IL FATTO

Abruzzo. Il Ciapi muore nell’indifferenza della Regione

Martedì una delegazione di dipendenti al Consiglio regionale

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Paolo Gatti

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CHIETI. Si sta per concludere ormai la lenta eutanasia del Ciapi di Chieti scalo, abbandonato a se stesso dalla Giunta regionale che pure in pratica ne è la proprietaria. Almeno così sembra a sentire gli umori dei pochi dipendenti rimasti in servizio (meglio in cassa integrazione) e di alcuni dirigenti e sindacalisti che denunciano la completa assenza dell’assessore Paolo Gatti che «continua a sfuggire anche dagli incontri sindacali ufficiali – come spiega Francesco Verna, Rsa Confsal – e non è riuscito ormai da mesi a trovare una soluzione strutturale per questo ente che potrebbe essere invece il supporto per la formazione di tutta la Regione».
 Anche Vincenzo Traniello, regionale Cisl Fp, lamenta questo disagio nei rapporti con l’assessore: «Da oltre un mese e forse più abbiamo chiesto un incontro ufficiale, ma a tutt’oggi non ci sono risposte».
 Per questo martedì una delegazione dei dipendenti rimasti sarà al Consiglio regionale per consegnare un appello e la documentazione necessaria per richiamare la Regione alle sue responsabilità sia per la sorte di questo ente di formazione sia per il destino di 38 famiglie che da marzo scorso non ricevono un centesimo.
La storia del declino del Ciapi è lunga ed è costellata di continue inadempienze – antiche e recenti - della Regione che ha progressivamente asfissiato il bilancio dell’ente, ridotto quasi a zero anche se il debito consolidato supera i due milioni di euro.
E questo è avvenuto  nonostante l’obbligo della Regione di fornire i mezzi necessari per la sua attività, ripianandone anche le perdite e nonostante gli accordi sottoscritti dall’assessore e non attuati. Tra l’altro è saltato anche il rinnovo della convenzione per l’utilizzo dei dipendenti Ciapi negli uffici della Regione e soprattutto è mancato il versamento della quota associativa della Regione stessa che ormai dovrebbe essere superiore al debito consolidato. 

L’unica cosa che l’assessore ha fatto è la nomina in due anni di tre amministratori, di cui però ha bocciato i piani industriali per il rilancio del Ciapi, l’ultimo dei quali è stato quello predisposto dal professor Giuseppe Mauro che non è proprio l’ultimo arrivato in economia.
 Ma c’è un aspetto che sembra ancora più grave e che forse nasconde verità inconfessabili: da due anni è ancora bloccato il passaggio dei beni mobili ed immobili dalla Fondazione al Ciapi, il che avrebbe dato fiato al bilancio. Si tratta di quella Fondazione che ha venduto (qualcuno sostiene illegittimamente) gran parte del patrimonio Ciapi e che si è trovata invischiata anche nell’indagine sull’acquisto di alcuni edifici da parte dell’UdA.
Che questa scelta della Regione per un’eutanasia nemmeno assistita sia ormai acclarata lo dimostra un’altra vicenda: i pochi dipendenti rimasti stanno lavorando a convenzione con alcune ditte private per la formazione degli apprendisti che è obbligatoria per legge. Ebbene: da marzo scorso la Regione doveva pubblicare il regolamento di questo apprendistato e non lo ha fatto. Anche di questo si parlerà martedì al Consiglio regionale.

Sebastiano Calella