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Abruzzo. Scoppia il caso Megalò, Autorità di bacino: «grado di sicurezza non adeguato»

«Mancato collaudo sismico» e argini con «criticità funzionali»

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Abruzzo. Scoppia il caso Megalò, Autorità di bacino: «grado di sicurezza non adeguato»

Argini di Megalò




L'AQUILA. Scoppia il caso Megalò, dopo l’alluvione dei giorni scorsi che ha portato il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, in via precauzionale, a firmare una ordinanza di sgombero immediato della struttura, costruita in una zona ‘mappata’ dalla Regione tra quelle a rischio esondazione.
Ma oggi si scopre qualcos’altro che sarebbe avvenuto ben prima di quella ordinanza e che contrasta fortemente con quanto detto ufficialmente in tutti questi anni.
Qualche giorno prima dell'evacuazione del centro commerciale Megalò di Chieti Scalo, infatti, l'Autorità di bacino di rilievo regionale dell'Abruzzo e del bacino interregionale del fiume Sangro, con una lettera del segretario generale, Michele Colistro, al presidente della Regione, Gianni Chiodi, aveva annullato il parere autorizzativo espresso un anno prima dalla precedente gestione dell'Autorità.
Una decisione presa in quanto per Colistro le opere realizzate a difesa del centro commerciale «non garantiscono la sicurezza in caso di inondazione».

LA DIREZIONE DEL MEGALO’: «PERFETTA TENUTA DELL’ARGINE»
Sul rischio esondazione si esprime con una nota anche la direzione commerciale del centro: «La violenza delle precipitazioni temporalesche ha certamente messo a dura prova la nostra struttura ma, d'altro canto, è da registrare come positiva la perfetta tenuta dell'argine che costeggia l'area antistante il Fiume Pescara e che copre, per la sua intera lunghezza, il parcheggio del nostro centro commerciale».

AUTORITA’ DI BACINO: «ARGINE NON SICURO»
Ma il parere dell'Autorità, che dice tutt'altro, è destinato a far discutere ed a porre le basi per altri provvedimenti restrittivi.
Il nuovo segretario ha infatti previsto il rischio idrogeologico che minaccia il centro commerciale, il più grande della regione, e, riformando il precedente parere dell'Autorità, ha lanciato l'allerta, già espressa in più lettere inviate a vari referenti istituzionali.
L'ultima di queste, datata 27 novembre, era indirizzata al governatore Chiodi, ad alcuni componenti della sua Giunta, Angelo Di Paolo, Mauro Febbo e Gianfranco Giuliante, e ai direttori dei settori Lavori pubblici, Pierluigi Caputi, e Affari della presidenza, Antonio Sorgi, nonché ad altre strutture regionali competenti. Nella missiva Colistro rilevava che la costruzione dell'argine posto a protezione di Megalò è solo per un tratto, di circa un chilometro, e lascia «indifesa agli eventi di piena» l'area; segnalava inoltre che mancava il collaudo sismico dell'opera e che in seguito ad alcune verifiche, c'è un «grado di sicurezza non adeguato». Inoltre, Colistro sottolineava che «l'argine è stato realizzato in assenza delle necessarie autorizzazioni in ambito tecnico-amministrativo» e su terreni «di proprietà demaniale di pertinenza idraulica senza la preventiva acquisizione della concessione».
Secondo il parere del segretario dell'Autorità, l'argine messo in opera dalla Sirecc, la società di Imola (Bologna) che ha realizzato i lavori, «presenta criticità funzionali sia dal punto di vista idraulico che geotecnico». Tutte osservazioni frutto delle indagini effettuate da un ingegnere idraulico incaricato dalla stessa Autorità di bacino che hanno evidenziato come l'intera area in oggetto, in casi di eventi di piena eccezionali, come quello che si è verificata ieri, «non è nelle condizioni di sicurezza dal rischio di inondazione». 

PER I PROGETTISTI TUTTO IN SICUREZZA
Come avevamo scritto in una inchiesta pubblicata nel 2005 l’area di quello che all’epoca era solo un cantiere sorgeva ad appena 150 metri dall’argine del fiume Pescara e forse solo questo sarebbe bastato per porsi qualche interrogativo in più.
Non vi erano pericoli di sorta in caso di esondazione del fiume (peraltro non rara in quel punto) secondo la documentazione servita per approvare il progetto plurimilionario. Nello studio idrogeologico firmato dall’ingegnere e progettista chietino Domenico Merlino e datato 3 settembre 2001 si leggeva: «l’area non è compromessa in caso di edificabilità dall’ipotesi di esondazione». Non è compromessa, tuttavia occorre tirare su «argini di salvaguardia» alti anche 11 metri e «l’innalzamento del piano di posa degli edifici» così da «garantire l’incolumità dei luoghi».
Sulla mappa della Regione che aveva inserito quel sito tra quelli a rischio esondazione l’ingegnere Merlino rispondendo alle nostre domande disse: «Diciamo che quell’area era già edificabile e che i Prusst hanno valenza pubblica e per questo hanno iter diversi e velocizzati. La Regione ha approvato il nostro progetto e solo in seguito è stata stilata la mappa dei rischi. E’ un provvedimento successivo che non ha valenza retroattiva, dunque non ci sono problemi».

SI CONTINUA A COSTRUIRE
«La cosa preoccupante», contesta invece Giampiero Riccardo (associazione Zapping di Chieti), «è che non solo si è costruito una volta in una zona dove non si sarebbe dovuto edificare, ma si sta reiterando l'errore con estrema facilità».
Sull'albo pretorio del Comune di Chieti, infatti, è possibile leggere il provvedimento n.905 emesso in data 9 ottobre 2013 che autorizza la ditta Sirecc Srl a costruire il cosiddetto Megalò 2, ossia un edificio commerciale no food di 30 mila metri quadrati.
Il Comune di Chieti rilascia, quindi, dopo l’ok del Comitato Via, il provvedimento unico autorizzativo alla ditta. «Lo stato attuale dei fatti - continua il presidente di Zapping - ci dice chiaramente che il Comune di Chieti è perfettamente d'accordo con la costruzione in quel punto nonostante i limiti che l'alluvione di ieri ha messo in luce con estrema evidenza. Spero che nonostante le autorizzazioni già emesse, si faccia qualcosa per tornare indietro, evitando l'ennesima costruzione selvaggia».

«BLOCCARE PROGETTO RADDOPPIO
Intanto gli ambientalisti di Legambiente, Forum Abruzzese Movimenti per l'Acqua, WWF, Marelibero.org, Pro natura e Italia Nostra, così come aveva già chiesto ieri il consigliere Maurizio Averbo, contestano il fatto che il comune di Chieti appoggi il ricorso al TAR sulla decisione del Comitato Via di bloccare Megalò 3 e chiedono di annullare «decisioni scandalose come la pronuncia del Comitato VIA su Megalò 2».
«Non può dirsi civile», dicono gli esponenti delle associazioni, «una Regione che non ha il Piano cave previsto dal 1983, in cui il Piano di Tutela delle Acque (adottato nel 2010) non prende in considerazione i cambiamenti climatici e permette lo sfruttamento idroelettrico incontrollato dei fiumi; che ha approvato centinaia di piccole varianti peggiorative del Piano paesistico; in cui il Comitato V.I.A. e l'Autorità di Bacino autorizzano progetti di infrastrutture e centri commerciali in aree a rischio (come Megalò 2); dove il Consiglio Regionale approva il Piano casa e la Legge Edilizia, devastanti, con premi di cubatura fino al 50% che si aggiungono alle mostruose previsioni di Piani regolatori già ampiamente sovradimensionati; in cui la Giunta abruzzese adotta poche settimane or sono una variante al Piano del Demanio marittimo che appesantisce ulteriormente il carico di cemento sulle spiagge martoriate dalle mareggiate».

LE PAROLE DI CHIODI
E ieri sulla questione che intreccia pericolosamente edilizia e potenza della natura si è espresso anche il presidente della Regione che mentre chiede lo stato di calamità naturale si è accorto probabilmente che i danni non sono poi così ‘naturali’ ma umani: Chiodi infatti ha parlato di una emergenza «esaltata dalle scelte urbanistiche degli ultimi decenni. Si è verificata la stessa cosa del porto: costruito male e senza manutenzione adeguata per anni e anni…»

LA MAPPA DEL RISCHIO ESONDAZIONI.

CHIETI AUTORIZZAZIONE MEGALO' 2 by PrimaDaNoi.it