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Regione Abruzzo, le 8 domande all’assessore Carpineta, Acerbo: «adesso dica tutta la verità»

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Regione Abruzzo, le 8 domande all’assessore Carpineta, Acerbo: «adesso dica tutta la verità»




ABRUZZO. Il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, ha presentato un’ interpellanza all’assessore al personale Federica Carpineta per fare chiarezza sulle questione poste dal personale della Regione e dalle organizzazioni sindacali.
Acerbo contesta la mancanza da parte della Giunta una politica «davvero riformatrice» in materia e sostiene che alla penalizzazione del personale non sia corrisposto neanche chissà quale razionalizzazione della spesa che si è indirizzata verso contratti esterne, consulenze.
Una domanda soprattutto merita una risposta immediata: e' vero che la Regione ha "dimenticato" di opporsi ad alcuni ricorsi di dipendenti sulla Ria? (Retribuzione individuale di anzianità).
«Se la notizia che gira per i corridoi risultasse vera», spiega Acerbo, «ne verrebbe fuori che la Giunta, che tra l'altro ha rifiutato una sensata transazione che avrebbe consentito di risparmiare un sacco di soldi, avrebbe salvaguardato alcuni dimenticando di resistere davanti agli organi giurisdizionali come ha fatto per tutti gli altri dipendenti».
Ma all’assessore competente si chiede anche di chiarire quanto abbia speso fino a questo momento la Regione per le cause con i dipendenti, perché non si sia scelta una transazione e perché nel corso degli anni non ci sia stato un comportamento coerente.

LE 8 DOMANDE
1) Perché, in luogo di interventi “spot” e dannosi, non è stata posta in essere una complessiva e completa riorganizzazione della macchina amministrativa regionale in grado di affrontare priorità, emergenze, necessità, valorizzazione delle competenze e con lo scopo di dare respiro a quei settori soffocati da una grande mole di lavoro, di urgenze e di carenze nell’organico?
2) Perché gli istituti del salario accessorio non solo non sono stati coperti da sufficienti risorse finanziarie ma, addirittura, sono stati “svuotati” del necessario finanziamento?
3) Perché, riguardo al problema della RIA, non si sono avuti comportamenti “coerenti” per i quali vi sono evidenti discriminazioni tra chi ha avuto riconosciuti e liquidati i propri diritti e chi invece è restato ancora “al palo”?
4) E’ vero che per taluni vi è stata una “dimenticanza” nel resistere davanti agli organi giurisdizionali come è accaduto per tutti gli altri e se vi sia, come sembra, l’intenzione di proporre a questo Consiglio regionale l’approvazione di una legge come “interpretazione autentica” di norme, peraltro, già abrogate. Si rende conto l’assessore che tale “interpretazione autentica” non potrà mai inficiare giudizi già emessi nelle opportune sedi giurisdizionali?
5) Perché, appena sorto il problema della RIA, non si è proceduto ad avviare tempestivamente un percorso di “transazione”, diverso per contenuti dal futile ed incomprensibile tentativo posto in essere qualche mese fa? Vorrei far notare che con ogni probabilità la stragrande maggioranza dei dipendenti, probabilmente, avrebbe stipulato un accordo con l’amministrazione regionale, lasciando cadere la lunga scia di sentenze sfavorevoli già emesse, anche in secondo grado, e che è costata tanto alle casse regionali.
6) Quante sono state le spese finora sostenute dalla Regione erogate agli avvocati dei dipendenti?
7) In quale misura è stato “tagliato” il fondo per la formazione del personale?
8) Se le risorse scarseggiano, e bisogna opportunamente quantificare in quale misura scarseggiano, perché a portarne il peso deve essere solo ed esclusivamente il personale appartenente alle categorie più basse?