ACQUA TORBIDA

Abruzzo. Acqua, Chiodi: «intollerabili i mancati rinnovi dei cda delle partecipate»

Duro affondo del presidente della Regione

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Abruzzo. Acqua, Chiodi: «intollerabili i mancati rinnovi dei cda delle partecipate»

Chiodi




ABRUZZO. «Non è più tollerabile che le società pubbliche partecipate dagli Enti locali tardino ancora a rinnovare i consigli di amministrazione scaduti ormai da tempo».
L'atto di accusa arriva dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, che chiede con forza di «ridisegnare i nuovi Cda delle partecipate per riallinearsi alla normativa nazionale del 2012. Si tratta di un obbligo di finanza pubblica che non è più possibile disattendere».
Torna sull’argomento il governatore a distanza di pochi giorni dall’ultima uscita sull’argomento. Chiodi ha gioco facile nel contestare quelle partecipate affondate dalla politica in cui la Regione, cioè l’ente da lui presieduto, formalmente non potrebbe entrarci per mancanza di “competenza diretta”. Non che le partecipate della Regione godano di migliore salute o siano scevre dall’assedio della politica e dalle logiche spartitorie; c’è tuttavia anche da ricordare che la Regione attraverso l’Ato ed il commissario straordinario su queste partecipate ha un potere di controllo di conti e di operato.
Un controllo evidentemente molto blando se si è arrivati al punto in cui ora è necessario prendere decisioni. Siamo al bivio anche perché i conti vanno chiusi subito poichè condizione imprescindibile per dar vita all’Ato unico e al nuovo organismo chiamato Ersi.
Inoltre la legge 135 del 2012 fa obbligo alle società partecipate di rinnovare i rispettivi consigli di amministrazione secondo le regole della spending review con Cda di tre componenti con la partecipazione maggioritaria dei Comuni soci.
«E' una inadempienza – insiste Chiodi – che si riverbera sulla qualità dei servizi offerti dalla partecipata e sui cittadini stessi che questi servizi pagano profumatamente».
In Abruzzo solo tre società, la Gran Sasso Acqua dell'Aquila, la Ruzzo Reti di Teramo e la Sasi di Chieti, hanno rinnovato i rispettivi Cda secondo le indicazioni della legge nazionale; rimangono fuori la Aca di Pescara, la Saca di Sulmona e il Cam di Avezzano «che devono procedere con sollecitudine».
Il mancato rinnovo del Cda, come detto, genera una situazione di paralisi anche sul versante degli investimenti.
È il caso dell'Aca di Pescara. 

«La difficile situazione economica – spiega il presidente Chiodi – impedisce alla società, tra le altre cose, di far fronte al cofinanziamento di interventi previsti nell'Accordo di programma quadro con il governo per mettere in sicurezza agglomerati urbani e di rimborsare ai Comuni e all'Ente d'ambito i mutui relativi ad impianti del servizio idrico integrato, come i depuratori e le reti fognarie. In queste condizioni – prosegue Chiodi – viene pesantemente minata l'affidabilità del gestore anche in ragione della difficoltà oggettiva di beneficiare di finanziamenti pubblici come i Fas».
Parole dirette per lo più a quella parte della politica (centrosinistra) che per oltre un decennio ha occupato militarmente l’Aca ed oggi dovrebbe prendersi tutte le responsabilità.
La Saca di Sulmona e il Cam di Avezzano allo steso modo tardano a rinnovare i rispettivi Cda. Per la Saca, il consiglio di amministrazione è scaduto dopo l'approvazione dell'ultimo bilancio di esercizio; per il Cam «la situazione è maggiormente preoccupante considerato che l'assemblea dei soci non ha ancora provveduto ad approvare il bilancio 2012».
Da qui la richiesta del presidente della Regione di «assunzione di responsabilità da parte dei Comuni soci, che non possono sacrificare l'interesse pubblico dei cittadini per salvaguardare posizioni di parte».