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Abruzzo. Programma operativo: meno potere ai dg, acquisti più controllati, tempi di attesa ridotti

Nel documento la sanità come dovrebbe essere

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Abruzzo. Programma operativo: meno potere ai dg, acquisti più controllati, tempi di attesa ridotti

ABRUZZO. Gianni Chiodi, subito dopo la firma del Programma operativo 2013-2015, è intervenuto per sottolineare le caratteristiche di questo nuovo Piano sanitario e ne ha rivendicato l’architettura.
I due pilastri su cui si poggia sono il risanamento dei conti ormai completato e la nuova possibilità di lavorare per la qualità dell’assistenza. E’ questa la «sanità che verrà», come aveva anticipato ieri PrimaDaNoi.it. Secondo il commissario «ci sarà lo sviluppo dei servizi sanitari e degli investimenti nella tecnologia, la rimodulazione dell’offerta sanitaria secondo il fabbisogno stimato delle prestazioni per l’assistenza residenziale e semi-residenziale e per la specialistica ambulatoriale, la riduzione dei tempi di attesa. I posti letto non verranno più diminuiti, ma ci sarà solo una razionalizzazione ed un efficientamento di tutta la rete ospedaliera. E il rapporto con i privati sarà di complementarietà e non di concorrenza: le cliniche dovranno supportare il sistema sanitario nella riduzione della mobilità passiva e nell’abbattimento delle prestazioni a rischio di in appropriatezza».
 Sarà poi completata e messa a regime la rete dell’emergenza urgenza, verrà potenziata l’Assistenza domiciliare, gli anziani ed i disabili saranno al centro dell’assistenza futura ed anche la prevenzione sarà più presente sia con lo screening delle malattie più importanti sia con l’attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro. «Tra gli obiettivi di sviluppo - conclude Chiodi - ci sarà maggiore attenzione al personale, con assunzioni di figure professionali a tempo indeterminato al fine di garantire addetti ai lavori qualificati e stabili. Rispetto al passato possiamo investire di più per allinearci ai migliori sistemi sanitari italiani. Il mio obiettivo è la riduzione delle addizionali regionali ai livelli standard, chiudendo la stagione dell’Abruzzo, regione canaglia».

UN PIANO CHE INDICA MOLTE COSE ANCORA DA FARE
Com’è giusto che sia, l’attenzione del politico (e commercialista) Chiodi si sposta subito su un aspetto pratico non secondario e cioè la riduzione delle addizionali Irpef ed Irap, cioè soldi freschi e cash per l’asfittico consumo interno dell’Abruzzo.
C’è però il fondato timore che certe scelte andrebbero blindate in vista dei possibili tagli che il Governo potrebbe comunque fare.
 Infatti se questo Programma operativo non vuole essere un libro dei sogni, deve comunque fare i conti con la dura realtà della crisi e di tutti i nipotini della “spending review”. Perché la domanda è: le tabelle economiche dei vari capitoli reggeranno all’impatto di tagli più o meno prevedibili? Certo un conto è presentarsi con i bilanci  a posto all’appuntamento con la legge di stabilità, un altro è arrancare per arrivare a risultati virtuosi, senza mai dimenticare che l’Abruzzo era “Regione canaglia” non certo per i suoi cittadini che hanno sopportato il peso del risanamento.
In realtà questo Piano si presenta con un taglio molto preciso: e cioè che c’è molto da fare per realizzare in Abruzzo una sanità che funziona. Basta leggere infatti alcuni capitoli per comprendere le difficoltà di realizzare tutti gli obiettivi. Per fare solo alcuni esempi, sono da rivedere tutti i contratti in essere con le società e le ditte che operano con le Asl per arrivare ad un taglio del 10% dei costi in essere e per attivare l’acquisto centralizzato di molti articoli.
 Accetteranno i manager questa limitazione alle loro iniziative di shopping? Anche sull’assistenza farmaceutica c’è molto da fare: secondo il Piano, essendoci stato un risparmio del 6% nel 2011 e 2012, è ipotizzabile  - ma i Farmacisti non sono stati consultati - pensare che si continui così. Infine il capitolo “attrezzature”: si tratterà di rimodularne l’uso, rivedendo i leasing, il comodato ed i service ed invadendo le competenze dei manager. Senza dire del rapporto con le case di cura private e delle possibili assunzioni del personale, che meritano un discorso a parte e più approfondito.

Sebastiano Calella