AMBIENTE

Riperimetrazione Parco Sirente Velino, Acerbo: «ostruzionismo a questa stronz….»

D’Alessandro: «proposta vecchia rispolverata per ottenere consensi elettorali»

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Riperimetrazione Parco Sirente Velino, Acerbo: «ostruzionismo a questa stronz….»


ABRUZZO. «Oggi cercheremo di impedire questa stronz…».
E’ questo l’annuncio pubblicato intorno alle 9.30 di questa mattina dal consigliere regionale Maurizio Acerbo (Rc) che promette battaglia in aula.
Arriva infatti oggi in Consiglio la proposta di legge di Luca Ricciuti (Pdl) che vorrebbe “riperimetrare” il Parco regionale Sirente Velino.
Il progetto vedrebbe il taglio di oltre 4000 ettari con l’esclusione della Piana di Campo Felice, di tutta la cresta dalla Punta dell’Azzocchio fino a Monte Rotondo, comprese le pendici ricadenti nei Piani di Pezza, l’area prativa e alluvionale tra Rocca di Cambio, Terranera e Rocca di Mezzo.
Gli ambientalisti hanno fatto notare che le aree umide della Piana di Campo Felice e di Le Prata che verrebbero escluse conservano specie floristiche uniche di importanza nazionale per il mondo vegetale, a rischio d’estinzione, oltre che a specie endemiche e di grande significato biogeografico, tra le quali ricordiamo il Sedum nevadense (in Italia noto solo a Campo Felice), la Klasea lycopifolia, Myosurus minimus, Artemisia atrata, Sesleria uliginosa e Gentiana pneumonanthe e di entità di inserite nelle liste rosse nazionale o anche prioritarie in Direttiva 92/43/CEE.
«Ci lascia perplessi», commenta Acerbo, «che il presidente della seconda commissione abbia deciso – avvalendosi del regolamento – di portare in aula un provvedimento il cui iter in commissione non era ancora concluso ma soprattutto che insista su un’impostazione di questo genere».


Il rischio dietro l’angolo è sempre quello: l’arrivo del cemento in vaste aree verdi tutelate anche a livello europero (SIC e ZPS).
Sul piede di guerra anche Cesare D’Alessandro (Idv): «Faremo ostruzionismo netto». D’Alessandro ricorda che quella che arriva oggi in aula è una proposta già depositata nel corso del 2009: «la vogliono rispolverare a pochi mesi dalle elezioni regionali, evidentemente per garantirsi il consenso di pochi interessati, a danno di tutta la collettività abruzzese e soprattutto delle popolazioni del Parco».
Non sta a guardare Archeoclub d'Italia che esprime «indignazione e rabbia»: «dopo il primo grande taglio di 10.000 ettari operato all'epoca della giunta Falconio, il Consiglio Regionale deve respingere, così come opportunamente avvenuto negli ultimi anni, questa operazione ponendo fine, una volta per tutte, a queste cicliche manovre ispirate dalle lobbies di turno».