UN PIEDE NELLA FOSSA

Abruzzo, l’incredibile legge anticostituzionale approvata dal Consiglio regionale

L’assessore Masci: abrogheremo quelle norme che non stanno in piedi»

Redazione Pdn

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CONSIGLIO REGIONALE NOTTE




ABRUZZO. Dodici anni di tempo per modificare la legge in materia funeraria e il Consiglio regionale, pur avendo avuto tempo a disposizione 144 mesi per riflettere, è riuscito a sbagliare.
Lo ammette l’assessore Carlo Masci che ora annuncia la necessità di abrogare una parte della normativa approvata perché non solo crea problemi al settore ma perché è addirittura anticostituzionale e rischierebbe, dunque, di essere impugnata dal Governo.
Quindi meglio correre ai ripari da soli prima che arrivi l’ennesima contestazione. Praticamente due giorni fa il Consiglio regionale, si dovrà capire per quale motivo, ha approvato norme che non possono stare in piedi perché contrarie alla Costituzione e anche alla libera impresa.
Sono stati ad esempio imposti dei paletti sul numero di dipendenti che deve avere una società mortuaria per poter operare, ma viene anche imposto l’acquisto di beni strumentali (come il carro funebre) e la libera concorrenza va dunque a farsi benedire.
Masci ammette l’errore, non si nasconde dietro ad un dito e non è tenero nel suo giudizio. Riconosce che le norme decise dal Consiglio regionale sono «un attacco alla libertà d'impresa, comprensibile, forse, ai tempi del socialismo reale, ma non di certo nell'Italia del ventunesimo secolo, in una regione governata, tra l'altro, da chi si professa liberale. Forse, - ha aggiunto Masci - c’è stata un mancanza di approfondimento da parte dell'assemblea consigliare poiché, in caso contrario, sarebbe emerso chiaramente uno stridente contrasto con i principi della libera concorrenza visto che le imprese di pompe funebri sono obbligate ad assumere quattro unità lavorative a tempo indeterminato e persino all'acquisto di un carro funebre. Del resto, - conclude Masci - come si può definire l'aver imposto per legge l'acquisto di un bene strumentale o aver stabilito il numero di dipendenti da assumere se non un'indebita ingerenza nella libertà d'impresa?»

Perplessità erano emerse anche da parte degli imprenditori del settore. In fase di redazione delle modifiche, spiega l’Anifa, associazione nazionale imprese funebri artigiane, arrivò dalla regione la proposta di inserire un numero minimo di lavoratori «con il chiaro intento di complicare la vita ai piccoli artigiani». Si tentò di protestare: «il nostro consulente si oppose ma anche le avvocatesse dell'ufficio legale si mostrarono inorridite dalla proposta elencando una serie di normative che venivano infrante, prima fra tutte la costituzione italiana art.41 sulla libera iniziativa economica».
«Come è possibile allora», si chiede l’associazione, «che la Regione Abruzzo abbia cambiato idea e ritenga opportuno che per legge l'imprenditore funebre debba assumere almeno quattro dipendenti? Come è possibile che le avvocatesse non si vergognino più di avallare un obbrobrio normativo come questo? Quali pressioni hanno subito? Quali interessi particolari hanno deciso di tutelare? Non certo quelli dei cittadini altrimenti avrebbero accettato l'unica proposta che va nella direzione della tutela del cittadino e non dei macabri conflitti d'interesse, ovvero quella di prevedere la qualifica professionale dell'imprenditore funebre, in modo che le famiglie liberamente possano scegliere tra professionisti certificati e non esser lasciate in balia di un mercato giungla».
a.l.

ABRUZZO. LEGGE FUNERARIA Modifiche legge41