LA PROTESTA

Abruzzo. Sciopero lavoratori Giunta, la Regione si arrende e sblocca la vertenza

Si fermano in 400, sindacati prudenti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3051

Abruzzo. Sciopero lavoratori Giunta, la Regione si arrende e sblocca la vertenza

Sindacati presenti in aula




ABRUZZO. Altro che forconi. Ieri i dipendenti regionali in sciopero totalitario hanno ottenuto tutto quello che chiedevano (e forse anche di più): niente tagli imprevisti alle indennità accessorie e incremento del fondo a disposizione con i risparmi in arrivo dalla decurtazione del fondo dei dirigenti. In realtà i manifestanti non volevano nulla di più di quello che era stato contrattato, ma che a sorpresa era sparito.
In 400, secondo una stima data dagli organizzatori, hanno partecipato davanti a palazzo dell'emiciclo sede del Consiglio regionale, allo sciopero generale, il primo nella storia della regione.
Subito dopo l’approvazione in Consiglio regionale della legge bipartisan che ha accolto le richieste, i sindacati hanno chiesto subito un incontro alla parte pubblica per sapere quanti soldi sono stati messi a disposizione nelle previsioni. C’è infatti la necessità di una variazione di bilancio che dovrà avvenire prima della prossima finanziaria, cioè subito. Perché fidarsi è bene, ma controllare è meglio: ieri la legge è stata approvata, ma resta sulla carta se non ci sono i soldi.
E l’esperienza insegna che in passato qualche Giunta addirittura non aveva messo in bilancio tutti i soldi per gli stipendi. Qualcuno ha definito storica questa giornata perché lo sciopero dei dipendenti è arrivato dopo oltre 40 anni di attività degli uffici regionali: proteste e rivendicazioni c’erano state, ma molto parziali e settoriali. Ma è sicuramente una giornata da ricordare perché ha segnato la capitolazione della politica che non risolve i problemi ed esaspera i dipendenti: troppo il disinteresse dell’assessore al ramo, hanno lamentato i lavoratori, e di tutta la Giunta regionale, che non hanno saputo coordinare le scelte fatte a monte, sciogliendo alcuni enti senza pensare al dopo e accorpando alla buona uffici e funzioni, il che ha provocato il mancato rispetto degli accordi aziendali sottoscritti.
A meno che dietro tutta questa storia non si nascondano vere difficoltà di Bilancio, il che farebbe diventare una beffa il successo ottenuto ieri dai dipendenti regionali. La vicenda insomma non può dirsi conclusa: come sempre, il pericolo è che fatta la legge si possa trovare l’inganno. Perché la storia di questa vertenza è veramente strana.

MESSI ALLE STRETTE, TUTTI I GRUPPI HANNO DETTO Sì ALLE RICHIESTE
La legge Acerbo-Venturoni che accoglie le richieste dei sindacati c’era. Tutti erano d’accordo a concedere quello che i dipendenti chiedevano da mesi: così il relatore Luca Ricciuti per Forza Italia, così Camillo D’Alessandro per il Pd (che non ha perso l’occasione per un attacco frontale all’assessore Federica Carpineta di cui ha chiesto le dimissioni), così lo stesso presidente Gianni Chiodi che ha cercato di recuperare politicamente la situazione che si era creata. Eppure è stata necessaria la spallata dei 400 dipendenti che hanno manifestato (4 autobus pieni erano partiti da Pescara) con una partecipazione totalitaria allo sciopero di cui però mancano le percentuali ufficiali. Gli uffici però ieri erano vuoti e si parla del 90% di adesioni.

LE COLPE DELL’ASSESSORE CARPINETA E DEI SUOI COLLEGHI DI GIUNTA
Dunque la legge bipartisan che all’ultimo momento ha sanato la vertenza è stata imposta dall’incapacità dell’assessore competente di risolvere i problemi del personale? Non ci sono i soldi oppure si paga l’improvvisazione di certe scelte organizzative di cui non si è stati in grado di gestire i passaggi successivi? Tutti oggi cercano di addossare la responsabilità solo all’assessore Carpineta (gravissimo non aver partecipato agli incontri con il Prefetto). Ma in realtà qui i conti non tornano per le false promesse di risparmio dalla soppressione degli Enti come l’Arssa. I suoi colleghi di Giunta avevano dato per certi questi risparmi, ma i Revisori dei conti non li hanno trovati. Senza dire che la Regione è costretta a pagare 600 mila euro al Consorzio di bonifica che oggi svolge i compiti dell’Arssa e 150 mila euro al liquidatore. Altro che risparmi… Addirittura si è verificato un effetto paradossale: i dipendenti Arssa sono confluiti nel calderone di tutti gli altri impiegati ed il loro numero ha contribuito a diluire il fondo del salario accessorio. Prima in busta paga arrivavano 2 mila euro lordi ed oggi ne sarebbero arrivati circa mille, essendo molti di più quelli che si dividono il fondo a disposizione. E lo sciopero di ieri ha messo proprio in drammatica evidenza l’inadeguatezza delle politiche della Giunta regionale sul personale, mentre l’aritmetica ha svelato qualche bugIa demagogica: da questo impaccio la maggioranza è uscita per l’iniziativa di Maurizio Acerbo, alla cui proposta si è aggiunto Lanfranco Venturoni da poco più di una settimana.

LE SOLUZIONI INDIVIDUATE E LA PRUDENZA DEI SINDACATI
Una legge difficile? Macché. Bastava, come è stato fatto, prendere a modello quello che ha deciso la Regione Marche, senza impugnazione del Governo. Comma 1: la Regione Abruzzo può fare la riorganizzazione del personale riducendo i dirigenti e facendo affluire una quota del risparmio nel salario accessorio dei dipendenti. Comma 2: la ristrutturazione degli uffici deve portare ad un riequilibrio dei fondi a disposizione del personale. Che poi è quello che da tempo dicevano i sindacati: mentre le retribuzioni dei dirigenti sono aumentate, erano diminuite le somme a disposizione per gli altri. Il che imponeva un intervento che non c’è stato, mentre è andato in onda il comportamento “stop and go” della Regione che prima prometteva e poi non manteneva gli impegni, prima favoleggiava di risparmi e poi si è trovata senza soldi. Proprio questo ha esasperato i dipendenti, che sono scesi in piazza senza distinzione di colore e di appartenenza ottenendo tutto e di più. Però prima di dichiarare vittoria, i sindacati vogliono essere sicuri di trovare i soldi nel cassetto.

ACERBO: «MOMENTO STORICO»
«Puo' definirsi storico lo sciopero dei dipendenti della Regione Abruzzo», ha commentato Maurizio Acerbo (Rc). «Da comunista non posso nascondere la soddisfazione per il fatto che i lavoratori hanno messo al centro della sacrosanta protesta la richiesta di approvazione della riforma presentata dal sottoscritto a sostegno della quale sono state consegnate anche centinaia di firme. Fa piacere che una volta presentata la mia proposta l'assessore si sia svegliata e attraverso il consigliere Venturoni abbia presentato un testo identico al mio. Con questa fondamentale riforma - osserva Acerbo - abbiamo cancellato definitivamente il meccanismo che produceva gli scandalosi superpremi per i dirigenti regionali che avevamo denunciato negli anni scorsi».

D’ALESSANDRO (PD): CARPINETA SI DIMETTA
«In tempi normali, un assessore al personale sarebbe stato destituito , in termini normalissimi si sarebbe dimesso di fronte al primato raggiunto in 43 anni di storia della nostra regione. Chiedo le dimissioni dell'assessore regionale Federica Carpineta», ha detto il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro, a margine dell'approvazione del testo di legge. «Mai il personale dipendente aveva convocato uno sciopero, mai si e' arrivati a questa esasperazione. Non si trattava e non si tratta di difendere privilegi ne' di aumentare la spesa, ma semplicemente di ri-distribuire le risorse che sono a disposizione del personale dirigente. Per quattro volte di seguito ha aggiunto il Capogruppo del PD l'assessore regionale al personale, Federica Carpineta, non si e' presentato all'incontro con i sindacati convocato con il Prefetto dell'Aquila, proprio al fine di evitare uno sciopero e l'esasperazione delle posizioni. Ormai - conclude D'Alessandro - e' rimasto solo il Presidente Chiodi a difenderla, entrambi arroccati dentro il palazzo».


Sebastiano Calella