ACQUA TORBIDA

Abruzzo. Sistema idrico, l’allarme di Acerbo: «verso la privatizzazione»

Il consigliere regionale tira fuori una lettera del commissario Pierluigi Caputi

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Maurizio Acerbo

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ABRUZZO. Siamo arrivati al preludio alla privatizzazione dei servizi idrici?
 
Secondo Maurizio Acerbo, consigliere di Rifondazione Comunista sarebbe scritto nero su bianco in una lettera firmata dal commissario Pierluigi Caputi, inviata il 20 ottobre scorso ai soggetti gestori e ai Comuni.
Il commissario  minaccia la revoca degli affidamenti e detta le condizioni per sindaci e soci.
«Vorrei capire chi ha dato il mandato a Caputi per operare in tal senso. Caputi parla a nome di Chiodi o fa tutto da solo? », domanda Acerbo.  «Non vorrei che la stessa classe politica che ha gestito in maniera privatistica i servizi idrici creando il cosiddetto partito dell'acqua, con il sonno tra l'altro della Regione per anni e di chi avrebbe dovuto controllare, adesso ci prepari pure la privatizzazione».
Nella lettera Caputi detta condizioni assai rigide e ben scadenzate.  Si legge: «L’inadempimento delle società di gestione è causa di decadenza dell’affidamento in house con conseguente obbligo di scelta di diversa forma gestionale, atto di inaudita gravità che rende responsabili le stesse gestioni pubbliche che, per loro causa, obbligheranno l’adozione di scelte diverse da quelle indicate dallo stesso consiglio regionale».
Caputi spiega che tutto questo avverrà «naturalmente» previo accordo dei Comuni cui appartengono le infrastrutture idriche.
Dunque nella missiva si legge che entro il 30 novembre le società di gestione devono deliberare le relazioni in merito ai punti sollevati dal Commissario. Entro il 15 dicembre devono essere convocate le Assi per valutare la sussistenza dei requisiti in house e deliberare la tipologia di affidamento, entro il 28 dicembre devono pervenire all'Ersi le relazioni. Se non arrivano le relazioni o se non persistono i requisiti, Caputi afferma che decadranno dal 1 gennaio 2014 gli affidamenti.

IL CASO ACA
Sul caso Aca, invece, Acerbo sostiene che non basti il dimissionamento ritardato del presidente Ezio Di Cristoforo a tre mesi dall’arresto ma «c’è bisogno di una profonda opera di risanamento e taglio delle spese inutili. Non basta la nomina di un amministratore unico. Bisogna procedere alla trasformazione dell’ACA in azienda speciale di diritto pubblico come chiede il Forum dei movimenti per l’acqua.
«Di Cristoforo ha fatto tutto da solo?», chiede Acerbo. «Non ci sembra possibile né realistico. E’ un sistema che va azzerato. E innanzitutto va riaffermato il valore imprescindibile della questione morale».
Rc dice stop all’occupazione da parte della politica dell’Aca spa: «a cosa serva il “procuratore” Gaetano Cuzzi alla ACA nominato dal 2009 dallo stesso Di Cristoforo», domanda ancora Acerbo che alcune settimane fa aveva sollevato la questione.
 «Non si capisce perché non venga dimissionato anche il segretario dell’Ato Fabrizio Bernardini che è già stato condannato a un anno in primo grado. Ricordo che Bernardini ricopre quel ruolo su incarico del commissario straordinario Caputi della Regione Abruzzo».