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Abruzzo. Mercato ortofrutticolo e pignoramenti: dopo il risanamento arriva il collasso

Il presidente: «attacchi sospetti contro la Valle della Pescara»

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Abruzzo. Mercato ortofrutticolo e pignoramenti: dopo il risanamento arriva il collasso



CEPAGATTI. «Le polemiche sulla morosità del mercato ortofrutticolo di Cepagatti sono solo un pretesto per parlare male di questa struttura. Ed anche il silenzio delle organizzazioni agricole fa pensare. Il mio sospetto è che dietro questo attacco ci siano altri interessi».
Parola di Maurizio Costa, presidente della “Valle della Pescara”, che non sembra voler dire di più se non che «la morosità siamo in grado di pagarla subito».
 Ma si avverte che è sul punto di esplodere: «Ci spiace che non si parli del duro risanamento che abbiamo realizzato e del bilancio in pareggio. Senza  collegare le due cose, i nostri problemi sono scoppiati dopo l’apertura della bretella che collega quest’area di 18 ettari all’Asse attrezzato ed alle autostrade. Oppure, più semplicemente, capitali esterni vogliono impadronirsi di questa struttura commerciale che è la più avanzata del centro Italia nel versante adriatico».
 Sui 18 ettari esistono, oltre ai vari stand, ben 10mila metri quadrati di frigoriferi, dove attualmente giacciono 2 mila quintali di prodotti, per un valore di 2 mln di euro. La forza lavoro presente nel mercato ortofrutticolo, frequentata da 1500 persone al giorno (quasi tutti commercianti) è di 200 dipendenti dei singoli stand, di 90 addetti alle carovane di movimento merci, più le ditte di trasporto ed i 600 agricoltori che conferiscono la loro produzione. Invece la Valle della Pescara, come società di servizio, ha solo una decina di dipendenti e svolge anche un ruolo sociale, come la fornitura gratis dell’invenduto alla Caritas ed alle mense dei poveri.
«La nostra crisi è iniziata per il contenzioso con la società di informatica che ci erogava servizi con un contratto del 2003: 150 mila euro l’anno per 6 anni rinnovabili per altri 6 – continua Costa – nel 2011 ha sospeso i suoi servizi per la nostra “normale” morosità: cioè noi la pagavamo quando la Regione ci dava i soldi. Quando ci siamo insediati, abbiamo chiesto di conoscere quali servizi erogava in realtà, visto che al mercato ci sono solo una ventina di computer e qualche automatismo agli ingressi, ma nemmeno un loro dipendente fisso. Per questo avevamo chiesto una riduzione del canone, come abbiamo fatto per altri contratti. Abbiamo anche chiesto la conciliazione davanti al giudice, ma non si sono presentati ed hanno sospeso il servizio. Però in forza di una clausola contrattuale noi dovevamo pagarli anche durante la sospensione della loro attività».

 Secondo i dati forniti dal presidente, con la sua gestione (Cda di 5 persone più 3 revisori, rispetto ai 12 di prima)  sono stati risparmi di 2-300 mila euro l’anno su un fatturato di 1,2 mln. Di fatto il bilancio della Valle della Pescara è come quello di un condominio, con la gestione dell’immobile e con le utenze da pagare (Enel e Telefono) che poi vengono ripartite tra gli operatori del mercato.
«Il 24 agosto è arrivato l’ufficiale giudiziario con il decreto ingiuntivo e contestualmente il pignoramento del conto corrente –spiega ancora il presidente Costa - ed il debito reale di 150 mila euro con la società di informatica, è lievitato ad 800 mila euro. In realtà il nostro vero debito è la rata finale del mutuo rinegoziato nel 2010 e che dovrebbe pagare la Regione, che è socio del mercato al 77%. Ma nel capitale sociale ci sono anche i Comuni di Pescara e Chieti, le rispettive Camere di commercio, la Caripe e la Carichieti, oltre che la Fira: si tratta di una rata di circa 5 mln, sui 35 iniziali ottenuti per la realizzazione del mercato».
 Dunque vi siete fatti nemici con la vostra gestione “risparmiosa?”
«Non credo che questa operazione contro il mercato sia dei dipendenti a 3 mila euro al mese che abbiamo mandato a casa. E tanto meno dei consulenti d’oro tagliati o delle ditte a cui abbiamo chiesto la riduzione del costo dei contratti. Solo questa società di informatica ci ha fatto guerra – conclude il presidente Costa – e qualcuno utilizza la vicenda in modo strumentale. Ci rimproverano anche di non aver presentato un Piano industriale, che invece c’è. In settimana ci incontriamo con il presidente Chiodi e speriamo in una soluzione, altrimenti i libri in tribunale ce li portiamo noi».

Sebastiano Calella