera, gli investimenti tecnologici e la politica del personale sono finalizzati non solo a risparmiare, ma a curare meglio.

Sebastiano Calella