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Abruzzo. No Triv protestano: «lobby compatte per spingere Ombrina»

«Stampa estera e locale difendono la multinazionale»

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NO TRIV PETROLIO ABRUZZO

ABRUZZO. Nelle ultime due settimane si è registrata un’eccezionale concentrazione di eventi e notizie sulla stampa sul caso Ombrina.
Non solo notizie, sostiene il coordinamento nazionale No Triv dell’Abruzzo ma una chiara operazione «martellante» messa in piedi «dalle lobby dei principali attori del sistema degli idrocarburi».
Tutto è iniziato con la dura presa di posizione di Medoilgas che ha preannunciato battaglia legale contro la decisione del Ministero dell’Ambiente (si pensa al ricorso al Tar) cha ha chiesto di avviare la procedura Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) relativa al progetto “Ombrina Mare 2” prima del rilascio del decreto di Via. Proprio i ritardi di Ombrina, che starebbero spingendo la multinazionale anche a «diversificare», sono valsi la “scomunica” del Times, ripresa da Il Sole 24 Ore e da Italia Oggi. Il quotidiano inglese in quanto a incapacità d'attrazione di capitali, ha equiparato il contesto italiano «a certe zone dell'Africa o a certi Paesi del Sudamerica».


Secondo la stampa britannica il caso abruzzese è finito anche sul tavolo del premier inglese, David Cameron.
La mobilitazione è forte anche perché dopo la nuova comunicazione del ministero, nei tre giorni seguenti, il titolo Mog ha perso in Borsa circa il 15%, ha spiegato l’amministratore delegato Sergio Morandi: «gli azionisti hanno messo sul piatto 300 milioni di euro di investimenti, oltre ai 20 già sostenuti, con l'attivazione di 200 posti di lavoro, e sono sicuri di aver combinato profittabilità e sostenibilità ambientale. Hanno difficoltà a capire. E francamente io avrei difficoltà a spiegare».
Ma anche la stampa locale si sta mobilitando per spingere il progetto a largo delle coste abruzzesi, sostengono i No Triv: «sabato scorso Il Centro ha pubblicato un nuovo reportage, l’ennesimo della serie, dedicato questa volta a Rospo Mare. Tutto all’insegna della positività e senza neppure un cenno allo stop delle attività estrattive, protrattosi per quasi 6 mesi, conseguenza di un secondo (presunto) sversamento in mare di idrocarburi verificatosi il 21 gennaio 2013, ed alle indagini che sull’accaduto sta conducendo la Procura di Larino. Minzolini docet».


Solo qualche giorno fa, inoltre, Confindustria Chieti ha reso pubblici i risultati dell’analisi del Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia dell’Università di L’Aquila dal titolo “Idrocarburi in Abruzzo”: «la cosa che più lascia interdetti di questo rapporto», contestano i No Triv, «è la sua pretesa scientificità a fonte di un approccio e di un impianto metodologico che sconta il limite di aver concentrato il campo di indagine al solo sistema abruzzese degli idrocarburi, non considerando di fatto le ricadute economiche sugli altri sistemi e giungendo, quindi, a conclusioni quasi scontate, affrettate e di parte, che nulla aggiungono e nulla tolgono al dibattito in corso tra i fautori del “sì” e quelli del “no” agli idrocarburi».