SANITA'

Abruzzo. Guardie mediche, Chiodi scrive alle Asl: «rivedere i tagli»

Il presidente: «criticità territoriali potrebbero sfociare in ricorsi amministrativi»

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Abruzzo. Guardie mediche, Chiodi scrive alle Asl: «rivedere i tagli»

Chiodi




ABRUZZO. Una rimodulazione dell'articolazione delle sedi di continuità assistenziale (servizi di Guardia medica) è stata chiesta dal commissario ad Acta per la Sanita, Gianni Chiodi, ai manager delle Asl abruzzesi.
Il governatore ha inviato loro una specifica nota. Rispetto all'attuazione della nuova determinazione dei centri, stabilita con deliberazioni direttoriali dei manager, Chiodi scrive essere state «rappresentate delle criticità territoriali, che potrebbero sfociare in ricorsi amministrativi».
Il Commissario ha chiesto che, «pur nell'ambito dei parametri fissati dalla legge», si valuti «un'approfondita ed ulteriore riflessione circa la corretta individuazione delle sedi di continuità assistenziale».
Secondo Chiodi «dovrebbero essere puntualmente collocate in modo da garantire i servizi soprattutto nelle aree svantaggiate, sia per ragioni orografiche e sia di densità abitativa e, comunque, in posizione baricentica rispetto al territorio di utenza».

A rischio ci sono 17 guardie mediche: la provincia de L’Aquila ne perde 4, Pescara 1, Chieti 7 e Teramo 5. La rimodulazione è stata determinata dalle singole Asl regionali, per adeguarsi al rapporto medico/cittadini residenti che in Italia è di 1 a 5.000.
In Abruzzo, invece, per un accordo integrativo ed in considerazione delle particolari caratteristiche orografiche del territorio abruzzese, è stato stabilito un rapporto ottimale di 1 medico ogni 3500 abitanti. Ma non mancano criticità: nell’Alto vastese, ad esempio, il rapporto era di un medico per 883 residenti, mentre l’attuale rideterminazione è nettamente al di sotto dello standard ottimale regionale (1/3500) e ancor più di quello nazionale (1/5000).
Nei giorni scorsi un sindaco ha annunciato il ricorso al tar, ovvero il primo cittadino di Celenza sul Trigno.
Come ha spiegato Chiodi ai manager delle aziende sanitarie altri colleghi potrebbero seguire la stessa strada.