IL CASO SOCIAL

D’Alfonso e i magistrati, Battista scatena il Web contro la Procura «che ha fatto condannare Del Turco»

Su Facebook un post che è subito diventato virale e ripropone una questione più che attuale

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D’Alfonso e i magistrati, Battista scatena il Web contro la Procura «che ha fatto condannare Del Turco»

Il post di Pierluigi Battista




PESCARA. Il commento “privato” di un giornalista illustre diventa lo spunto per un nuovo vecchio putiferio.
 
Pierluigi Battista, firma di punta del Corriere della Sera ha commentato piccato la presenza dell’ex procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi, ed altri magistrati alla convention organizzata dall’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso venerdì scorso.
Sebbene il commento del giornalista sia stato fatto in modalità privata e visibile solo ai suoi oltre 5.000 amici poi qualcuno ha pensato di postare l’immagine del commento a tutti gli altri e così la valanga è iniziata a rotolare.
Pierluigi Battista (chissà se scriverà sul Corriere della Sera di quello che «capita a Pescara») di sicuro la notizia l’ha creata lui stesso e ha chiesto di commentare la vicenda.
«Sapete cosa succede a Pescara attorno alla procura che ha fatto condannare Del Turco?», chiede ai suoi amici, il giornalista notoriamente amico dell’ex presidente della Regione che con lui condivide una pagina Facebook che chiede «giustizia per Ottaviano Del Turco».
«Nicola Trifuoggi, procuratore capo in pensione da qualche mese, appoggia la candidatura nel Pd abruzzese di Luciano d’Alfonso, indagato dalla procura e tutt’ora con quattro processi a carico, due in appello a Pescara. Al convegno di presentazione della candidatura di D’Alfonso ad applaudire in prima fila c’erano Belleli e De Florio (errore per Bellelli e Di Florio ndr), i due pm del processo Del Turco. Sembra che si possa vedere tutto sulla pagina Facebook di D’Alfonso. Commenti?»
Tanto è bastato per scatenare opinioni non certo tenere verso giustizia, magistrati, politica, e via dicendo.
In effetti all’evento che si è tenuto lo scorso venerdì c’era tantissima gente, un bagno di folla a cui D’Alfonso è abituato e tra i partecipanti anche diversi esponenti della procura. Trifuoggi relatore sul palco, gli altri magistrati del pool di Sanitopoli, segretari di pm e impiegati della procura seduti in platea, in seconda fila, appena dietro il gotha del Pd abruzzese.
La libertà di movimento, di espressione e di simpatia politica sono diritti sacrosanti che non si negano a nessuno e nemmeno ai magistrati, certo è che gli utenti commentatori non hanno gradito la scelta di farsi vedere proprio in quella manifestazione dimostrando di legare l’evento ad un messaggio preciso di presa di posizione o di “schieramento” politico.

La sfiducia nella giustizia appare tutta negli oltre 100 commenti al post che sembra formalmente impeccabile ed equilibrato ma che nella sostanza muove una critica partendo proprio dal caso “Del Turco”.
La stessa contrapposizione tra la storia di Del Turco e quella di D’Alfonso, (storie finite nella maniera più diversa possibile), riporta alla mente i fatti: una guerra intestina al Pd dove la spaccatura ha prodotto effetti anche giudiziari (pezzi del Pd per esempio hanno collaborato con la procura che accusava Del Turco).
Forse nella contrapposizione giova ricordare anche la diversa considerazione del Pd stesso alle due vicende giudiziarie: Del Turco, padre fondatore dello stesso partito, scaricato quasi subito, D’Alfonso mai rinnegato in alcuna epoca, anzi ricandidato ancora prima delle “primarie” (semmai si faranno). Ecco che allora la vittoria di D’Alfonso è completa su tutta la linea: giudiziaria e politica.
Non si conoscono le vere ragioni del post del giornalista del Corsera né fino in fondo il suo pensiero anche se né lui né gli utenti ricordano che D’Alfonso al momento non ha condanne, è stato assolto (ma anche prescritto per alcuni capi di imputazione) in maniera eclatante dal maxiprocesso più insidioso insieme alla trentina di imputati ed ha a suo carico ancora tre o quattro procedimenti in corso.
Dunque per lo Stato italiano D’Alfonso è un candidato assolto che è tornato a fare politica.
Più grave sarebbe stato se i magistrati fossero stati presenti ad un evento di uno dei tanti condannati, (magari in via definitiva) candidati a cariche politiche.
Certo in un altro Paese un amministratore ancora non prosciolto in via definitiva e sotto inchiesta non si sarebbe mai candidato…
Sta di fatto che ragioni di opportunità avrebbero evitato  a magistrati in attività di essere presenti ad eventi politici che danno l’impressione ai cittadini di una minore indipendenza della magistratura dalla politica.

Così come sempre più persone col tempo stentano a comprendere la coerenza dell’ex procuratore Trifuoggi che è sempre stato duro contro la politica ed i suoi metodi, bacchettando pesantemente “il sistema”  nelle sue molteplici lezioni sulla legalità.
Resta il fatto che lo stesso Trifuoggi potrebbe impegnarsi attivamente proprio con D’Alfonso che incarna comunque un certo modo di fare politica e che aveva messo sotto inchiesta. L’ex procuratore potrebbe muoversi persino in quel Pd che pure ha attaccato e messo in stato d’accusa e che ha risposto che la magistrtura aveva sovvertito con l'arresto di D'Alfonso (ma non di Del Turco) la democrazia. Trifuoggi oltre ad aver controfirmato la richiesta di arresto di D’Alfonso ha sposato le tesi del sostituto Gennaro Varone che considerava reato una serie di comportamenti accertati con il processo (i numerosi viaggi gratis offerti dall’imprenditore Toto o le fonti di sostentamento ignote di D’Alfonso che raccontò di vivere grazie alla pensione della zia).
Dai commenti piccati e spesso duri o eccessivi il malumore dei cittadini è evidente e legano questa vicinanza al concetto di “diminuita indipendenza”, passata, presente e futura della magistratura.
Forse ha ragione Battista che a Pescara sta succedendo qualcosa di ‘importante’. Ma forse la gente ha solo bisogno di giustizia e magari di potere avere la prova della sua esistenza un po’ più spesso.