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Abruzzo/ Sanità, mobilità passiva 2012: stabilità sostanziale

Rischia però di diventare strutturale il dato sui viaggi fuori regione

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OSPEDALE DI ATESSA



 

ABRUZZO. Mobilità passiva sostanzialmente stabile per il 2012 rispetto al 2011: l’Abruzzo ha speso poco più di 1 mln in più rispetto ai dati del 2011 e cioè quasi 134 mln rispetto ai poco più di 132.

Almeno stando alle stime ufficiose che filtrano dai dati in via di elaborazione nelle singole Asl.

Nella classifica provvisoria delle Asl più o meno virtuose, è in testa Pescara, che registrerebbe una diminuzione di questa voce, seguono poi L’Aquila, Teramo e Chieti che registrano invece crescite modeste, ma significative.
Su queste stime – ripetiamo del tutto ufficiose – lunedì è previsto un incontro a Pescara tra i vari manager per una verifica puntuale dei dati trasmessi e per un’interpretazione univoca dei dati.
 Amedeo Budassi, direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, conferma infatti che i dati non sono ancora pronti e che saranno oggetto di un Report ufficiale, come avvenne lo scorso anno quando furono ufficializzati a settembre.
Solo allora si potrà capire con chiarezza se e come si è sviluppata questa mobilità, che è sempre difficile interpretare con i dati che ciascuno utilizza a suo modo per dire che «tutto va bene» oppure che «tutto va male».
 In realtà forse l’unico modo per capire sono i numeri assoluti, gli unici che fanno intuire se la direzione del trend è in crescita o in diminuzione.
Tradotto questo spiega se la sanità abruzzese va male o va bene. Si tratta in effetti del solito dilemma del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, perché è difficile decidere se il piccolo aumento che si registra è un fatto positivo perché l’aumento rallenta o negativo perché il dato è diventato strutturale.
Si sta parlando infatti della cifra di 130 mln circa che l’Abruzzo paga alle altre regioni, da cui si deve naturalmente sottrarre quanto le altre regioni versano all’Abruzzo per la mobilità attiva.
In un sistema di libera concorrenza non significherebbe nulla un aumento della mobilità passiva anche a 150 mln, se contemporaneamente aumentasse l’attrattività del sistema sanitario abruzzese. 


Potrebbe avvenire infatti che un aumento anche spropositato della prima cifra sarebbe insignificante se la mobilità attiva aumentasse molto di più: il saldo minore sarebbe infatti la prova che in Abruzzo ci sono poli di eccellenza che richiamano comunque pazienti da fuori.
 Per il momento però sembra solo che è identico il numero dei viaggi della speranza.
Come dire che i poli di eccellenza che pure esistono ancora non riescono a far invertire il trend di crescita.
 Dal che si può dedurre poi che la politica dei tagli finora ha solo fatto incrementare la ricerca di assistenza fuori Regione.
Su questo aspetto però Chiodi nega le restrizioni e sostiene in numeri assoluti oggi in Abruzzo per la sanità si spende più di prima.
Il che non significa necessariamente che ci si curi meglio o come prima.
C’è infine una riflessione finale da non dimenticare. Se il dato dei circa 134 mln è diventato ormai strutturale e non dipende dall’emergenza terremoto – secondo le giustificazioni addotte negli scorsi anni – questo dato dovrebbe preoccupare. E non poco, perché ai 13 mln vanno aggiunti i 10 mln circa delle prestazioni extra regionali non pagate alle cliniche private perché fuori budget.
Il tutto pur in presenza di un verbale sottoscritto tra l’Aiop e l’allora assessore regionale alla sanità Venturoni, alla presenza del sub commissario Giovanna Baraldi. In quell’occasione ci fu l’impegno a far lavorare le cliniche private abruzzesi su queste prestazioni che emigrano fuori regione. Impegno mai rispettato, lamenta l’Aiop, anche se questo aumento della mobilità passiva significa meno infermieri, meno medici, meno amministrativi abruzzesi al lavoro in sanità.

Sebastiano Calella