L'APPALTO CONTESTATO

Abruzzo. Cup regionale, per Chiodi è più vantaggioso il costo abruzzese

Però sull’appalto ci sarà una verifica delle procedure

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Abruzzo. Cup regionale, per Chiodi è più vantaggioso il costo abruzzese

Lucrezio Paolini




ABRUZZO. «Non è vero che il nostro Cup regionale costerebbe più di quello attivo nelle Marche, semmai il costo è inferiore e comunque si tratta di due Cup non confrontabili».

Così ha detto ieri il presidente Chiodi, rispondendo all’interrogazione Idv sull’appalto da 60 mln per questo servizio.
«Inoltre la centralizzazione del servizio è richiesta dalle nuove norme sugli acquisti – ha continuato il presidente - però sarà istituita una Commissione per verificare la regolarità delle procedure seguite nell’appalto».
«Istituire questa Commissione mi pare una boutade – ha commentato Lucrezio Paolini, il consigliere che aveva presentato l’interrogazione – e conferma che su questa gara ci sono dubbi e criticità. Ben vengano i controlli, ma ritengo che di fronte a tutti i ricorsi che ci sono stati sia più prudente annullare la gara prima che il Tar si pronunci. Altrimenti il costo del contenzioso sarà molto elevato».
 In realtà la risposta di Chiodi si basa sulla ricostruzione effettuata - su richiesta della Regione - dal manager della Asl di Chieti, capofila dell’appalto, il quale naturalmente ha difeso il suo operato. Non c’è quindi nella risposta nessuna “giustificazione” politica delle linee di indirizzo che il governo regionale ha indicato per la costruzione di questo servizio sanitario, che così viene completamente esternalizzato.
Se proprio si insiste con le Marche, forse sarebbe interessante un confronto anche su come quella Giunta ha governato politicamente l’appalto del Cup unico. 

CHIODI: «I COSTI ABRUZZESI SONO PIÙ VANTAGGIOSI DI QUELLI DELLE MARCHE»
Lo spunto più nuovo della risposta di Chiodi è il calcolo di convenienza dei dati abruzzesi rispetto a quelli delle Marche, un calcolo che però è stato elaborato partendo da dati vecchi ed ormai superati, come ha scritto PrimaDaNoi.it.
Si parte cioè dai 10,5 mln di euro totali per 5 anni di quell’appalto, che fanno 2,1 mln/anno (sempre più iva), senza però comprendere il costo del personale. In Abruzzo invece il costo totale è di 52 mln, cioè 10,5 mln più iva all’anno. Ma se a questa cifra togliamo gli oltre 8 mln di spesa per il personale (ricavati moltiplicando le 9452 ore settimanali necessarie al funzionamento per una tariffa di 17,92/ora), rimane un costo inferiore ai 2 mln, sicuramente più vantaggioso rispetto alle Marche che spendono (spendevano) 2,1 mln. Ed ancora più vantaggioso se si considera che ora quell’appalto di riferimento è lievitato, anche se di poco. Questo confronto economico però – a ben guardare – è impossibile se manca il costo del personale impiegato nelle Marche e semmai andrebbe fatto sul costo unitario delle prenotazioni, sull’efficienza del servizio e sull’efficacia degli strumenti adottati (programma informatico, capillarità sul territorio) per far “marciare” il Cup. Altrimenti si corre il rischio “statistica di Trilussa”, per cui se tutti mangiano un pollo, può significare che qualcuno ne mangia due e qualcuno nessuno.

MA LA POLITICA HA ABDICATO ED HA ESTERNALIZZATO TUTTO IL CUP
In realtà l’appalto e la risposta all’interrogazione sono a rischio critica proprio per la mancanza di un progetto politico sul Cup unico e per la scelta di affidare ai tecnici ed ai contabili questioni delicate come la sanità.
Intanto, pignoleria per pignoleria, i 17,92 euro/ora previsti nell’aggiudicazione sono più alti, anche se di pochissimo, ai 17,90 euro che oggi paga la Asl di Chieti agli addetti del Cup aziendale. In questo settore infatti non vale il concetto di economia di scala, perché a questi dipendenti delle agenzie interinali va applicato e pagato il contratto collettivo nazionale (livello B) del personale non medico, che è di 16,20 euro/ora, mentre il resto è il guadagno dell’agenzia più l’iva. Ma il vero problema di questo appalto abruzzese è che non sembra fatto per aumentare il livello di soddisfazione degli utenti e dei dipendenti, ma per sommare caratteristiche, costi e inefficienze dei singoli Cup, senza uno spiraglio di miglioramento e senza innovazioni. E forse non potrebbe essere altrimenti, considerata la scelta di chiamare in commissione di gara gli attuali responsabili dei vari Cup, compresi quelli che non si sono distinti per i risultati.
E se alla fine della giostra appare che ci guadagna soprattutto chi vince, piuttosto che la sanità abruzzese, il fatto è sicuramente legittimo, ma politicamente scorretto. Infatti la società aggiudicataria ha tutto il diritto di cercare il suo guadagno e quindi offre un servizio a corpo, con le linee generali di quello che vuole realizzare, proprio quelle linee che dovrebbe essere la politica ad indicare.
Se, infatti, la postazione del Cup è attiva 12 ore o 18 ore, se i punti aperti al pubblico - come nel caso di Chieti - sono 10, oppure 8 o di meno ancora (come sta avvenendo in questi giorni con il taglio delle ore), se su queste postazioni lavorano tre operatori al giorno, oppure 4 o 5 con i contratti part time, è di tutta evidenza che queste scelte sono dell’aggiudicataria e viene meno il fine politico ultimo e dichiarato dell’appalto che è “migliorare” il servizio di prenotazione e di gestione delle prestazioni.
Cioè sembra sfuggire alla politica regionale il controllo della porta di accesso alla sanità pubblica, quella potenzialmente meno costosa. Come sfugge la tutela dei dipendenti del Cup o del call center, che meriterebbero maggiore attenzione per il delicato e pesante lavoro che svolgono. E questo non sembra un successo di cui vantarsi. Senza dire che la creazione di una commissione di inchiesta su questo appalto potrebbe essere considerata un autogol. Ma con la presidenza offerta al consigliere Paolini il presidente Chiodi si è rifugiato nello scherzo goliardico, invece di uscire fuori da quel “cerchio magico” che lo condiziona e lo espone a tante critiche.

Sebastiano Calella