SANITA'

Abruzzo. Chiudono 7 ospedali abruzzesi. Anzi no.

Riparte il circo delle polemiche, ma i tagli non ci saranno

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Abruzzo. Chiudono 7 ospedali abruzzesi. Anzi no.




ABRUZZO. Sarebbero 7 i piccoli ospedali abruzzesi da chiudere, secondo un elenco ufficioso del Ministero della salute allegato al nuovo Patto per la salute.
E così i presìdi di Penne, Popoli, Castel di Sangro, Tagliacozzo, Ortona, Atessa e Guardiagrele potrebbero essere “tagliati” perché non raggiungono i 120 posti letto, considerati la soglia minima dell’efficienza di un ospedale. L’elenco del Ministero è composto di 222 realtà ospedaliere da chiudere, che sono restate 175 in tutta Italia dopo averne escluse alcune perché destinate ai malati psichiatrici oppure perché riconosciute come Irccs, cioè istituti di ricerca e cura a carattere scientifico. In realtà questa non è una notizia, ma un’anticipazione nemmeno tanto nuova dei programmi ministeriali legati al contenimento delle spese, secondo la moda oggi imperante di affidare all’economia la gestione del diritto alla salute. Da qui partiranno le solite polemiche, nasceranno i comitati di difesa e saranno attivati i ricorsi al Tar, altra moda imperante che per fortuna ha salvato proprio i piccoli ospedali visto che i giudici amministrativi si sono accollati scelte di politica sanitaria che spettavano ai politici. Insomma queste chiusure annunciate sono un copione già visto, tra l’altro del tutto inutile e buono solo per la prossima campagna elettorale.
Ma in Abruzzo non cambia nulla. Perché a ben guardare in Abruzzo non cambierà proprio nulla. I posti letto esistenti (quasi 4.700) sono nella media nazionale del 3,7 per mille (e forse anche meno) e quindi dal punto di vista numerico non ci saranno riduzioni, tagli e trasferimenti. Gli ospedali eventualmente soppressi non andrebbero infatti persi, ma dovrebbero tornare alla casa madre: Penne e Popoli (reparti e malati) a Pescara, Tagliacozzo e Castel di Sangro “riaprirebbero” ad Avezzano o all’Aquila, Atessa, Ortona, e Guardiagrele andrebbero a rinforzare Vasto, Lanciano e Chieti. Il tutto lasciando scoperte e prive di servizi ospedalieri intere zone interne e montane, dove già sono state altissime le polemiche sui tagli delle Guardie mediche. Figuriamoci ora queste eventuali chiusure, con le elezioni alle porte… Il fatto è che quando si discute di queste vicende, si perdono di vista alcune nozioni fondamentali: nessun ospedale chiude se sul territorio non vengono attivati servizi di assistenza sostitutivi (tesi del Tar), l’assistenza deve essere assicurata da un’efficiente rete di emergenza-urgenza (posizione dell’Ufficio commissariale abruzzese), l’ospedale deve necessariamente cambiare pelle, se vuole restare aperto (parere degli esperti di sanità pubblica). Visto che l’assistenza sul territorio e la rete dell’emergenza sono di la da venire, c’è tutto il tempo di chiarire ruolo e compiti dell’ospedale, piccolo o grande che sia.

CAMBIA IL RUOLO DELL’OSPEDALE, MA IL DIRITTO ALL’ASSISTENZA RESTA
Infatti i cambiamenti della società ed i progressi della medicina hanno modificato il concetto di ospedale: da quando San Camillo a metà cinquecento lo inventò come “asylum miserorum”, struttura dove venivano ricoverati i malati in attesa dell’evolversi della loro malattia, oggi l’ospedale moderno è un concentrato di tecnologie (molto costose peraltro) dove si curano soprattutto i malati acuti. Ed è impensabile che in una chirurgia di un piccolo centro possa operare un robot oppure che sia attiva una cardiochirurgia da trapianto, senza parlare delle attrezzature di un laboratorio analisi d’avanguardia o di una Rmn di ultima generazione. Ma questo non deve essere il pretesto per desertificare le zone interne o quelle meno abitate, i cui cittadini hanno gli stessi diritti all’assistenza di tutti gli altri. Senza dire che anche questo eventuale taglio dei 7 piccoli ospedali sarebbe il solito, dannoso taglio lineare che crea più danni di quanti ne risolva perché colpisce indiscriminatamente quello che funziona e quello che è inefficiente (basta pensare ad Ortona, specializzato come ospedale della donna). Allora, evitando inutili allarmismi, la politica sanitaria abruzzese, fino ad oggi impegnata sul fronte del risanamento dei conti e dei tagli lineari, dovrebbe favorire la creazione vera, reale ed operativa sul territorio (quindi non solo sulla carta degli Atti aziendali) delle moderne evoluzioni del piccolo ospedale (che a volte diventa Casa della salute e altre Ospedale di comunità) e del sistema dell’emergenza urgenza per mettere in sicurezza il malato acuto dei territori svantaggiati. Anche i pazienti di Guardiagrele e di Tagliacozzo sanno sa bene che in caso di necessità è prudente affidarsi a strutture più attrezzate, ma sanno bene anche che in caso di malore improvviso e di incidente hanno il diritto di trovare una struttura dove le loro condizioni possano stabilizzarsi, salvo poi decidere dove ricoverarsi. Tutto il resto: chiusure, aperture, eccezioni e così via sono chiacchiere da bar o pre-elettorali.

Sebastiano Calella