SANITA’ OCCULTA

Ecco il Piano sanitario 2013-2015: è pronto ma è(ra) top secret

E’ il quadro disegnato dalla Baraldi, ma alcuni dati sono incerti

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Chiodi con il subcommissario Zuccatelli

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ESCLUSIVO. ABRUZZO. Il Piano sanitario regionale 2013-2015 è pronto da mesi – e questo si sapeva – ma è ancora chiuso nei cassetti dell’assessorato alla sanità.

PrimaDaNoi.it lo ha letto nella sua ultima bozza del luglio scorso, che sembra però quella definitiva, salvo piccole correzioni di forma e leggere modifiche di aggiornamento delle tabelle e dei grafici che lo accompagnano e lo spiegano.
Si tratta del famoso documento che doveva essere già pronto lo scorso settembre e che Chiodi resiste impavidamente a pubblicare e a consegnare. E che ha tenuto “coperto” anche di fronte alle reiterate richieste del Tavolo romano di monitoraggio che su questo ritardo lo ha bacchettato per l’ennesima volta, come si legge nell’ultimo verbale di luglio.
Da una prima rapida lettura delle 140 pagine di testo e di tabelle, il Piano ricalca il quadro disegnato da Giovanna Baraldi (il primo sub commissario della sanità abruzzese) e aggiunge le articolazioni sul territorio di quello che le sue dimissioni improvvise avevano lasciato sospeso (l’emergenza urgenza, la prevenzione, la riabilitazione e la residenzialità) e che Giuseppe Zuccatelli, suo successore, ha completato pur tra mille difficoltà operative. Sono mesi e mesi che il personale dell’assessorato e dell’Agenzia sanitaria ha completato il quadro della sanità che verrà (il 2013 se ne sta già andando…), ma la presentazione del documento tarda, non si sa se per alcune difformità tra i dati in possesso dell’assessorato o se per scelta politica, perché la sua presentazione di fatto sarà l’apertura della campagna elettorale. Infatti Chiodi aspetta a firmarlo quando lo potrà fare come presidente della Regione, a commissariamento terminato, come già richiesto e come dovrebbe essere, visti i risultati positivi del risanamento economico della sanità.

I DATI STATISTICI DEL PIANO DIVERSI DA QUELLI DEL MINISTERO
C’è però un altro dubbio che serpeggia e che potrebbe spiegare i ritardi della pubblicazione: i dati utilizzati in questo “Piano di riqualificazione dell’assistenza sanitaria regionale” sono in parte diversi da quelli in possesso del Ministero della salute, come conferma la recentissima pubblicazione sulla stampa specializzata di tabelle per l’anno 2012 che hanno come fonte l’Ufficio statistica del Ministero della salute. E che riportano totali non coincidenti con quelli abruzzesi.
Sembrano differenze di poco conto, ma sui posti letto (4.976 secondo il Ministero e 4.677 per la Regione) la difformità è di 299 posti pari alla chiusura di due o tre piccoli ospedali.
Sicuramente ci sarà una spiegazione “numerica” o anche politica: nella tabella sui posti letto degli ospedali abruzzesi (la figura 13 del Piano) è completamente ignorato - per esempio - l’ospedale di Guardiagrele, dato per chiuso, ma che chiuso ufficialmente non è. Il fatto è che le differenze continuano sulla popolazione residente (1.306.416 Ministero, 1.342.366 Regione) e su altri aspetti, anche se alla fine entrambe le fonti concordano sul fatto che la dotazione dei posti letto in Abruzzo è addirittura inferiore ai 3,7 per mille imposti dalla spending review.
Forse per queste differenze il verbale dell’ultimo monitoraggio romano ha disegnato una sanità che ha ancora bisogno assoluto di essere “affiancata”?
L’impressione che si ricava da quella diagnosi è infatti che a Roma non sembrano fidarsi troppo dell’effettivo cambiamento che sarebbe avvenuto in Abruzzo.
Il timore che si avverte è che il nuovo corso non sarebbe consolidato e strutturale, il che potrebbe consentire qualche operazione di maquillage superficiale non in linea con le restrizioni imposte al commissariamento (vedi il braccio di ferro con alcuni manager che si ostinano a mantenere attive Unità operative che dovrebbero essere chiuse).  

SANITÀ PROGETTATA SENZA PARTECIPAZIONE E CON RISORSE ECONOMICHE CALANTI
Il Piano sanitario si sviluppa in sei capitoli di interventi: la rete ospedaliera, l’emergenza urgenza, la medicina territoriale, la prevenzione, la farmaceutica, il rapporto con la sanità privata, il personale, la formazione, gli appalti e tutta la rete organizzativa. Gli uffici hanno lavorato molto ed il risultato finale è complesso e ben articolato. Ma avrebbe meritato una conoscenza più larga e approfondita e soprattutto un dibattito a più voci per la condivisione di scelte che sono di importanza non secondaria. E questo è forse l’unico difetto evidente ma non nuovo della programmazione sanitaria di Chiodi: fino ad oggi è sempre avvenuto che le scelte imposte, ancorché apprezzabili, hanno dovuto scontare un deficit di consenso che ha provocato solo malcontento e malessere diffuso nei cittadini utenti e negli addetti ai lavori. Soprattutto questi ultimi sono stati emarginati, anche se sono loro che fanno funzionare la macchina assistenziale ed avrebbero partecipato di buon grado alla realizzazione di una sanità condivisa.
Lo stile o la moda di questi anni è quello dei tecnici che decidono e quindi bisogna stare a quello che si legge nei documenti, anche se non sempre c’è corrispondenza tra le parole e la realtà. Le finalità del Piano 2013-2015 sembrano ottime, almeno nella premessa: «La Regione intende, per il prossimo triennio, migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria regionale, senza però compromettere il percorso intrapreso per il mantenimento dell’equilibrio economico finanziario raggiunto nel 2011 e nel 2012. La programmazione 2013-2015 intende rimodulare la propria rete di offerta sanitaria sulla base del fabbisogno di prestazioni stimato, tenendo in considerazione i livelli prestazionali già raggiunti per i Lea».
 Così come sembra di buon auspicio un’altra affermazione del capitolo “Assistenza ospedaliera” e che è una vera e propria buona notizia dopo i tagli di questi ultimi anni: «A tutela dei Lea, la Regione Abruzzo non intende ridurre il numero di posti letto ospedalieri e stabilisce che potranno essere oggetto di aggregazione con altre strutture ospedaliere della rete oppure di riconversione in strutture territoriali le sole strutture che non raggiungono il limite di posti letto ospedalieri minimi che sarà fissato dall’emandanda normativa nazionale» che prevede il trasferimento di questi pl in strutture più grandi che così potranno aumentare la casistica. Seguono poi la rete ospedaliera attuale con indicazione dei posti letto per ciascun ospedale o clinica (dove Guardiagrele non c’è) ed i capitoli sulla farmaceutica, sull’emergenza urgenza, sulla residenzialità e su tutta l’organizzazione della macchina sanitaria. Con un filo conduttore unico e cioè l’occhio alle risorse che sono calanti, una realtà di cui bisogna tener conto e che non a caso riempie la premessa del Piano nell’iniziale «Analisi di contesto e definizione dello scenario regionale». Pagine che molti politici dovrebbero leggere bene prima di avventurarsi in promesse e diktat che non hanno i piedi per camminare.

Sebastiano Calella