SANITA'

Abruzzo. Provincia di Chieti: chiesto lo stop al commissariamento della sanità

Rifondazione comunista lancia l’allarme sul ritardo del Piano sanitario

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Gianni Chiodi

Gianni Chiodi

ABRUZZO. Un risoluzione presentata nei giorni scorsi al Consiglio provinciale di Chieti da Nicola Tinari (Rifondazione comunista) - e approvata all’unanimità - chiede la fine del Commissariamento della sanità e la definizione del Piano sanitario 2013-2015.
«Si parla di sanità solo trimestralmente, quando cioè viene redatto il verbale del tavolo di monitoraggio romano – spiega Tinari – è invece il tempo che la politica si riappropri di questo tema definendo un nuovo sistema sanitario regionale, pur nel rispetto del contenimento della spesa».
 Nella risoluzione si sottolinea  che «se esiste affidabilità sul piano contabile – come affermano Commissario ad acta, Tavolo di monitoraggio e Corte dei Conti - a questo punto è improcrastinabile un recupero della capacità di programmazione da parte degli organi costituzionalmente deputati», cioè la Regione o per meglio dire i cittadini abruzzesi.
 Nella risoluzione viene ripercorsa tutta la storia della sanità abruzzese, dalla legge finanziaria 2005 all’aumento di Irpef ed Irap, al commissariamento ed al Programma operativo Baraldi. Provvedimento che «incideva radicalmente sullo stato della sanità abruzzese e della sua organizzazione, anche se non era in linea con il Piano di rientro e con il Piano sanitario concordati con il governo. E l’emanazione di decreti commissariali non riusciva a ricostruire un quadro omogeneo del settore sanitario in Abruzzo».
 Queste “forzature” – racconta la storia recente della sanità abruzzese - hanno provocato un lungo contenzioso amministrativo (Tar, Consiglio di Stato, Corte costituzionale) ancora irrisolto, mentre «i verbali del tavolo di monitoraggio hanno indicato un riallineamento dei conti della sanità, pur in presenza di una situazione problematica sul piano dei servizi».

 Il che rende difficile l’applicazione dei Lea (livelli essenziali di assistenza) in tutta la Regione, dove le zone costiere sono privilegiate rispetto a quelle interne e montane e rende quindi necessaria la fine del commissariamento che finora è andato avanti a forza di tagli lineari. Insomma è giunto il momento che il Consiglio regionale eletto si riappropri della programmazione sul territorio delle scelte sanitarie che contano. Anche perché, come sottolinea la Risoluzione, c’è un grave ritardo nella presentazione del Ps 2013-2015 ed alla fine l’Abruzzo rischia una riorganizzazione sanitaria frutto di un’emergenza sanitaria ormai sorpassata e non di una scelta autonoma e ragionata rispetto alle richieste del territorio.
In realtà proprio questa Risoluzione di Rc di Chieti, approvata all’unanimità, è la spia del malessere (meglio sarebbe parlare di “disinteresse”) della politica che affronta il tema sanità solo ad intermittenza, magari per qualche polemica strumentale o in proiezione elettorale.
 Al contrario, i cittadini abruzzesi sono costretti ad affrontare quotidianamente le criticità della sanità e le scelte gestionali di manager fuori controllo ed troppo autoreferenziali, che spesso sfuggono al controllo del Commissario. Salvo qualche consigliere regionale volenteroso, alla Regione sono più, molti di più gli eletti che tacciono e che mai si sono espressi sulla sanità, il che ha prodotto una “abitudine” al silenzio che si è estesa anche all’assessorato regionale alla sanità, il cui lavoro è normalmente sconosciuto pure agli addetti ai lavori, quasi fosse tutelato dal segreto di stato. E così mentre sulla stampa specializzata appaiono le riforme in corso nelle altre regioni, dalle case della salute al salvataggio dei piccoli ospedali, in Abruzzo il dibattito è alimentato solo dalle indiscrezioni giornalistiche per il timore dei vertici di far “uscire” le notizie che contano. Come gli ultimi dati della Kpmg sullo stato di salute della sanità abruzzese che dovrebbero essere pubblici e che invece sono stati secretati.

Sebastiano Calella