SANITA' AL RISPARMIO

In Abruzzo ora chiudono anche 17 guardie mediche: proteste nei piccoli comuni

Le Asl si adeguano alla normativa nazionale. Sempre meno servizi per i cittadini

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In Abruzzo ora chiudono anche 17 guardie mediche: proteste nei piccoli comuni

ABRUZZO. Sono 17 le Guardie mediche che sono state cancellate nella nuova riorganizzazione prevista da un decreto regionale.
Divise per provincia, L’Aquila ne perde 4, Pescara 1, Chieti 7 e Teramo 5. E scoppiano subito le polemiche, soprattutto nella Asl Lanciano Vasto Chieti (che passa da 27 a 20 sedi), con un taglio consistente del servizio di continuità assistenziale solo nella ex Asl di Lanciano che rischia di far diventare l’Alto Vastese la cenerentola della regione quanto ad assistenza sanitaria.
Restano, infatti, sguarniti molti comuni dell’interno, come Scerni, Cupello, Celenza sul Trigno e Carunchio, a cui si aggiungono San Vito Chietino, Palena e Quadri. Marco Di Clemente, segretario provinciale di Chieti per i medici del settore, conferma questi tagli, ma esprime qualche perplessità: «E’ vero che forse in passato si era creato un certo soprannumero – spiega – ma questa riorganizzazione doveva tenere ancora più presente la particolarità del territorio montano della provincia di Chieti. Perché una cosa è chiudere San Vito Chietino, che ha due ospedali nelle vicinanze, un’altra è chiudere nei Comuni dell’alto vastese dove la viabilità è difficile».
 Sempre nella riorganizzazione decreto è prevista anche al riduzione da 25 a 21 nelle Guardie dell’Aquila e di Avezzano, con la contestuale riduzione dei medici addetti da 112 ad 88.
In realtà questo processo di riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale era maturo da tempo, con molteplici inviti ed incontri alla Regione tra i funzionari dell’assessorato ed i responsabili delle quattro Asl, più volte sollecitati ad uniformare il numero delle Guardie mediche agli standard nazionali che prevedono un rapporto con la popolazione di una ogni 5000 abitanti.
E la spiegazione del maxi taglio alla Asl di Chieti è semplice: all’epoca della Asl di Lanciano-Vasto, il rapporto era di 1 struttura ogni 2925 abitanti e questa era la Asl che meno aveva tagliato, per cui oggi la riorganizzazione ha colpito di più nelle zone rimaste ferme ai vecchi numeri. Questo non modifica naturalmente il disagio lamentato in questo territorio ma stavolta nel mirino delle critiche non c’è il commissario Chiodi: ad operare e formulare le proposte sono state le singole Asl, il cui piano è stato poi recepito dal commissario. E se una critica si può fare, questa è simile a quella già nota ogni volta che si chiude un ospedale od un servizio: d’accordo sulle risorse che mancano, basta agli sprechi, ma una risposta assistenziale sul territorio bisogna darla altrimenti il diritto costituzionale alla salute rimane solo sulla carta. Insomma contestualmente alla chiusura della Guardia medica non guastava un potenziamento delle ambulanze del 118.

Come sempre, i numeri non spiegano come si è arrivati a questo tipo di riorganizzazione attuata dalle singole Asl, su input delle nuove disposizioni nazionali che prevedono un rapporto tra Guardia medica e popolazione residente pari ad 1 servizio su 5.000 abitanti, che poi diventano 6.500 in alcune realtà e 3500 in altre. In sostanza questo rapporto prevede una Guardia medica ogni 3500-6500 abitanti.
Le Asl abruzzesi hanno scelto di posizionarsi nella parte inferiore di questo intervallo di popolazione ed oggi la riorganizzazione prevede che ci sia una Guardia medica ogni 3.982 abitanti (rispetto alla media nazionale di 1 su 4.906) ed una dislocazione che alleggerisce la zona costiera più dotata di ospedali e di altri servizi e favorisce maggiormente le zone di montagna. Insomma una ristrutturazione a maglie larghe, che ha mirato a ridurre solo le Guardie meno efficienti e produttive.
Nel periodo di monitoraggio che ha preceduto la riorganizzazione, si è scoperto infatti che in alcune sedi sono state registrate solo 2-3 visite per turno e solo “prescrittive”, con un costo oggi ritenuto eccessivo. Il che ha convinto le Asl a chiudere le Guardie mediche con minori chiamate attive. Fin qui il discorso di chi governa la sanità e deve fare i conti con le risorse. Visto dalla parte del cittadino che vive nelle zone interne, le valutazioni sono diverse e ben più critiche, perché il criterio ragionieristico porterebbe alla desertificazione della colina e della media montagna: per la scarsità di popolazione chiudono le scuole, chiudono le Poste, chiude la farmacia, chiude la Stazione dei Carabinieri e così via. Ma questo è il quadro che ci presentano i tecnici, la politica si dovrebbe distinguere per un approccio diverso.

Sebastiano Calella