LE CHIACCHIERE

Arresto De Fanis, le intercettazioni: «ormai i politici non contano più un caz...»

Lo sfogo tra l’ex assessore De Fanis e il presidente del Consiglio Nazario Pagano

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De Fanis e Pagano

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ABRUZZO. Niente più mani libere e discrezionalità sulla gestione dei fondi. Poteri sempre meno e ridotti all’osso, perché i politici ormai sono «cittadini di serie B, anzi serie C», e la verità è che «non contiamo più un ca…».
E’ quanto emerge da alcune intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto l’ex assessore alla Cultura Luigi De Fanis, agli arresti domiciliari per concussione dal 12 novembre scorso. Il tutto gira intorno ai fondi pubblici destinati appunto al settore della Cultura.
Secondo la ricostruzione della Procura di Pescara (pm Giuseppe Bellelli) l’ex assessore riusciva a incamerare una parte dei fondi pubblici per sé chiedendo tangenti all’imprenditore di turno che chiedeva un contributo all’assessorato.
Per il momento gli inquirenti hanno riconosciuto tra le vittime Andrea Mascitti che di sua spontanea volontà è andato alla Forestale a raccontare la richiesta di denaro fatta da De Fanis.
Ma per la Procura potrebbero essere anche altre le vittime. Molti documenti utili sarebbero già stati sequestrati e gli invetigatori stanno passando al vaglio una serie di nuove circostanze olte una lista che potrebbe essere un elenco di imprenditori particolarmente vicini all'ex assessore.
In tutto questo gioco di potere un ruolo fondamentale lo hanno avuto anche le ‘regole’ poste dalla Regione Abruzzo in merito all’erogazione dei contributi che ad un certo punto ha deciso che non dovesse essere più il politico a dire ‘a questo sì’, ‘a questo no’. Una discrezionalità importante che è piaciuta a molti e che è stata utilizzata spesso perchè dava pieni poteri al politico di turno ed i più abili hanno utilizzato questo petere ai fini del consenso.
E gli investigatori si domandano come mai a De Fanis non sia proprio andata giù la delibera di indirizzo della Presidenza del Consiglio del 25 giugno del 2013 numero 93, relativa all'organizzazione di eventi e per la concessione dei contributi 2013.
De Fanis la contestò aspramente.

«Io non so», disse sfogandosi con Gianluca Caruso (non indagato), direttore della direzione risorse umane, strumentali, politiche e culturali, «chi è quell’incompetente che ha fatto sta delibera, ora si dice che tutto ciò che è fatto precedentemente è una violazione».
Il dirigente Caruso risponde: «il problema è che non andava scritto ma è vero».
Insomma sarebbe emerso che fino a metà 2013 l'erogazione dei fondi avrebbe seguito una stradea non del tutto corretta ma il problema non è l'errore ma che non andava scritto.

Sulla questione De Fanis se la prese anche con il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano (estraneo al procedimento e non indagato) rimproverandolo di aver messo per iscritto che tutto quello che «è stato fatto in precedenza è stato fatto contro legge» e aggiunse che «con questa delibera la Corte dei Conti mi mette le manette».
De Fanis protestò perché «la stesura della delibera si doveva concertare insieme» e che loro avevano fatto di tutto per non farla passare proprio per la gravità: «sono tre volte che si rimanda».
«Lì», si sfoga De Fanis con il presidente del Consiglio, «avete messo che tutto quello che abbiamo fatto in precedenza, tutto quello che è stato fatto in precedenza, è stato, è stato fatto contro legge! Ma tu hai visto che cosa hai firmato? Io mo te faccio notare! È pazzesco! Mo te lo leggo… ‘tutto ciò che è stato fatto in precedenza è stato fatto in violazione alle normative’, cioè vuol dire che tutto quello che abbiamo dato, anche tu, io e il presidente, fino a questa delibera che hai fatto tu e stato in violazioni alle leggi! Oh!»

Pagano: «mi è stato detto che eravamo costretti a farlo, perché diversamente non avremmo potuto più erogare neanche un euro, cioè in pratica io, e la Regione, io Consiglio Regionale e la giunta regionale non avrebbero potuto… E mi hanno spiegato che tra l’altro c’è una particolare attenzione da parte della Corte dei Conti e della Procura della Corte dei Conti sull’erogazione delle erogazioni, cioè in parole povere non devono essere più i politici che sono ormai cittadini di serie B, anzi di serie C, ma queste erogazioni devono avvenire attraverso un criterio fissato già. Quindi questa è la ragione per la quale io ho accettato che questa delibera venisse portata in ufficio di presidenza e votata (…) se qualcuno mi avesse spiegato che questa delibera implicava un problema anche sulla tua, io mo questo non ci stavo neanche pensare… ».
Pagano spiegò inoltre che senza questa delibera di indirizzo lui non avrebbe potuto erogare i 100 mila euro a disposizione del Consiglio di presidenza. «Io ho 500.000 euro», replicò De Fanis, «e mi hanno attaccato Mastrogiurato, mi ha attaccato il premio Flaiano, mi ha attaccato la corsa di Sulmona…»
Mentre De Fanis continuava a protestare per i problemi e la mancata concertazione Pagano insiste: «Bisogna capire che cosa dobbiamo fare per poter erogare i contributi, mica possiamo rischiare il culo! Poi tra l’altro questi dirigenti, funzionari, non ti mettono le firme! Hai capito il problema? Cioè questi non firmano, capisci? (…) no perché questi non si vogliono prendere responsabilità».
De Fanis arrivò all’amara conclusione: «non contiamo più un cazzo questa è la verità»
E Pagano sulla stessa linea: «non contiamo più un cazzo questa è la verità! Non contiamo più un cazzo! Questo il punto! Comunque io sappi Gigi sono a tua completa disposizione per me il problema è innanzitutto l’amicizia figurati se mi metto creare problemi a te».
a.b.

ABRUZZO. UFFICIO PRESIDENZA DEL CONSIGLIO deliberazione-2013-06-25-93