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Parco Sirente Velino, mobilitazione da record in tutta Italia

Martedì giornata decisiva in Consiglio regionale

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Parco Sirente Velino, mobilitazione da record in tutta Italia




ABRUZZO. Dopo i blitz contro Green Hill con il salvataggio dei cani beagle dalla sperimentazione nell' allevamento di Montichiari (Brescia), gli attivisti di Animal Amnesty sono tornati in azione e questa volta a 'colpi di penna' per salvare, con una petizione, il Parco regionale abruzzese Sirente-Velino per cui si sta decidendo su nuovi confini più restrittivi.
Un vero e proprio boom di firme online che hanno superato quota 158mila in soli cinque giorni, contro le 300mila raccolte per l'allevamento nell'arco di un anno. Un record nazionale questo per il parco abruzzese. «Una mobilitazione così grande non si era mai vista», spiega Federica De Angelis di Animal Amnesty, giunta a Pescara alla vigilia della seduta del Consiglio regionale in cui dovrà essere discussa la riperimetrazione del Parco su proposta del Pdl. La petizione, finalizzata a salvare "quattromila ettari di fascia protetta a ridosso dei Comuni di Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio (L'Aquila) per 'creare una zona di caccia e per consentire alcuni progetti immobiliari"', è ospitata sul portale Avaaz.org, comunità di 'campagne per il cambiamento'. «Sono arrivate firme da tutta Italia e anche dall'estero - aggiunge l'esponente animalista - domani consegneremo 3.500 fogli di firme. Vedremo che posizione assumerà la Regioni, ma credo sarà difficile ignorare questa mobilitazione».
Le oltre 140mila firme di adesione alla petizione lanciata da Animal Amnesty sono «'un segnale importante che la classe politica regionale e la maggioranza non dovrebbero e non possono permettersi di sottovalutare» dicono le associazioni ambientaliste abruzzesi, che lanciano un appello «all'intero Consiglio regionale, affinché sia sventato il tentativo di riperimetrare il Parco regionale Sirente-Velino, sottraendo al regime di tutela un'area tra le più belle e preziose». 

Il punto della situazione è stato fatto nel corso di una conferenza stampa a Pescara. Per salvare il parco si sono mobilitate tutte le associazioni ambientaliste abruzzesi, dal Wwf a Legambiente, da Salviamo l'orso a Lipu, Altura e Mountain Wilderness. Presente, tra gli altri, il consigliere regionale Maurizio Acerbo (Prc). La mobilitazione proseguirà martedì all'Aquila con un presidio davanti al Consiglio regionale. Il presidente del Parco, Simone Angelosante, che non ha potuto partecipare all'iniziativa odierna, in una nota si sofferma sull'«immenso patrimonio ambientale, artistico, storico, culturale ed enogastronomico che ormai si identifica nell'Area protetta. Questo patrimonio - sottolinea - non è delocalizzabile ed è la vera ricchezza del futuro. La proposta distruggerebbe anni di lavoro in cui si è passati nel territorio da un atteggiamento ostativo ad un atteggiamento di condivisione, molto forte soprattutto nelle giovani generazioni».
Sottolineando che «il sistema dei Parchi può essere discusso e riformato solo per essere reso più efficiente e mai con procedure poco trasparenti e a favore di interessi limitati», gli ambientalisti parlano di «zone di assoluta importanza naturalistica e paesaggistica, inserite nell'elenco delle aree di maggior valore naturalistico d'Europa. Piuttosto - dicono le associazioni - si approvi il piano del Parco regionale atteso da quasi vent'anni».
«La mobilitazione di questi giorni - evidenziano - dimostra che c'é un'opinione pubblica vigile e cosciente dell'importanza di difendere l'Abruzzo, regione verde d'Europa. Sta ora alla classe politica regionale - concludono gli ambientalisti - prenderne atto e comportarsi di conseguenza».

«Giù le mani dal Parco Sirente Velino» lo dice anche l'ufficio di presidenza del Parco Nazionale d'Abruzzo e Molise (Pnalm) che sottolinea, non solo «che la Regione Abruzzo è stata definita ed è ormai riconosciuta e conosciuta come la Regione dei parchi e la Regione verde d'Europa» ma anche che «ciò che comporta indiscutibili vantaggi di carattere economico a favore dei suoi abitanti, i quali possono accedere alle risorse comunitarie grazie al riconoscimento e alla realtà che la Regione stessa può rappresentare a livello di Unione Europea».
«Pensare a un ridimensionamento territoriale anche di una soltanto di queste eccezionali unità ecologiche - sottolinea ancora la direzione del Pnalm -, significherebbe compromettere gravemente innanzitutto questo prestigioso riconoscimento e significherebbe poi condizionare ancor più gravemente la tutela delle più preziose specie animali e vegetali italiane ed europee come l'orso bruno marsicano, il camoscio d'Abruzzo, il Lupo appenninico, l'Aquila reale e grandi foreste ricchissime di biodiversità. E significherebbe anche condizionare molto negativamente le residue prospettive di sviluppo socioeconomico delle comunità locali residenti».
Da qui l'invito ad «esprimersi, anche e soprattutto in queste circostanze, in uno spirito di squadra e di leale condivisione che si va faticosamente costruendo tra le istituzioni» rivolto ai «responsabili delle aree protette abruzzesi, che lavorano al perseguimento di alte finalità di conservazione della natura e di promozione umana»