I DUBBI

Abruzzo. Elezioni a maggio, «Regione bloccata per cinque mesi»

La denuncia di D’Alessandro (Pd): «Chiodi chiarisca in aula»

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ABRUZZO. Su richiesta del capogruppo del Pd in consiglio regionale, Camillo D'Alessandro, l'Ufficio legislativo ha risposto alla richiesta di chiarire gli effetti della proroga a maggio delle elezioni regionale.
Una decisione che ha fatto sorgere alcune polemiche perché di fatto il governo Chiodi resterà in carica cinque mesi in più rispetto alla naturale scadenza. Ma cosa si potrà fare?
«Ora non ci sono più alibi - attacca D'Alessandro - con la proroga a maggio si bloccherà il consiglio regionale , ci sarà lo stallo istituzionale . Chiodi ora chiarisca quali sono le reali ragioni che lo hanno indotto ad una  decisione del genere»
L'Ufficio legislativo spiega che dal 15 dicembre il Consiglio regionale potrà adottare solo ristrettissimi provvedimenti urgenti ed indifferibili  attinenti casi la cui natura di necessità ed urgenza  devono essere  «espressamente dichiarate ed adeguatamente motivate  con riferimento a situazioni di estrema gravità che esigono interventi immediati ed improcrastinabili, la cui adozione non può essere rinviata senza arrecare grave danno per gli interessi  affidati alla cura della Regione».
«Il parere dell'Ufficio  legislativo - spiega D'Alessandro -  dopo aver richiamato i ridotti e limitati poteri  del consiglio regionale chiarisce che la giurisprudenza costituzionale ammette e garantisce solo la continuità amministrativa , non altro perché violerebbe principio della rappresentanza che viene meno proprio per effetto della scadenza del mandato»
Nel parere si chiarisce cosa si possa intendere per provvedimenti urgenti ed indifferibili , come approvazione di bilancio o variazioni, norme in materia comunitaria, recepimento normative nazionali , ma leggi sulle competenze proprie delle Regioni il consiglio regionale non potrà adottare ( urbanistica, ambiente, riforme, servizi pubblici locali, trasporti ecc. ), perché va dimostrata e motivata l'urgenza ed il danno che ne deriverebbe dal non assumere quel provvedimento .
Del resto già nella scorsa legislatura, nel  2008, fu chiaro a tutti che il Consiglio non poteva approvare leggi, e fu impugnata proprio una legge di iniziativa di D’Alessandro, la numero 14 del 2008, sul petrolio,  che Chiodi decise di non difendere davanti alla Corte proprio perché, disse, approvata in regime di prorogatio e  sarebbe decaduta davanti alla Corte, quindi decise di abrogarla sostituendo la con un'altra legge.

«Cosi accadrà per altri leggi - riprende D 'Alessandro - che si faranno finta  di approvare, per non farsi accusare di inerzia,  salvo poi essere impugnate dal governo e decadere davanti alla Corte costituzionale nella prossima legislatura. Insomma oltre il danno Chiodi regalerà all'Abruzzo la polpetta avvelenata di finite leggi per le quali si dovrà fare tutto da capo».
Allora, chiede D’Alessandro, cosa c’è dietro la decisione di posticipare il voto?
Il capogruppo del Pd chiede di chiarire in aula le motivazioni del rinvio anche sulla base di quanto scritto da PrimaDaNoi.it che nell’articolo di mercoledì scorso parlava di una inconfutabile fuga di notizie sull’inchiesta ‘Il Vate’ verificatasi nei mesi prima dell’arresto di De Fanis.
Il quotidiano chiedeva a Chiodi se per caso questa informazione riservata fosse arrivata anche al suo orecchio e se avesse avuto qualche influenza sulla decisione di spostare le elezioni a maggio.
Di sicuro la voce circolava molto negli ambienti del centrodestra e, secondo alcuni, un gruppo di esponenti del Pdl avrebbe chiesto ad alti vertici del partito se non fosse il caso di far dimettere l’assessore per evitare gli arresti.
La questione sfumò perché forse venne sottovalutata e non si credeva potessero esservi i presupposti per gli arresti.
Chiodi sapeva e se sì questa conoscenza ha avuto una qualche influenza sullo spostamento del voto a maggio? Anche via Twitter lo avevamo chiesto a Chiodi in quelle ore impegnato a Roma a mostrare il sostegno a Silvio Berlusconi, alla vigilia della decadenza, con tanto di bandiera di Forza Italia in mano.

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