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Abruzzo. Tagliente, Giuliante e Rabuffo affondano il Cup regionale

«Costa troppo, Chiodi rifletta su questo appalto e lo ritiri»

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Abruzzo. Tagliente, Giuliante e Rabuffo affondano il Cup regionale

ABRUZZO. «Nessuna fronda interna alla maggioranza, ma Chiodi farebbe bene a riflettere meglio sull’appalto del Cup regionale. Si tratta di una cifra “sovrabbondante” e di procedure che non garantiscono quello che era lo spirito della legge sulle procedure d’acquisto centralizzate e cioè l’abbattimento dei costi».
Così Giuseppe Tagliente, consigliere di maggioranza alla Regione, ha introdotto la conferenza stampa dove, insieme all’assessore regionale Gianfranco Giuliante ed al collega consigliere Berardo Rabuffo (quindi tutti esponenti di punta del centrodestra) hanno di fatto affondato l’appalto del Cup regionale da 60 mln.
 Perché, come ha sottolineato Rabuffo, «io su questo appalto prendo le distanze dalla maggioranza, pur essendo di centrodestra. La politica deve fare gli interessi dei cittadini, quindi annulliamo tutto e cerchiamo di organizzare un Cup in cui efficienza e risparmio siano evidenti».
 La polpetta avvelenata per la Giunta regionale, per la Asl di Chieti (capofila dell’appalto) e per la commissione che ha gestito la gara è stata servita con grande maestria da tre “chef” di eccezione: Tagliente, il politico sopraffino di lungo corso, l’assessore Giuliante al quale l’appartenenza politica non fa velo quando bisogna “mandarle a dire”, il consigliere Rabuffo della provincia di Teramo che ha praticato  l’onestà intellettuale di smarcarsi dalla sua appartenenza per criticare quello che non è a favore dei cittadini.
Tagliente per primo ha presentato il menu dove la politica che sa fare politica è riuscita a dire bene di Chiodi, pur criticandolo a fondo: «il presidente è benemerito della sanità, ma a volte delega qua a Zuccatelli e delega la a Zavattaro e si perde in queste vicende che impongono ora una riflessione – ha detto Tagliente - ci sono ricorsi al Tar, di cui sarebbe bene aspettare le decisioni, ma intanto la Asl di Chieti pubblica ed oscura una delibera in cui scrive che ci sono cause ostative all’aggiudicazione al primo arrivato in graduatoria, e cioè la Nike-Gesan. Io so bene che in alcuni casi la commissione può effettuare verifiche che portano a questi risultati, ma non ci dobbiamo distrarre dal problema vero che è un altro. Io stigmatizzo questo appalto, la singolarità di una gara a base d’asta altissima che viene aggiudicata ad un importo straordinario e cioè 50-60 mln, quasi 4-5 volte il costo dell’analogo Cup che funziona nelle Marche, con una spesa di circa 12 mln. E noi maggioranza facciamo questo mentre chiudono le Guardie mediche, mentre si taglia la Riabilitazione, mentre le liste di attesa sono insopportabili? Suvvia…».

«C’è stata una totale disapplicazione della legge regionale 11 che impone le gare centralizzate per l’abbattimento dei costi – ha aggiunto Giuliante – invece di individuare la Asl abruzzese più “risparmiosa” e magari lavorare su quel modo di organizzare il Cup, la Commissione ha proceduto ad una rilevazione di quanto costavano i vari Cup provinciali ed ha fatto una sommatoria delle cifre. Così il totale finale è debordante assai, sommando l’Aquila che costa oggi 3,4 mln con Teramo che ne costa 14. Ma il fatto più grave è forse un altro: visto che la Giunta regionale ha affidato all’Arit la realizzazione del programma informatico, visto che le Asl concedono all’aggiudicatario sedi ed attrezzature, restano da realizzare solo i Call center. Se così fosse, come sembra, se cioè l’appaltatore non si accolla il rischio di impresa, non solo l’appalto sarebbe nullo, ma forse ci sono estremi di gravi irregolarità: dicono le regole che se si impiegano attrezzature dell’appaltante (cioè delle Asl) siamo all’intermediazione della manodopera, vietatissima dalla legge. A questo punto si dovrebbero muovere gli uffici legali delle varie Asl e della stessa Regione».
«Perché le riforme le vogliamo fare e così vogliamo migliorare i servizi – ha concluso Rabuffo – ma il tutto deve andare solo a vantaggio dei cittadini. Ed efficientare il servizio Cup non è la sommatoria delle spese».
 Il messaggio politico finale dei tre esponenti di centrodestra è stato chiaro: «non ci appassionano le modalità, le procedure, chi ha vinto e chi ha perso e se c’erano i requisiti: questa scelta della Asl di Chieti penalizza tutta la sanità abruzzese. Per questo bisogna riflettere, sospendere l’appalto e chiedere un parere pro veritate agli uffici legali».
Insomma su questa gara milionaria (non l’unica) si stanno calamitando le attenzioni di molti ma questa uscita dei consiglieri Pdl fa pensare che sono ancora tante le cose da scoprire e non dette.
 In contemporanea un comunicato della Asl di Chieti cercava di chiarire cosa sta succedendo per l’aggiudicazione annullata (la Nike non aveva i requisiti giudiziari) e annunciava le verifiche in corso per assegnare l’appalto al secondo classificato.
E Claudio Ruffini, Pd, sempre negli stessi momenti si domandava e domandava: se la Nike ha questi problemi ed attualmente gestisce il Cup di Teramo, è tutto regolare? Quando si dice che la toppa è stata peggiore del buco…. 


Sebastiano Calella