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Abruzzo. Fira, Mascitelli ancora contro Micucci: «gestione padronale, farebbe bene a dimettersi»

L’esponente dell’Idv replica alle accuse del presidente della Finanziaria

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Alfonso Mascitelli

Alfonso Mascitelli

ABRUZZO. Continua la guerra a distanza tra Alfonso Mascitelli (Idv) e il vertice della Fira, la Finanziaria regionale.
«Quando il presidente di una Finanziaria Regionale, a partecipazione pubblica, liquida le richieste di maggiori informazioni e di trasparenza come “ manettare” siamo alla prova provata di una gestione padronale e privatistica delle istituzioni».
Non si è fatta attendere la risposta alle accuse del presidente della Fira Rocco Micucci da parte del responsabile regionale dell’IdV Alfonso Mascitelli, che ha confermato la presentazione, sulla questione della, di una interrogazione urgente del consigliere regionale IdV Lucrezio Paolini.
Secondo Mascitelli il presidente Micucci omette di dire che la Fira «chiude il bilancio 2012 in rosso per oltre 650.000 euro anche, e non solo, a causa del risultato negativo per la gestione della cosiddetta legge Domenici, per la quale l’ingegnere Masciarelli, ex presidente della Fira, ha patteggiato una pena per quelle ben note vicende».
L’esponente dell’Italia dei Valori chiede a questo punto se gli abruzzesi abbiano o meno il diritto di chiedersi «cosa è cambiato da allora in termini di controlli sull’uso delle risorse pubbliche e dei monitoraggi di spesa? La risposta fornita è nulla. Le leggi sono rimaste le stesse di allora e vengono disapplicate da chi ha responsabilità di controllo sull’attività stessa della Fira, in specie giunta e consiglio regionale».


Mascitelli continua: «è un dato di fatto che la Fira sia il soggetto gestore delle dotazioni finanziarie del programma POR FERS e che la partecipata Smart Scarl, di cui è presidente lo stesso presidente della Fira, si è aggiudicata il bando regionale per il polo dell’energia. È scritto nella relazione allegata al bilancio Fira che forse il presidente Micucci , per i troppi impegni, non ha avuto tempo di leggere».
Poiché gli aiuti sono riservati a piccole e nuove imprese operanti in Abruzzo, Mascitelli domanda: «è legittimo chiedersi con quali modalità oggettive sia avvenuta la composizione della compagine societaria della Smart Scarl? In un paese civile la risposta è sì. Soprattutto quando nella compagine societaria compaiono imprenditori con tre società diverse dello stesso gruppo, imprenditori che hanno finanziato, in modo lecito fino a prova contraria, politici di destra e di sinistra, compare una società indagata in Toscana per traffici illeciti e spunta all’improvviso una nuova società a via Venezia n. 4 in Pescara, che per pura coincidenza è la sede dello studio commerciale di un amministratore della Fira nonché componente del collegio sindacale della Smart».


«Se a tutto questo poi si aggiunge», va avanti Mascitelli, «che Micucci è anche uno dei tre soci della Fei Srl, una società privata che ha per oggetto, tra le tante cose, consulenze tecniche e di progettazione e la fornitura ad aziende ed enti, sia pubblici che privati di beni e servizi, è legittimo chiedersi quale è la differenza tra il sistema imperniato intorno alla società Tecnos del suo predecessore e l’attuale società privata di cui è attualmente socio il presidente della Fira? Se il presidente della Sangritana mettesse su una società per la manutenzione dei binari o il presidente dell’Arpa una società per la vendita di gomme per autobus, il cittadino Rocco Micucci cosa penserebbe? Probabilmente risponderebbe che stanno creando posti di lavoro, anche perché gli unici posti di lavoro che sinora ha creato la Fira sono quelli senza concorso pubblico di pochi privilegiati».