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Abruzzo. Centrali biomasse, Acerbo alla Regione: «doveroso sospendere le concessioni»

Interrogazione del consigliere regionale di Rifondazione

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Abruzzo. Centrali biomasse, Acerbo alla Regione: «doveroso sospendere le concessioni»




L'AQUILA. «Una legge-quadro per bloccare il proliferare delle centrali a biomasse sul territorio regionale per evitare che, una buona iniziativa, possa diventare un evento negativo per il territorio».
Lo ha detto il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che martedì mattina in una conferenza stampa insieme all'architetto Antonio Perrotti (Terre Pubbliche), ha annunciato che presenterà una interrogazione al presidente della giunta regionale per valutare l'opportunità di revocare le autorizzazioni concesse per l'apertura della centrale a biomasse di Bazzano (L'Aquila) ma anche le altre.
«Nell'interrogazione», spiega l’esponente della minoranza, «elenchiamo tutte le criticità relative al progetto di Bazzano e invitiamo il presidente Chiodi e la Giunta regionale ad affrontare il tema in una logica di programmazione. La prossima settimana presenteremo un progetto di legge sul tema perché riteniamo assurdo che si usino risorse ricavate dalle bollette dei cittadini per creare un far west energetico».
Nel Comune di L’Aquila sono pervenute già tre richieste di impianti (Aragno, ENI, Bazzano).

In molte ricerche della Regione e nel Piano specifico, fa notare il consigliere regionale, viene di fatto delineata una capacità regionale di produzione di biomasse forestali di circa 100.000 tonnellate all’anno, oggi in gran parte utilizzate per usi domestici e che le possibili biomasse che potrebbero derivare dall’agricoltura vengono più opportunamente, già oggi, riutilizzate come fertilizzanti.
«Già per i 14 interventi approvati in Abruzzo (secondo il sito Araen) che dovrebbero produrre complessivamente circa 70 MW sarebbero necessarie 1.000.000 di tonnellate/anno e che in particolare l’impianto di Bazzano con la sua necessità di 60.000 t/anno interferirebbe con i bacini di attingimento della biomassa di Collarmele, Ortucchio e Avezzano (e che tutti insieme richiederebbero una disponibilità complessiva di oltre 500.000 t/anno nella sola provincia aquilana)».
In conseguenza della carenza di biomasse, dunque, ipotizza l’esponente di Rifondazione, tutti gli impianti potrebbero poi essere “costretti” ad utilizzare altre fonti di energia, compresi RSU (rifiuti solidi urbani).
Acerbo ha ricordato che «le centrali ricevono incentivi pubblici per favorire la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi il numero sproporzionato di esse sul territorio regionale potrebbe rappresentare una minaccia per l'ambiente».
Acerbo chiede inoltre se non sia opportuno e «doveroso» sospendere l’efficacia di tutte le autorizzazioni concesse e di convocare una Conferenza di Servizio programmatica con ANCI, Enti Parco, Amministrazioni Separate , Ispettorato Regionale per le Foreste e Settore Agricoltura «al fine di recuperare indirizzi e criteri organici per il riesame di tutte le istanze».