LA DENUNCIA

E la Fira va senza controllo: «alta finanza o alta furbizia?»

La Regione non controlla, gli atti non vengono pubblicati, mentre si finanziano le “nuove” imprese

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Rocco Micucci

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ABRUZZO. Nulla di nuovo sotto il sole.
La Fira continua a gestire milioni di euro pubblici senza alcun controllo ormai da 5 anni, da quando il presidente Gianni Chiodi ha nominato l’ex sindaco di Rapino, Rocco Micucci che ha dovuto ereditare la finanziaria regionale reduce dagli scandali giudiziari con al centro l’ex presidente Giancarlo Masciarelli.
Micucci ha sempre predicato il rinnovamento ed il cambio di rotta mentre si è sottratto al controllo previsto per legge e ad oggi nessun documento pubblico della gestione Fira spa è presente sul sito.
Nei mesi scorsi interrogazioni e audizioni non hanno scalfito il muro di gomma eretto a difesa della finanziaria intorno alla quale comunque girano malumori e veleni di vario genere.
Sulla vicenda si registra l’inerzia della Regione ed il silenzio dei massimi vertici governativi come Chiodi e Alfredo Castiglione, l’assessore competente.
«La Fira deve essere sottoposta a un controllo attento e costante da parte degli organi regionali, rispettando tutte le disposizioni di legge», sostiene Alfonso Mascitelli, ex senatore Idv, che denuncia scarsa chiarezza nell’uso delle risorse pubbliche comunitarie e nazionali.
«Lo Statuto e la legge regionale istitutivi della Fira prescrivono espressamente che il programma di attività della società pubblica», spiega Mascitelli, «sia sottoposto e approvato annualmente dal consiglio regionale e che la giunta regionale ne approvi ogni sei mesi il rendiconto di gestione. Se manca anche questo minimo livello di controllo, si rischia di costruire a tavolino, in una formale legalità, percorsi pilotati che indirizzano denaro pubblico esattamente dove si vuole, come è il caso dell’ultimo bando pubblico Start–Up, Start–Hope nato per sostenere le piccole e nuove imprese innovative dell’Abruzzo».

START HOPE: LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A PARTIRE…
La regione mette a disposizione una dotazione di nove milioni di euro a valere sui fondi POR FESR e la Fira diventa soggetto gestore di tale fondo, le domande di partecipazione vanno quindi inviate alla finanziaria che nomina una commissione di valutazione per l’esame dei progetti che, in caso di esito positivo, da luogo a un’ultima fase negoziale a trattativa privata tra il soggetto gestore che è sempre la Fira e l’impresa proponente.
Nel frattempo la società capeggiata da Micucci, con proprie quote azionarie, partecipa alla costituzione di una nuova società la Smart, società a responsabilità limitata, di cui diventa presidente lo stesso Rocco Micucci.
Succede però che nella valutazione delle domande pervenute è proprio la Smart che sbaragliando la concorrenza prende il massimo punteggio per un progetto di costruzione di pirocombustori a Bussi e si aggiudica il bando e accede alla fase negoziale che sarà gestita dal soggetto gestore che è sempre la FIRA.
«A questo punto viene il dubbio», si domanda Mascitelli, «Micucci presidente della Fira e presidente della Smart da che parte del tavolo si siederà nella fase negoziale? E quale par condicio viene garantita alle altre imprese che non hanno la benedizione della Fira? Significativo, per non usare altre espressioni, è il titolo del bando pubblico: “ Aiuto alle piccole e nuove imprese”. Infatti nella compagine societaria della Smart sono presenti tra gli altri come soci la Rieco, la Ecologica Sangro e la Deco degli imprenditori Di Zio e la New Trade, società che aveva rilevato un ramo della Golden Lady di Gissi e indagata in Toscana. E’ evidente che non sono ne piccole imprese ne tanto meno nuove, almeno alle cronache. Spero che la Giunta Regionale, deputata al controllo, prepari per il futuro motivazioni più convincenti rispetto a quelle usate sull’uso dei fondi comunitari per la vicenda Ecosfera».

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