BANCHE IN ROSSO

Abruzzo. Chiodi scopre le magagne della Tercas:«ha un miliardo di crediti “tossici”»

Gli effetti della gestione passata si ripercuotono sul territorio. Ancora aperte le indagini

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TERCAS

ABRUZZO. Maggio 2012: il governatore Chiodi ed ex sindaco di Teramo diceva sulla banca Tercas all’indomani del commissariamento della banca d’Italia: «E’ una sorpresa anche se sapevamo che c’era qualcosa… E’ un provvedimento forte e per certi versi eccessivo… comunque la banca è solida, forte ed autonoma e staremo attenti a non disperdere l’importante patrimonio culturale creato dal gruppo»
Settembre 2013: Chiodi scopre che la banca teramana, che da due anni ha acquisito la Caripe di Pescara, non è così solida e che forse la situazione non solo è grave ma pure molto critica.
Durante il consiglio regionale dell’altro giorno infatti il governatore ha usato parole di fuoco e nette come in pochi altri casi (per esempio nel 2010 riguardo le presunte truffe ai danni di Abruzzo Engineering…)
«Dal 2006 un miliardo di euro di crediti è stato erogato fuori regione. Buona parte di questi non sarebbero recuperabili, ed è come se fossero titoli tossici», ha detto Chiodi che evidentemente si è informato nel frattempo.
La Tercas di Teramo è commissariata dalla Banca d'Italia e in amministrazione straordinaria dopo lo scioglimento degli organi di gestione e di controllo dal 30 aprile dello scorso anno in seguito alle gravi condizioni finanziarie. Alcune inchieste giudiziarie con base a Roma hanno inoltre accertato alcune operazioni disinvolte che vengono confermate anche dal presidente Chiodi.
Il presidente è convinto che a mettere in seria difficoltà la banca non è stata una sola persona ma un gruppo con aderenze anche ai piani alti degli organi di controllo. Di fatto è convinto che si tratti di una vera e propria «una strategia di depauperamento».

Il meccanismo è semplice e nemmeno tanto originale visto che è praticato da tutti gli istituti di credito che però sanno “moderarsi”. Si tratta di concedere mutui e affidamenti a società e persone che non dovrebbero averli vista la loro probabile insolvenza, in molti casi già provata. Il risultato è che dalla banca escono milioni di euro che vanno a rimpinguare tasche di persone più che dubbie generando crediti verso la banca, crediti solo sulla carta perché quei soldi non entreranno più.
«Insomma», ha detto Chiodi, «è come se successivamente al 2005 fossero stati introdotti nell'attivo della banca 'titoli tossici' in realtà non erano titoli ma crediti».
«Nel 2005 la Tercas era solida e liquida. Il direttore Di Matteo, infatti non avrebbe potuto fare da solo, ma aveva evidentemente persone nei punti nevralgici dirigenziali per attuare queste operazioni. Il cda e il collegio sindacale potrebbero essere stati quindi tratti in inganno. Ho l'impressione che alcune possano essere operazioni trasmigrate dal mondo del gruppo Unipol, visto che il direttore Di Matteo proveniva da una società del gruppo stesso - dice ancora -. Si tratta di crediti erogati fuori regione a clienti non abruzzesi del settore immobiliare. Ne sapremo di più al termine dell'indagine predisposta dagli organi competenti, tra cui Procura e Banca d'Italia».
Chiodi affronta anche il futuro schierandosi per una soluzione abruzzese, considerando che sono momenti decisivi per la ricapitalizzazione per la quale, secondo quanto si è appreso, servono 250 milioni di euro. Come si legge nel documento approvato dal Consiglio regionale ieri, l'operazione sta avvenendo con il coinvolgimento delle fondazioni bancarie abruzzesi, ma tra le soluzioni alternative ci sarebbe l'arrivo di un socio esterno che rilevi il pacchetto di maggioranza: in tal senso si parla dell'interessamento del Credito valtellinese, probabilmente con il conferimento della controllata Carifano. 

«Sulle prospettive non sembra, allo stato, esserci condivisione da parte delle fondazioni abruzzesi rispetto alla creazione di un sistema bancario regionale - spiega ancora l'ex sindaco di Teramo -, quindi di una banca regionale. Credo si stia lavorando, sotto l'alta vigilanza della Banca d'Italia, all'individuazione di un partner industriale. Comunque non dispero sul fatto che si possano trovare soluzioni che possano assicurare - conclude - un forte ruolo delle fondazioni abruzzesi».
Sulla vicenda sono in corso indagini della stessa Banca d'Italia e della magistratura. La Tercas che controlla la Cassa di risparmio della provincia di Pescara, costituisce il gruppo bancario più grande in Abruzzo con 1.250 dipendenti.
Secondo quanto è stato deciso dal Consiglio regionale lo stesso Chiodi e la Giunta regionale dovranno attivare un tavolo con il governo, i parlamentari e le forze sociali abruzzesi affinché si realizzi un progetto di ricapitalizzazione della Banca Tercas con l'obiettivo di creare una banca regionale dell'Abruzzo con la partecipazione delle fondazioni bancarie.