PER UN PIATTO DI LENTICCHIE

Degustazioni abruzzesi a Bruxelles, «prodotti bufala portati in Belgio»

Lenticchie e formaggi all’estero, produttori scettici: «nessuno ci ha chiesto niente»

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Degustazioni abruzzesi a Bruxelles, «prodotti bufala portati in Belgio»

ABRUZZO. Degustazione di prodotti tipici a Bruxelles: un furgone carico di leccornie è partito nelle scorse settimane dall’Abruzzo alla volta del Belgio.
Il carico era ‘importante’ quanto prelibato: c’erano funghi porcini, il tartufo nero, il canestrato di Castel del Monte, le lenticchie di Santo Stefano, l'aglio di Sulmona, lo zafferano di Navelli, il radicchio.
Le tipicità locali sono state spazzolate via in poco tanto erano buone. Il tutto è avvenuto nel corso dell'assemblea annuale del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (Cram), che si è riunito dal 26 al 30 settembre. Presenti, come sempre, i rappresentanti delle 55 delegazioni. Protagonista di questa grande festa il progetto presentato dai cinque Gal abruzzesi e con capofila il Gal Gran Sasso Velino.
«Valorizzare l'Abruzzo nel mondo in tutti i suoi aspetti, con particolare riguardo alla promozione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari tipici, artigianali e turistici dell'intero territorio». Così ha spiegato il presidente Bruno Petrei circa l'obiettivo dell'ambizioso progetto.
I cinque Gal stanzieranno oltre un milione di euro per costituire una rete di aziende e microimprese, con l'aiuto dei presidi del Cram, dove saranno organizzati dei corner espositivi e dei gruppi d'acquisto in loco per la promozione e la vendita dei prodotti abruzzesi.
Il progetto Abruzzesi nel Mondo prevede l'organizzazione di gallerie del gusto e dei mestieri sia in Italia che all'estero; in particolare in Belgio dove la comunità abruzzese è presente in modo massiccio.

«LENTICCHIE FRESCHE NON CE NE SONO, E IL FORMAGGIO E’ UNA "BUFALA"»
Ma dall’Abruzzo c’è chi scopre tutto a cose fatte e non nasconde l’amarezza. Due giorni fa facce incredule, alla riunione che ha visto partecipare una cinquantina di aziende aquilane provenienti da varie zone, quando si è parlato della degustazione dei prodotti locali fatta in Belgio.
«Sono sorti dei dubbi», spiega Dino Rossi del Cospa, «sulle tipicità portate con un furgone dall’Abruzzo, nel quale sarebbero state caricate anche le lenticchie di Santo Stefano. Ciò è preoccupante considerando che, il maggior produttore di lenticchie di Santo Stefano, nonché presidente dell’associazione lenticchie di Santo Stefano di Sessanio seduto al nostro tavolo non ne sapeva nulla». Per un evento così importante magari qualcuno si aspettava di essere contattato.
La domanda ora è una: che tipo di lenticchie sono arrivate a Bruxelles? «Tutti sanno che l’anno scorso le lenticchie non hanno prodotto, a mala pena è stato rifatto il seme per riseminare quest’anno», è stato detto chiaramente durante l’incontro. «Anche il canestrato di Castel del Monte», continua Rossi, «sembrerebbe una bufala, visto che nessuno, dai primi sondaggi, è a conoscenza della fornitura al Gal Gran Sasso Velino del prelibato formaggio». Da dove è arrivato? Magari è stato acquistato al supermercato invece che dal produttore?

Il Cospa ha annunciato che inoltrerà una richiesta di accesso agli atti per verificare la provenienza dei prodotti trasportati a Bruxelles tramite un furgone preso a noleggio: «dobbiamo tutelare i prodotti abruzzesi». Il Cospa contesta il fatto che si impegni un milione di euro «per sponsorizzare prodotti che non sono nostri, addirittura alla capitale della UE. Da dove sono venuti i fondi per valorizzare i prodotti abruzzesi?»
I produttori locali sono furiosi: «la rabbia aumenta ancor di più, quando a sponsorizzare i prodotti sono dirigenti del Gal che dovrebbero promuovere nei territori di competenza specifiche iniziative aventi l’obbiettivo di un principale primario coinvolgimento dei produttori, che sono i principali artefici e conoscitori dei loro prodotti. In Abruzzo c’è questa mania di ignorare totalmente chi produce, e c’è sempre il volpone di turno che furbescamente trova il modo ed il momento per scavalcare il povero contadino. Se un imprenditore agricolo, o meglio, un contadino è capace di produrre dal nulla una ricchezza, non si capisce il motivo per cui, a sponsorizzare i prodotti debbano spuntare da qualche vetta avvoltoi pronti ad afferrare la preda infischiandosene dei sacrifici che si deve fare e le difficoltà che si incontrano prima di avere sulla tavola il boccone da mangiare».
Il Cospa e le altre aziende produttive tornano poi a chiedere fondi per la messa in sicurezza delle macchina agricole: «si è appreso in sede di discussione», spiega Rossi, «che quasi tutte le regioni si stanno adoperando con specifiche norme al fine di intervenire a sostegno delle imprese agricole per l’adeguamento delle macchine agricole. Ad esempio: la Regione Marche ha stanziato fondi per concedere un contributo pari al 70% della spesa ammissibile. Invece la nostra regione, tramite il Gal regionali ha determinato uno stanziamento di un milione di euro sempre con la logica di ignorare totalmente chi produce 365 giorni all’anno con grandi sacrifici all’anno».