L'OROSCOPO DEGLI ABRUZZESI

Cicli e “ricicli” storici: l’Abruzzo non cambia, ricomincia

Verso una stagione di elezioni per un “rinnovamento” che non ci sarà. Scontata l’alternanza

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Luciano D'Alfonso

Luciano D'Alfonso



L'EDITORIALE. ABRUZZO.  A pensarci bene e a mettere in fila tutti gli indizi sembra proprio che un ciclo stia per terminare.
Il ciclo per l’Abruzzo iniziato con le elezioni regionali del 2005 che segnò la vittoria di Del Turco &C ha portato con sè una serie di effetti collaterali che si sono esauriti in 8 anni. Ora si ricomincia da capo. Ma nessuno sconvolgimento in vista. Tranquilli.
Tutto è iniziato con la vittoria di Del Turco che allora sembrò una liberazione dall’esercito del centrodestra che aveva occupato tutte le caselle del potere, saturando lo scacchiere abruzzese e lasciando una scia di insoddisfazione e malcontento che produsse a cascata la vittoria del centrosinistra. Nel 2008 il neonato Pd governava in molte amministrazioni locali e lavorava con le medesime regole degli “avversari” in quanto a gestione del potere e soddisfazione di clientele.
Poi sono arrivati gli scandali giudiziari (prima Ciclone, Del Turco e poi D’Alfonso ma non solo) che hanno interrotto “l’idillio”, ribaltando ulteriormente lo scenario politico a favore del centrodestra che ha di nuovo occupato dal 2008 tutte le postazioni di potere in un perpetuo alternarsi che ci ha portati fino a qui.
Chiodi ha imposto il metodo teramano, si è dipinto come statista, ragioniere e rivoluzionario di sistemi che hanno portato ad un pareggio di bilancio nella sanità a costo di sacrifici enormi (ma meglio di niente). Il resto però sono solo macerie come quelle dell’Aquila.
Intanto sono terminati anche quei maxiprocessi per corruzione con vicende alterne, segnando per ora l’affossamento dell’ex governatore Del Turco e l’elevazione alla magnificenza politica di D’Alfonso che ha aperto la sua campagna elettorale appena assolto (sempre in primo grado).
Ora persino Villa Pini sta per cambiare proprietario così che anche su quel versante si può ricominciare (in tutti i sensi).
Così sbilanciandoci in una ostica profezia la palla di vetro di Pdn vede D’Alfonso salire in Regione come allora Del Turco e il vento cambierà ancora per il centrodestra che non ha alcuna speranza di contrastare le capacità ipnotiche del “nuovo” D’Alfonso ma soprattutto perchè il centrodestra ha avuto il suo tempo per fare, preferendo però investire nella propaganda cercando il favore della gente a tutti i costi in un campo di battaglia desolato dove le bombe della crisi economica e del lavoro hanno inaridito la voglia delle persone di stare a sentire la vecchia politica autoreferenziale a tratti parzialmente menzognera (perché la verità che si racconta è sempre una parte tralasciando quella più scomoda).


Il centrodestra ha avuto tutto il tempo per dimostrare il suo valore ma ad essere contenti sono solo gli adepti, i simpatizzanti, coloro che possono vantare una conoscenza superiore e dunque farsi largo tra le poltrone ottenendo incarichi e prebende. Il vento di rinnovamento, di trasparenza e di metodo proprio non si è visto con il centrodestra che ha deluso tra mille dubbi e decine di inchieste più o meno disinnescate ma sempre con il sentore vivo di un sistema pervasivo e semi invisibile che è sembrato affinarsi sempre più rispetto al passato.
La colpa peggiore del centrodestra è questa: sono arrivati grazie alla procura che faceva pulizia, hanno approfittato dell’indignazione prodotta e fatto lega sul “cambiamento”. Potevano davvero cambiare le cose e segnare il passo abbandonando le vecchie logiche proprio ora che la gente inizia a scoprire la casta granitica e bipartisan…
Nelle prossime elezioni non serviranno arresti eclatanti per orientare gli elettori già sufficientemente disinteressati e anestetizzati a tutto quello che ha a che fare con la moralità e l’onestà.
Figurarsi se qualcuno potrà osare domandarsi se sia opportuno o meno candidare a presidente della Regione chi è ancora soggetto ad un secondo grado di giudizio (più altri procedimenti) per accuse gravissime ma soprattutto dopo che in tribunale sono affiorate verità acclarate e, in molti casi, svelate dagli stessi imputati che per chiunque sarebbero imbarazzanti.     
Per questo sarà come sempre e l’onnipotente D’Alfonso darà l’impressione di elevare l’Abruzzo alla soglia di dignità di altre grandi regioni ripartendo con le grandi opere e facendo. Resta da capire se il metodo sarà lo stesso di sempre o se davvero ci sarà qualcosa di nuovo e di “rivoluzionario”.


E chi sarà la forza predominante di opposizione nell’Abruzzo del futuro: Pdl o M5S?
Il movimento di Grillo potrebbe scompaginare gli equilibri sempiterni e insinuarsi anche in Regione contribuendo ad un minimo di trasparenza in più  e ad un minimo di controllo vero sul potere. Una cosa si è capita con chiarezza: Pd e Pdl ora che governano insieme sembrano proprio la stressa cosa (i migliori assist a Berlusconi sono sempre venuti dal Pd dalla bicamerale ad oggi…)
 Ma il M5S sembra ancora debole in Abruzzo e povero di figure carismatiche, professionali, preparate in grado di contrastare i soliti squali navigati della politica.
E poi gli amici di Beppe Grillo dovranno guardarsi bene dagli infiltrati, quelli che solo in apparenza hanno un curriculum specchiato e sembrano essere distanti anni luce dalla casta ma che potrebbero essere facilmente “corruttibili” o trasformarsi in dissidenti o peggio ancora collaborazionisti occulti.
Prepariamoci dunque ad un anno convulso, pieno di scontri e di trappole di ogni tipo, prepariamoci alla solita campagna elettorale permanente dove si parla bene e si fa molto peggio, dove si racconta una realtà che i cittadini non riconoscono. Prepariamoci a nuovi vecchi scandali giudiziari che non ci sorprenderanno e ci diranno solo che il futuro è come il passato se non peggio.
Dal canto nostro cercheremo di raccontarvi tutto quello che accadrà cercando di rimanere a galla in questo oceano tempestoso che ormai conosciamo bene.

a.b.