SANITA'

Abruzzo. Le bacchettate nel verbale romano sulla sanità. Ma per Chiodi è tutto ok

Dal governo arrivano stilettate per il governatore uscente che però racconta un'altra verità

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Abruzzo. Le bacchettate nel verbale romano sulla sanità. Ma per Chiodi è tutto ok

Gianni Chiodi




ABRUZZO. Il Tavolo romano di monitoraggio boccia sostanzialmente la sanità abruzzese, ma il commissario Gianni Chiodi riferisce in Abruzzo che tutto va bene, così bene da aver richiesto la fine del commissariamento.
Complice il ferragosto, pochi si sono accorti di questa evidente forzatura di Chiodi che ha enfatizzato i pochi rilievi positivi sul versante dei conti – che sono migliorati – e nascosto completamente l’insoddisfazione dei controllori romani per i ritardi e le omissioni nel campo della sanità vera e propria.
Così almeno si legge nel verbale dell’incontro del 25 luglio che ha demolito la versione divulgata in Abruzzo e che descrive un esito dell’esame romano ben più negativo: l’accusa più leggera è quella di «un comportamento di non leale collaborazione tra la struttura commissariale ed i tavoli» di monitoraggio (pag. 47). Un’accusa inserita a verbale nelle ultime 4 pagine di conclusioni, un elenco molto fitto e quasi infinito di inadempienze, ritardi, mancate promesse, richieste reiterate inutilmente da anni e notizie insufficienti sulle effettive realizzazioni dei programmi di risanamento della sanità. E il verbale si chiude così, in modo sconfortante: «la verifica adempimenti presenta ancora criticità». Altro che fine del commissariamento….

In realtà non è la prima volta – come PrimaDaNoi.it ha segnalato più volte– che si registra una sostanziale differenza tra le dichiarazioni trionfalistiche di Chiodi e la cruda lettura dei verbali.
Stavolta però la richiesta di fine commissariamento aveva fatto pensare che fosse meno grande la differenza tra quello che dice il commissario di ritorno da Roma e quello che è successo veramente al tavolo di monitoraggio. E invece no: la lettura delle 49 pagine lascia un’impressione netta e cioè che mentre gli aspetti del bilancio sono stati sufficientemente apprezzati – semmai dunque sarebbe stato promosso solo l’assessore Carlo Masci con la sua struttura – l’aspetto organizzativo della sanità lascia ancora molto a desiderare. Il che è una bocciatura piena della direzione dell’assessorato regionale alla sanità che non ha prodotto molto di quello che il Tavolo romano aveva richiesto. E quando l’ha prodotto – come nel caso del nuovo Programma operativo o Piano sanitario che dir si voglia – non l’ha ancora presentato ad un anno dalla scadenza programmata.
Così come mancano all’appello la riorganizzazione degli ospedali (le famose “chiusure” dei piccoli ospedali che dovevano essere riconvertiti, ma che stanno lì in attesa, come Guardiagrele e Tagliacozzo), la rete degli hospice, gli accreditamenti, l’aggiornamento dei Piani per le cure primarie, la rete dell’emergenza urgenza, la riorganizzazione dei punti nascita, gli scarsi controlli sulla sanità privata.
 Insomma l’impressione netta che si ricava dal verbale è che il Tavolo romano non ha promosso la sanità abruzzese ma l’ha bocciata proprio sugli aspetti dell’assistenza al cittadino. Ammesso pure che ci sia un’enfatizzazione delle criticità sanitarie (dovuta ad una visione romano-centrica della sanità abruzzese) resta il fatto che Chiodi ancora una volta fa prevalere i suoi interessi elettorali interni sulla reale qualità dell’assistenza sanitaria.

L’OSSESSIONE PER LA PROPAGANDA
Esempio: il commissario si fa bacchettare sulla mancata decisione per i punti nascita, perché per motivi elettorali il centrodestra si oppone alla chiusura di Ortona. E lo fa dopo che una commissione di tecnici di nomina regionale ha spiegato che quel punto nascita deve chiudere non per antipatia, ma perché non ha le strutture ed il personale adeguato per far nascere in sicurezza il bambino.
 In realtà per non far chiudere quel punto nascita e non farsi bacchettare come inadempiente, Chiodi avrebbe dovuto fornire ad Ortona tutto quello che manca per far funzionare un punto nascita decente. E così il tavolo romano non avrebbe potuto dire nulla.
Lo stesso vale per la rete dell’emergenza urgenza o per la riconversione dei piccoli ospedali: Tagliacozzo e Guardiagrele si sono dovuti difendere a colpi di Tar, mentre sarebbe stato più corretto trasformare quegli ospedali in strutture di assistenza territoriale più efficienti e più aperte al territorio (invece a Tagliacozzo è stato chiuso il Pronto soccorso e Guardiagrele ospita soprattutto i malati di mente). E si potrebbe continuare. Ma non serve, perché è sotto gli occhi di tutti che la sanità funziona quasi esclusivamente per l’abnegazione del personale sanitario e non per le scelte organizzative del commissario Chiodi che di sanitario hanno ben poco. Come dimostra la vicenda del Piano sanitario pronto e non ancora firmato che la dice lunga sull’uso elettorale che si vuole fare della sanità abruzzese, diventata solo un argomento per le prossime votazioni e non una sfida per dare risposte ai cittadini.

Sebastiano Calella