I CONTI NON TORNANO

Acqua, nelle cifre il dramma della gestione politica del servizio idrico al collasso

Tutto il potere sta nelle mani dei sindaci (che finora non si sono accorti di nulla)

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Acqua, nelle cifre il dramma della gestione politica del servizio idrico al collasso


ABRUZZO. Dopo alcuni mesi dalla ufficializzazione del disastro della gestione idrica in Abruzzo si ritorna a parlare dei debiti.
Si tratta della gestione dalle mani bucate delle società spa a totale capitale pubblico e gestite totalmente dalle logiche della politica che, visti i risultati, si è dimostrata più che incapace. I debiti che vengono ora accollati alla collettività ammontano almeno a 300 milioni di euro. Come si sia arrivati a cifre così consistenti rimane un mistero.
«La situazione del servizio idrico integrato, in Abruzzo, è al collasso, con debiti dei soggetti gestori per oltre 300 milioni di euro», ha esordito oggi il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che avvia l'"operazione responsabilità" sull'acqua e lancia un drastico appello ai Comuni, che, tra l'altro, potrebbero «rischiare il default».
«La Regione - dice il governatore - non può utilizzare i suoi poteri sostitutivi, perché non è socio delle aziende, e solo le amministrazioni locali possono agire per chiedere verifiche contabili e rispetto dei parametri economici e di qualità del servizio. Occorre ridurre le spese, far pagare i morosi o gli abusivi, gestire al meglio il personale, abbattere i costi unitari per acquisti e lavori, gestire nel modo più opportuno le aziende in un'ottica economica, prevedendo la figura di un manager».
«Azioni ineludibili», secondo Chiodi, se i Comuni «non vogliono rinunciare alla gestione pubblica del servizio idrico. Tutti quelli che tengono alla gestione pubblica, da Rifondazione Comunista a La Destra - sottolinea - dovrebbero fare il possibile per sostenere questo percorso».
A detenere il potere tuttavia nei comuni sono spesso il centrodestra o il Pd i quali sembrano aver costituito un asse trasversale pe non mollare il potere. A breve l’assemblea dell’Aca, per esempio, dovrà sostituire l’ex presidente della società Aca più volte riconfermato grazie alla fiducia della maggior parte dei sindaci, prima e dopo il suo arresto per tangenti. Corruzione, una accusa gravissima che ricade sulle spalle di Ezio Di Cristoforo che ne risponderà penalmente ma le cui gesta forse hanno un rilievo anche nella gestione dell’Aca.

BILANCI IN ROSSO
La situazione illustrata dal presidente Chiodi e dall'assessore ai Lavori pubblici, Angelo Di Paolo, sembra non avere appello.
Esiste un carico di debito dei Soggetti gestori che supera i 300 milioni di euro, gli investimenti sono bloccati perché le società non stanno portando avanti gli accordi quadro con il governo, i costi di gestione delle società stesse hanno raggiunto picchi elevatissimi con assunzioni di personale amministrativo «fuori da ogni logica gestionale e di mercato».
Per dare un'idea della difficile situazione, Chiodi ha fornito alcune cifre sull'indebitamento di esercizio: «l'Aca chiuderà il 2012 con un passivo di 105 milioni, la Ruzzo Reti è sotto di 95 milioni, il Cam, che peraltro non ha ancora approvato il proprio bilancio preventivo, rischia un indebitamento per il 2012 di 62 milioni, mentre quello della Sasi potrebbe toccare quota 42 milioni. Tutto ciò - ha ribadito Chiodi - mette a rischio la continuità del servizio».
Più volte lo stesso commissario Pierluigi Caputi ha parlato di «bilanci falsi» e «falsificati» ed oggi si tirano le somme: ma l’Aca fino allo scorso anno non era in attivo? Non si gridava all’eccezionale performance di gestione? Come è possibile allora che in un anno il passivo sia schizzato a 105 milioni?
Il blocco degli investimenti, invece, avrà conseguenze soprattutto sul fronte della depurazione, settore nel quale «la Giunta regionale ha messo disposizione 70 milioni di euro dai Fas».
«Il progetto di disinquinamento del fiume Pescara è bloccato per i debiti dell'Aca», ha detto Chiodi, «stessa cosa per il depuratore di Pescara con il reale pericolo che la città più grande d'Abruzzo rimanga senza depurazione. Nella Marsica esistono le opere ma non sono funzionanti; nel teramano ci sono pesanti ritardi nell'attuazione dell'Apq».

IL TEMPO STRINGE
L'appello del presidente della Regione, Gianni Chiodi, e dell'assessore ai Lavori pubblici, Angelo Di Paolo, ai Comuni cade a 40 giorni dal 31 dicembre 2013, quando dovranno essere pubblicate le relazioni sulla permanenza dei requisiti per l'affidamento del servizio in house.
«Passaggio delicatissimo - avverte il presidente - perché rischia di saltare il sistema dell'affidamento in house. La legge nazionale prevede infatti che per affidare in house il servizio le Spa dovranno dimostrare di essersi sottoposte a 'controllo analogo', di adeguarsi agli indirizzi di Ato e Commissario unico regionale e soprattutto di avere il requisito di affidabilità dal punto di vista finanziario e economico. Allo stato, con i dati in nostro possesso, il sistema di affidamento diretto alle società in house potrebbe saltare» e lasciare il posto alla gara europea ad evidenza pubblica.
In definitiva si scontano oggi da una parte l’incapacità della politica e dall’altra quella della giustizia di scoprire quando ha l’occasione di farlo (molte inchieste sono finite nel nulla) o di intervenire tempestivamente per interrompere un sistema che da solo non ha alcuna voglia di abbandonare la presa.