LA SENTENZA

Abruzzo. La Corte costituzionale boccia l’art. 7 della finanziaria abruzzese

«I soldi risparmiati in sanità non possono andare ai trasporti»

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Abruzzo. La Corte costituzionale boccia l’art. 7 della finanziaria abruzzese

Chiodi e Masci





ABRUZZO. Con una sentenza pubblicata ieri, la Corte costituzionale ha bocciato un articolo della legge finanziaria della Regione Abruzzo.
Si tratta di alcuni commi dell’art. 7  della legge 2 del 10 gennaio scorso: “Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015”, impugnata dal Governo. Secondo la sentenza, «premesso che l’Abruzzo è una regione soggetta a Piano di rientro» dai debiti in sanità, non è consentito trasferire i soldi destinati al ripiano di questo debito ad altri settori ed in questo caso ai Trasporti.
Inoltre, sono stati iscritti in bilancio alcuni contributi senza la relativa copertura finanziaria (soldi al Crab, alla Onlus On The road di Pescara, alla Forestazione sostenibile, alle opere marittime di Pescara ecc.).
La Regione si è difesa sostenendo nello specifico che i 13 mln contestati perché dirottati ai Trasporti sono un’economia di bilancio, cioè un risparmio e quindi non dovevano essere vincolati alla sanità. Di diverso avviso il Governo che ha impugnato la legge: non si può utilizzare un’economia di stanziamento di un esercizio (in questo caso il 2012) all’anno successivo (2013): insomma la ricollocazione dei soldi della sanità a funzioni diverse è illegittima, anche perché il debito ancora non è stato risanato, così come sono da bocciare gli stanziamenti senza copertura.
La Corte ha accolto questa impugnazione e quindi ha ritenuto che «la censura è fondata», come aveva già chiarito in una precedente sentenza del 2012.
In pratica «l’economia di stanziamento va iscritta come sopravvenienza attiva». Illegittimi poi e senza altri approfondimenti gli stanziamenti che non hanno copertura.
«Queste voci piccole e marginali – spiega Carlo Masci, assessore regionale al Bilancio – spesso vengono inserite su sollecitazione del Consiglio regionale per specifiche situazioni. Quanto ai 13 mln della sentenza, questa era la rata vincolata per pagare un mutuo che poi non è stato contratto. Quindi i soldi non utilizzati li abbiamo riversati sugli autobus per gli abruzzesi. Noi sapevamo infatti che il mutuo non lo avremmo fatto, visto il buon andamento della sanità. Insomma è stata una scelta politica di andare incontro ai bisogni dei cittadini».
 Ma la Corte ha detto che andavano utilizzati per diminuire il debito sanitario: «Capisco questa interpretazione, ma mi permetto di notare che mi sembra alquanto restrittiva – conclude Masci – è chiaro che questo sarà un vincolo in più che avremo per il futuro. Ma vincola qua, vincola, la sarà dura per gli amministratori che hanno comunque in mente l’operatività dei servizi».

«Facciamo presente che», dice Maurizio Acerbo consigliere regionale di Rifondazione Comunista, «i 13 milioni stornati illegittimamente sui trasporti sono relativi alla rata annuale di un prestito di 200 milioni di euro che la Regione avrebbe dovuto prendere dal governo per il ripiano del debito sanitario. Prestito che la Regione non ha piu' ritenuto opportuno chiedere ma rispetto al quale i cittadini hanno dovuto pagare per gli anni 2012 e 2013 in quanto era già stata predisposta con un pre-accordo la norma finanziaria per la rateizzazione. Un pasticcio che hanno pagato i cittadini col bollo auto. Nonostante incombesse questa sentenza nell'ultima variazione di bilancio - presentata fuori sacco e senza consentire all'opposizione qualsiasi approfondimento e votata martedì scorso - e' stata mantenuta l'illegittima riprogrammazione delle economie dalla sanità ai trasporti per lo stesso importo di 13 milioni».


Sebastiano Calella