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Fondi alla Cultura, quando la giunta Chiodi bocciò la riforma della legge contestata

Acerbo: «il presidente spieghi perché arrivò lo stop»

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Fondi alla Cultura, quando la giunta Chiodi bocciò la riforma della legge contestata

Luigi De Fanis




ABRUZZO. Di fondi alla Cultura si parla ormai da settimane. Non dei tagli imposti dalle sforbiciate di bilanci sempre più risicati ma della discrezionalità con i quali verrebbero erogati.
Tre giorni dopo l’arresto dell’assessore Luigi De Fanis il presidente Chiodi ha chiesto che venga organizzato un nuovo regolamento per la gestione e trasparenza dei fondi «almeno per la parte direttamente gestita dalla Presidenza della Regione».
Ma il giorno prima è accaduto qualcosa che va nella direzione opposta rispetto a questo annuncio. Il 14 novembre scorso, infatti, nel corso dell'audizione in VI commissione della dirigente Elena Sico che relazionava sulle proposte contenute nella cosiddetta "legge europea" il consigliere Maurizio Acerbo (Rc) ha posto un interrogativo.
Come mai non avete approfittato dell'occasione per intervenire sulla legge 43 (proprio quella sui finanziamenti alla Cultura) visto che nella stessa erano previste modifiche? Come mai anche altre leggi, che riguardavo lo stesso argomento, sono state escluse?
«Nel rispondermi», dice oggi Acerbo, «la Sico mi comunicava di aver predisposto per la Giunto un progetto di legge ma che la Giunta le aveva restituito questo regolamento e il progetto di legge che non era stato quindi licenziato».
A quel punto Acerbo ha chiesto altra documentazione ed è incappato nella lettera di "restituzione" protocollata il 9 luglio 2013 nella quale il direttore Walter Gariani comunicava: "Come deciso dalla Giunta Regionale nella seduta del 24 giugno 2013, si restituisce la proposta di deliberazione indicata in oggetto".
«La proposta di legge», analizza ora Acerbo, «prevedeva l'abolizione della legge regionale 43 del 1973 e una nuova "disciplina per l'organizzazione di eventi e la concessione di contributi" eliminando l'assoluta discrezionalità dei politici che caratterizza la legge vigente e chiarendo che all'organo di direzione politica spetta il compito di formulare criteri e indirizzi».
Una modifica di cui si accenna anche in alcune intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di De Fanis e che non sarebbe stata troppo gradita perché avrebbe, di fatto, legato le mani ai politici.
«Credo che il presidente Chiodi e il resto della Giunta Regionale», incalza oggi Acerbo, «abbiano il dovere di spiegare perché questa riforma fu gettata nel cestino. Tengo a precisare che la discrezionalità nel finanziare gli eventi non implica automaticamente comportamenti penalmente rilevanti come quelli di cui è accusato l'assessore De Fanis (richiesta di spartire il contributo regionale), ma certo la mancata riforma dà l'idea che si volesse mantenere lo spazio per distribuire discrezionalmente le scarse risorse pubbliche disponibili. D'altronde in questi 5 anni nessuna riforma delle leggi sulla cultura e lo spettacolo è stata proposta dalla Giunta e dall'assessore nonostante le molte e costanti sollecitazioni degli operatori e delle associazioni. Se la responsabilità penale è personale, invece per questa scelta credo che vi sia una responsabilità politica di cui la Giunta e la maggioranza devono rispondere ai cittadini».
Acerbo ha annunciato che sul caso presenterà un’interrogazione a Chiodi: «quali pressioni o ragioni hanno indotto la giunta a mandare indietro il provvedimento?»