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Abruzzo, emendamento bipartisan: «la Regione ha bisogno di altri dirigenti»

Acerbo contrario: «non se ne capisce l’utilità»

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Abruzzo, emendamento bipartisan: «la Regione ha bisogno di altri dirigenti»

ABRUZZO. Un emendamento bipartisan Pd-Pdl (D’Amico-Ricciuti) alla L.R. n. 77/1999 (legge regionale sulla Dirigenza) è stato depositato ieri in vista del Consiglio Regionale di oggi.
Si prevede la possibilità di aumentare il numero dei dirigenti della Regione Abruzzo. La scoperta l’ha fatta il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che non nasconde la propria sorpresa.
L’emendamento recita: “Fino all'espletamento dei concorsi pubblici per l'accesso alla qualifica dirigenziale e comunque per non oltre due anni, l'Amministrazione regionale, gli enti, le aziende e le agenzie regionali, in assenza di figure dirigenziali, possono attribuire le funzioni (..) a dipendenti della categoria D in possesso del diploma di laurea anche di primo livello. Al dipendente incaricato spetta, per la durata dell'incarico, il trattamento accessorio del personale con qualifica dirigenziale”.

Insomma basta la laurea triennale per andare a ricoprire l’incarico di dirigente alla Regione Abruzzo.
«Viene immediatamente da domandarsi», tuona Acerbo, «con che faccia si chiede di aumentare il numero di dirigenti considerato che costano almeno 150.000 euro cadauno. La Regione Abruzzo ha per caso carenza di dirigenti? Non mi sembra proprio e tra l’altro erano stati proprio Chiodi e Carpineta a cavalcare l’argomento».

La Regione Abruzzo ha una media di 1 dirigente ogni 10/15 dipendenti: «francamente», continua Acerbo, «non si capisce la necessità di riaprire la possibilità di moltiplicare incarichi. Per fare un esempio l'Inps a Pescara ha un dirigente per 160 dipendenti».
La scusa che si adduce è quella che vi sarebbero carenze nelle Direzioni aventi la competenza in materia di politiche della salute ed in quelle competenti nella gestione dei fondi strutturali comunitari.
Almeno questa è la motivazione con cui l’assessore Paolo Gatti difese analogo emendamento già bloccato in una precedente seduta del Consiglio regionale.
«Non si capisce perché semplicemente non si redistribuiscono in maniera razionale i numerosi dirigenti della Regione Abruzzo per coprire le direzioni carenti», protesta ancora il consigliere Acerbo. «I maligni dicono che i dirigenti che vivono a L’Aquila non vogliono andare a lavorare a Pescara ma questa posizione francamente mi sembra indifendibile visto che prendono 150.000 euro all’anno. E’ evidente che per l’ennesima volta si saldano propensione clientelare dei politici che vogliono favorire la carriera di qualche protetto e la difesa corporativa dei dirigenti regionali. Il risultato è che a pagare debbano essere i cittadini e gli stessi dipendenti regionali dei livelli più bassi il cui trattamento economico non è certo esaltante».

Acerbo invita a ritirare l’ emendamento «che costituisce oggettivamente un'offesa a migliaia di cittadini abruzzesi che subiscono le conseguenze della crisi e dei tagli allo stato sociale votati da PDL e PD.
Non è accettabile che si aumenti il numero dei superpagati dirigenti mentre si predicano sacirifici ai cittadini più deboli e in difficoltà».

PER ORA STOPPATO EMENDAMENTO 
Dopo le polemiche sull’emendamento è arrivata la retromarcia.
Questa mattina i proponenti hanno preferito ritirare l'emendamento. «Vigilare e denunciare serve», commenta laconicamente soddisfatto Acerbo.
PER ORA STOPPATO EMENDAMENTO 

Dopo le polemiche sull’emendamento è arrivata la retromarcia.Questa mattina i proponenti hanno preferito ritirare l'emendamento. «Vigilare e denunciare serve», commenta laconicamente soddisfatto Acerbo.