SALUTE

Abruzzo/ La mobilità sanitaria passiva rallenta, stabili i saldi 2012

Il trend può essere invertito con le buone pratiche sanitarie

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3589

Amedeo Budassi

Amedeo Budassi

ABRUZZO. «La mobilità passiva sanitaria abruzzese si è stabilizzata ed ha registrato nel 2012 solo un piccolo aumento. Questo significa che il sistema sanitario è migliorato e che siamo ormai all’inversione del trend».

Parola di Amedeo Budassi, nuovo direttore dell’Agenzia sanitaria regionale che ieri - insieme ai direttori sanitari delle quattro Asl – ha presentato un primo report riassuntivo dei dati disponibili, sia accorpati che divisi Asl per Asl. Trovano così conferma le anticipazioni di PrimaDaNoi.it che aveva parlato di mobilità passiva sostanzialmente stabile.

In sostanza, il saldo negativo è passato da 67 a 68 milioni, che è la differenza tra il totale della mobilità passiva e quello della mobilità attiva. Come hanno spiegato lo stesso Budassi e gli altri direttori sanitari, le «criticità non sono uni-fattoriali, cioè non dipendono solo da un aspetto (vicinanza geografica con altre regioni, come le Marche o il Lazio o fattori di attrattività come la presenza altrove di un luminare), per cui bisogna lavorare dove l’offerta abruzzese non ha raggiunto ancora l’eccellenza». 

«A questo serve la rielaborazione degli Atti aziendali e la loro lunga gestazione – ha chiosato Pasquale Flacco, Asl di Chieti – noi per esempio stiamo operando per realizzare unità operative nei settori, come l’oncologia, che registrano più viaggi della speranza, o nella protesica, che pure incide molto sulla mobilità passiva extra regionale».

Le slides proiettate hanno comunque illustrato dove vanno a curarsi fuori gli abruzzesi e cioè soprattutto Marche, Lazio, Emilia Romagna e Lombardia, hanno chiarito quali sono le Asl più virtuose (L’Aquila e Pescara) ed hanno fornito anche un dato molto interessante sulla mobilità intra-regionale: l’ospedale che più attira pazienti abruzzesi è quello di Pescara, che di fatto si sta conquistando sul campo la qualifica di “ospedale regionale”, «sia per una politica attenta alle tecnologie – ha sottolineato Fernando Guarino, direttore sanitario Asl Pescara – sia per una scelta voluta dal manager di Primari giovani ed emergenti».

E poiché i dati in sanità, come in altri settori, sono frutto di processi di riorganizzazione, è probabile che in futuro la sanità abruzzese possa addirittura invertire il trend negativo, se le politiche sanitarie messe in campo avranno effetti positivi sul miglioramento della qualità dell’assistenza. Resta comunque il mistero del perché si preferisce pagare la sanità di altre regioni, invece di incentivare il lavoro delle cliniche private e degli ospedali pubblici abruzzesi. Chiodi naturalmente si dichiara soddisfatto per aver «bloccato il trend negativo sulla mobilità passiva. Ora l’obiettivo è lo sviluppo del nostro sistema sanitario, sia a livello ospedaliero che territoriale, valorizzando le tante eccellenze presenti, apprezzate anche a livello mondiale, ma sconosciute in Abruzzo». Chiodi ha aggiunto che «dal 2009 ad oggi la curva è diventata abbastanza stabile, si è arrestata la fuga dei pazienti fuori regione ed infatti il saldo 2012 non si discosta sostanzialmente da quello del 2011, se non per un leggero incremento, imputabile ad una riduzione dei ricoveri nel privato, per effetto della deospedalizzazione che ha spostato alcune prestazioni sull’ambulatoriale»

Secondo Chiodi, una delle cause determinanti della mobilità passiva è quella dei «lunghi tempi d’attesa che, come ha rilevato il Rapporto PIT 2013 di Cittadinanza attiva, rappresentano le maggiori difficoltà per l'accesso al sistema sanitario di tutte le regioni».

Poi si aggiungono altri fattori non strutturali, che influenzano la scelta del luogo di cura da parte del paziente, per esempio il parere del medico di famiglia o dello specialista, i consigli di parenti e conoscenti o quanto pubblicizzato dai mezzi di informazione.

«Le altre regioni in piano di rientro sono caratterizzate oltre che da costi per la mobilità passiva molto più alti del nostro: Lazio -140 milioni, Campania -311 milioni, Puglia -177 milioni, Calabria -238 milioni, Sicilia -197 milioni, anche da disavanzi che hanno riportato alle verifiche del quarto trimestre 2012. L’Abruzzo - conclude Chiodi - è riuscito a raggiungere un equilibrio finanziario strutturale ormai da tre anni che ha permesso di sbloccare il turn-over, quindi assumere nuovo personale per far fronte alle cessazioni e investire risorse finanziarie per il rinnovo delle attrezzature sanitarie ormai obsolete che dovrebbero permettere di fare esami diagnostici più dettagliati e in minor tempo. Per il futuro la parola d’ordine sarà qualità dei servizi, sviluppando una rete di assistenza sul territorio al di fuori delle strutture ospedaliere e nel rispetto del principio dell’appropriatezza».

 Sebastiano Calella

 

Abruzzo/ Mobilità passiva 2012