SANITA' E POLITICA

L’Abruzzo in buona salute: diminuiscono i ricoveri

Assistenza sanitaria promossa secondo il Report dell’Asr

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L’Abruzzo in buona salute: diminuiscono i ricoveri




ABRUZZO. «Quanto siamo bravi in sanità», ma «c’è ancora molto da lavorare»: si muove tra queste due valutazioni il contenuto del Report 2012 sullo “Stato di salute e assistenza sanitaria in Abruzzo” pubblicato dall’Agenzia sanitaria regionale.
Il documento segue i due precedenti del 2010 e 2011 ed è diventato il riferimento di tutti i discorsi sulla sanità regionale: serve infatti a documentare i progressi che ci sono stati nella gestione della salute pubblica, ma anche a evidenziare le distanze che ancora esistono rispetto ai dati statistici nazionali.
Soprattutto il Report è utile per comprendere lo stato dell’assistenza delle zone le cui statistiche sull’assistenza sono lontane, molto lontane dalla realtà regionale (vedi l’Abruzzo interno). Secondo i dati presentati, lo stato di salute dell’Abruzzo è migliorato, stando almeno le schede di dimissione ospedaliera, anche se in realtà le malattie sono sempre le stesse con incidenza nei limiti nazionali. La verità che emerge infatti è un’altra: la diminuzione dei ricoveri per le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, per i tumori, l’apparto digerente, le malattie respiratorie, i disturbi psichici, l’Alzheimer, i traumatismi e gli avvelenamenti. Forte riduzione anche per il diabete e le malattie infettive, non perché siano diminuiti questi malati, ma perché rispettivamente c’è stato un migliore coordinamento medici di famiglia-centri diabetologici e perché non ci sono state grosse epidemie influenzali.

NOTIZIE POSITIVE DAI DATI SULL’ASSISTENZA SANITARIA
Cambia, invece, con più luci e meno ombre, l’assistenza sanitaria: è vero che ci sono ancora troppi ricoveri ordinari che potevano essere effettuati in day hospital, troppi parti cesarei e ancora pochi posti letto nelle Rsa, ma è altrettanto vero che il numero totale dei ricoveri è nettamente diminuito, così come è stata registrata una minore inappropriatezza. Il che significa che la sanità abruzzese, dopo i programmi di riorganizzazione andati avanti tra le polemiche, ha centrato un risultato molto importante: è passata da tassi di ricovero altissimi, quasi da record nazionale, a percentuali in linea con gli attuali dati ospedalieri italiani. Ora l’Abruzzo è sceso a 180 ricoveri per mille abitanti, rispetto ai 168 nazionali (il traguardo per tutti dovrebbe essere 160/1000). Il che comunque è il frutto anche di un impegno maggiore dei medici di famiglia che si sono auto-limitati nei ricoveri e di un migliore funzionamento delle strutture territoriali di assistenza, visto che sono diminuiti anche i ricoveri “evitabili”.
Inoltre, poiché il tasso di mortalità in Abruzzo è in pratica simile a quello nazionale, il Report fa notare che ora si tratta di intervenire per ridurre la degenza media del ricovero (che è ancora maggiore di quella italiana), mentre il tasso di occupazione dei posti letto – arrivato all’81% - si avvicina a quello nazionale.
Soffrono alcuni ospedali (Atri, Lanciano, Sulmona) il cui tasso di occupazione è meno del 70%, il che rimanda a scelte organizzative che non hanno saputo ottimizzare le funzioni di questi presìdi. E soffrono anche le liste di attesa che forse non sono in cima alle priorità dei manager nelle singole Asl. Il che fa riemergere un dubbio: certi servizi “debbono” funzionare male per avere il pretesto di esternalizzarli, con possibilità di assunzioni senza controllo, appalti e clientele varie?

MOLTI DATI VIRTUOSI, MA DIMINUISCE LA SODDISFAZIONE DEGLI UTENTI
Semmai il dato più nuovo e più positivo che viene evidenziato nel Report è l’aumento del peso medio dei Drg, cioè della complessità dei ricoveri: il che significa che la casistica affrontata in ospedale è mediamente più grave e finalmente non ci si ricovera più per “fare le analisi”.
Ma i comportamenti virtuosi non finiscono qui: a consumi stabili è stata registrata una diminuzione secca della spesa farmaceutica nelle farmacie territoriali (-30,5%): tradotto significa un maggiore uso dei farmaci generici che costano meno. Notizie poco positive invece per il funzionamento del Pronto soccorso in generale, con meno di 10 unità di «cure primarie ad orario prolungato», mentre la prevenzione (a cui nel Report sono riservate solo due pagine) sembra funzionare limitatamente alle vaccinazioni e all’obesità, mentre mancano completamente i dati sullo screening oncologico per la mammella, la cervice uterina ed il colon-retto a causa dell’interruzione di queste campagne di prevenzione. Sorprende infine un dato che dovrebbe far riflettere e che probabilmente gioca un ruolo anche nella mobilità passiva che è rimasta stabile rispetto agli anni precedenti. Si tratta della diminuita soddisfazione dei cittadini per le cure ospedaliere in Abruzzo.
Una domanda allora sorge spontanea: chi gestisce la sanità (non bisogna pensare solo a Chiodi) cerca di più il consenso dei cittadini-utenti o quello di altri settori?

Sebastiano Calella