SANITA'

Abruzzo, tagli alle guardie mediche ma arriva la ‘sanità a chiamata’

Progetto in fase di studio, basterà a colmare lacune?

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Abruzzo, tagli alle guardie mediche ma arriva la ‘sanità a chiamata’


ABRUZZO. «E’ vero che la nuova riorganizzazione prevista da un decreto regionale riduce il numero complessivo delle
Guardie mediche, ma è altrettanto vero che stiamo già lavorando ad un progetto innovativo che migliorerà
il servizio sanitario soprattutto nei centri più piccoli del nostro territorio».
Ad affermarlo è il consigliere regionale Antonio Prospero (Rialzati Abruzzo) dopo le polemiche sulla soppressione di sette guardie mediche nel solo territorio della ex Asl Lanciano-Vasto.
L’Aquila ne perde 4, Pescara 1, Chieti 7 e Teramo 5. .
Prospero conferma che i tagli sono nati dalla necessità e dall’obbligo di uniformare il numero delle Guardie mediche delle Asl agli standard nazionali che prevedono un rapporto con la popolazione di una ogni 5000 abitanti. «Sapevamo che i territori interni avrebbero avuto difficoltà. Per questa ragione ci siamo subito attivati», prosegue, «perché, contestualmente a questo provvedimento, si studiasse un progetto alternativo, magari sperimentale, che avesse l’ambizione di portare la sanità direttamente nelle case dei pazienti».
Di questo progetto si sta parlando con i dirigenti sanitari regionali con i quali ci sono stati già alcuni incontri ed altri, risolutivi ai fini di talune scelte, si svolgeranno questa settimana.
In sostanza, l’idea sarebbe quella di una sorta di sanità a chiamata, per evitare disagi soprattutto alle popolazioni dei centri interni con pochi abitanti.
«Nelle prossime settimane – conclude Prospero - definiremo le linee strategiche di intervento, al fine di garantire la sanità lì dove rigidi schemi di politica nazionale impongono alle regioni tagli drastici di alcuni servizi sanitari senza tenere conto che ciascuna realtà territoriale è diversa dalle altre e, dunque,da
studiare e trattare con maggiore attenzione».
In attesa delle novità, però le polemiche non si arrestano.


«Il taglio penalizza, ancora una volta, le zone interne e montane che hanno già patito la soppressione degli ospedali definiti minori (Gissi, Casoli e Guardiagrele)», commenta Antonio Menna, capogruppo dell’Udc. «Ancora una volta si taglia e poi si parla di riconversione e di riorganizzazione senza alcuna programmazione seria».
Così, fa notare Menna, i paesi dell’Alto Vastese e del Sangro vedono perdere presidi importanti come le guardie mediche dopo gli ospedali, le scuole, gli uffici postali e finanziari e, tra breve, molti piccoli comuni perderanno anche il medico di famiglia.
Questa estate, inoltre, c’è stata la sospensione del servizio di medicina turistica a Casalbordino. «Il servizio», commenta Menna, «poteva salvare un cittadino deceduto per un malore in quanto sarebbe bastato un semplice defibrillatore per salvargli la vita. Chiodi sospenda il decreto e proceda immediatamente alla riorganizzazione ascoltando i sindaci ed i Consiglieri regionali del territorio».
«Chiodi si comporta da lepre quando azzera le aspettative di salute dei cittadini delle zone montane», commenta invece Lucrezio Paolini, capogruppo Idv in Regione, «eliminando importanti sedi di guardie mediche e, al contrario, si comporta da perfetta lumaca non contestualizzando un progetto di sanità sul territorio che garantisca gli stessi cittadini. Ancora una volta, Chiodi inizia dal tetto senza mai arrivare alle fondamenta. La proposta di una sanità a chiamata, formulata dal collega Prospero per conto della maggioranza, è quella che porterà irrimediabilmente i cittadini a gridare ‘’aiuto’ prima di ricevere assistenza».