SANITA' E NUMERI

Abruzzo. Il mistero del Piano sanitario 2013-2015. Il Pd «è imbarazzante»

Il segretario Paolucci chiede di smentirlo o di presentarlo subito

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Silvio Paolucci

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ABRUZZO. Per Silvio Paolucci, segretario regionale Pd, «le indiscrezioni di PrimaDaNoi.it sul nuovo Piano sanitario regionale sono imbarazzanti se confermate, dopo mesi di attese e dopo aver fatto vivere la sanità abruzzese con un Psr addirittura scaduto. Chiodi avrebbe scritto il nuovo Piano 2013-2015 nel completo disprezzo di qualunque diritto dei cittadini a partecipare alle scelte della propria comunità, con anni di ritardo, senza condividerne una sola riga con chi vivrà ogni giorno la sanità che sta disegnando nel segreto della sua stanza».
 Di qui la sua richiesta al presidente-commissario di smentire o di rendere finalmente noto il Piano, dove sarebbe “scomparso” l’ospedale di Guardiagrele, «si preparerebbero nuovi accorpamenti» e ci sarebbero «300 posti letto in meno rispetto a quello che risulta al Ministero della salute».
 Contattata, la segreteria di Chiodi si è presa un attimo di riflessione prima di rispondere sull’argomento, probabilmente per aspettare le reazioni che puntualmente seguono le anticipazioni di PrimaDaNoi.it (come è avvenuto anche per le Guardie mediche). Ma intanto Paolucci può essere sicuro di alcune cose: 1) il documento rivelato da PrimaDaNoi.it – come scritto - è la versione datata 3 luglio 2013 del “Piano di riqualificazione dell’assistenza sanitaria regionale 2013-2015”. 2) L’ospedale di Guardiagrele è “scomparso” nella figura 13 a pag. 28, dove sono riportati le cliniche private e gli ospedali operanti in Abruzzo e appare solo in una piccola nota a pag. 30 (capitolo 3 “Rete emergenza urgenza”) dove si spiega che è difficile classificarlo “stante le plurime impugnazioni” al Tar dei provvedimenti di chiusura. 3) I 300 posti di differenza sono indicati sul “Quotidianosanità.it” in una tabella sui posti letto per acuti e per non acuti che fa riferimento ai dati statistici del Ministero della salute.

I DATI STATISTICI ED ECONOMICI DELLA REGIONE ALLA BASE DEL PIANO SANITARIO
Insomma sarà difficile smentire le nostre anticipazioni, soprattutto perché il Psr 2013-2015 è un insieme di dati ufficiali sulla Regione, frutto di un lungo lavoro preparatorio – ben fatto – dei tecnici dell’assessorato regionale alla sanità e dell’Asr, che hanno costruito la base del documento conclusivo. Che può essere condiviso o no, ma che deve comunque fare i conti con questi dati e con le risorse calanti, causa la situazione economica nazionale e non per colpa di Chiodi. Come dire che un sano realismo in tutti non guasterebbe, ad evitare posizioni politiche clientelari e fuori della realtà, come è capitato per le polemiche sui Punti nascita («che debbono restare aperti» senza dire come e con quali risorse) o per le Guardie mediche (che «non si debbono tagliare» anche se erogano 3 prestazioni a turno). Semmai, invece, della polemiche strumentali e pre-elettorali, sarebbe più utile  accettare una sfida, senza per questo dimenticare che almeno una critica a Chiodi si può fare. La sfida è per tutti quelli che non sono d’accordo con questo Piano sanitario ma che non indicano soluzioni alternative. La critica per Chiodi e la sua squadra è semplice: proprio approfittando delle risorse meno generose a disposizione della sanità, il presidente avrebbe potuto coinvolgere di più le opposizioni ed il territorio nel disegno della sanità che verrà. Ma forse è troppo chiedergli di avere una visione più partecipata e meno da commercialista, visto che il taglio “filosofico” di questo Piano è proprio quello di un tecnico prestato alla politica.

UN PIANO SANITARIO CON UNA VISIONE MOLTO ECONOMICISTICA
Lo dimostra proprio la struttura del documento, che inizia con “L’analisi di contesto e definizione dello scenario regionale” (cioè la situazione economica) e solo dopo passa alla “Rete ospedaliera”, cioè alla sanità vera e propria, con la rete dell’emergenza urgenza, quella territoriale e la prevenzione. Poi riprendono il sopravvento i “soldi”: beni e servizi, assistenza farmaceutica, interventi in conto capitale, rapporti con gli erogatori privati, personale, interventi operativi, bilanci, flussi informativi, accreditamento e contabilità. E’ evidente che la preoccupazione di fondo è quella economica, di cui comunque non si può non tener conto. Ma forse un ribaltamento della prospettiva produrrebbe un effetto diverso sulla sanità effettiva e su quella percepita. Fino ad oggi, con il commissariamento, prevale la sensazione e la realtà dei tagli, proprio perché vengono messi sempre in primo piano. Probabilmente almeno l’impressione non sarebbe questa se si parlasse prima di rete ospedaliera, di servizi che mancano, di distretti sanitari efficienti sul territorio, tutto tenendo conto che i soldi utilizzati per la sanità sono investimenti produttivi e non spese da tagliare. E se fossero interpretati come una “disgrazia” e non come un dato di cui vantarsi (pagg.12-13-14 del Psr) i licenziamenti del personale, il mancato turnover e l’aumento dei contratti a tempo determinato. E, invece, proprio a dimostrare il taglio economicistico del documento, in questo Piano l’unica cosa che cresce e non di poco (+10%) è la spesa per beni e servizi. Cioè per l’affitto dei precari attraverso le agenzie interinali e per gli appalti, «nonostante le misure di contenimento dei prezzi di acquisto adottati nell’ambito degli acquisiti centralizzati e dell’utilizzo degli strumenti forniti dalla piattaforma Consip».
Sebastiano Calella