L'APPALTO CONTESTATO

Abruzzo. Cup regionale: Giuliante chiede le dimissioni di Zavattaro

E sollecita l’intervento dell’Ispettorato del lavoro

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Gianfranco Giuliante

Giuliante

ABRUZZO. «Dimissioni. Tutto il discredito che da questo appalto da 60 mln per il Cup regionale è venuto alla sanità abruzzese si può cancellare solo con le dimissioni di chi ha “confezionato” questo ginepraio e del manager Francesco Zavattaro, capofila delle Asl in questa operazione».

Parola di Gianfranco Giuliante. L’assessore della Giunta Chiodi  va a fondo sulla vicenda in un assolo non nuovo (si ricordino le polemiche sul concorsone de L’Aquila…) e si scaglia contro quelle che ritiene «gravi irregolarità del bando», quasi a sottolineare l’aspetto non politico della sua protesta. Come dire: io, Tagliente e Rabuffo ve lo abbiamo spiegato in maniera soft, ma non ci avete ascoltato.

Adesso ve lo dico chiaro chiaro: «ritirare il bando non è sufficiente, servono anche le dimissioni di chi ha confezionato questa bomba ad orologeria».

 Secondo Giuliante serve un segnale forte di dissociazione da questa gara per non apparire gli ispiratori occulti di tutto il progetto, ma anche per rimediare ad un errore politico che ha lasciato perplessi amici ed avversari di fronte alla spregiudicatezza con cui si maneggiano milioni in un momento di grave crisi economica e di tagli alla sanità.

In realtà il silenzio con cui la Giunta regionale ha accolto la segnalazione dei tre esponenti della maggioranza sulle criticità del bando per il Cup regionale è frutto di un grosso imbarazzo.

E del tentativo di far passare sotto silenzio questa spaccatura all’interno della maggioranza. Ma Giuliante non ci sta e rincara la dose: «intanto suggeriamo a Francesco Zavattaro, manager della Asl di Chieti, di evitare difese aprioristiche sulla legittimità del bando… anche perché le clausole indicate nei documenti della gara sembrano essere materia da Ispettorato del lavoro. Infatti – come ho detto anche in conferenza stampa – l’appalto è legittimo quando l’appaltatore si impegna al raggiungimento di un determinato risultato assumendosi il rischio economico d’impresa e operando con autonomia rispetto al committente. Nei casi in cui l’appaltatore impieghi capitali, macchinari e attrezzature dell’appaltante si presume l’assenza di autonomia organizzativa di impresa e non occorrerebbero quindi altre verifiche per stabilire l’esistenza della violazione del divieto di interposizione di manodopera».

 L’articolo 4 del capitolato infatti dice con chiarezza che «l’Azienda, per il periodo di vigenza del contratto metterà a disposizione dell’aggiudicataria gli spazi, gli arredi attualmente in uso dalla Asl già adibiti allo scopo, attrezzature e materiale necessario al buon funzionamento….» mentre l’Arit deve realizzare il software per la gestione del servizio.

«Pertanto dal bando sembra emergere l’assenza di autonomia organizzativa dell’aggiudicataria e l’utilizzo di spazi ed attrezzature (soprattutto per il back office) di proprietà delle Asl appaltanti – conclude Giuliante – abbiamo già chiesto che gli  uffici legali della Asl di Chieti ci forniscano un parere. Adesso chiediamo che soprattutto l’Ispettorato del lavoro verifichi la legittimità dell’appalto così come configurato».

Sembrano lontani i tempi delle belle parole e dei progetti ambiziosi, quando il 23 dicembre del 2011 la Giunta presieduta da Alfredo Castiglione (per assenza del presidente Chiodi) approvò la delibera 930 «Piano regionale di governo delle liste di attesa: istituzione del Corecup», che è considerata l’atto di nascita del Cup regionale. Ma c’è un’altra storia da raccontare: pochi ricordano che il presidente Chiodi - appena un mese prima - aveva già “realizzato” un progetto di Cup regionale attraverso una convenzione con le Poste italiane che mettevano a disposizione centinaia di “sportelli amici” per le operazioni di pagamento ticket e prenotazione. Ma questo progetto non è mai decollato. Alle Asl costava troppo poco: solo 5 mila euro l’anno.

Un’interrogazione dell’Idv sull’appalto del Cup regionale aveva già segnalato le criticità di questa vicenda già il 16 luglio scorso.

Dopo quattro mesi ad appalto ormai assegnato e con le varie conseguenti iniziative giudiziarie, si discuterà se erano state prese tutte le precauzioni del caso e se erano state rispettate le prescrizioni e le verifiche tecniche previste per evitare spiacevoli contrattempi e spreco di denaro pubblico.

Il consigliere Lucrezio Paolini chiede di conoscere «se rispondono al vero le informazioni riportate dalla stampa che all’aggiudicazione definitiva dell’appalto concorre un’associazione temporanea di imprese composta da una società di Teramo cliente da tempo dello studio commerciale Chiodi-Tancredi». Se – come sembra – il riferimento è all’Ati Nike-Gesan, che poi ha vinto, è una coincidenza singolare aver puntato l’attenzione su questa società quasi un mese prima dell’aggiudicazione.

Sebastiano Calella