IL CASO

Abruzzo. Arpa, «bilancio shock: 42,6 milioni di debiti». Sindacati in agitazione

Pd: «azienda sull'orlo del baratro»

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ABRUZZO. Le segreterie regionali di Filt Cgil e Faisa Cisal hanno deciso l'immediata attivazione dello stato di agitazione di tutto il personale Arpa.
Nel giro di qualche giorno si chiederà l’intervento del prefetto di Chieti e successivamente saranno proclamati gli scioperi in tutta la regione.
Una decisione arrivata dopo aver preso visione dei dati del bilancio 2012 e che hanno fatto da riscontro alle preoccupanti dichiarazioni rese giovedì scorso dal presidente Massimo Cirulli alle organizzazioni sindacali regionali di categoria.
Il bilancio del 2012 dell’Arpa si è chiuso con una perdita di esercizio di 5,3 milioni di euro. Negli ultimi due anni, dunque, la società è andata sotto, complessivamente, di 10 milioni di euro e ha al momento 42,6 milioni di debiti con banche (23 mln) e fornitori (18,7 mln).
Oltre 42,5 milioni sono stati impiegati solo nel 2012 per il personale (-2 milioni rispetto al 2011 e dipendenti passati da 1022 a 929 unità), 19,1 milioni sono stati spesi in consumi (+700 mila euro rispetto all’anno precedente) e i ricavi ammontano a 23,2 milioni di euro (cresciuti di 1,3 milioni rispetto all’anno prima).
Sono invece 19 i milioni che l’azienda deve riscuotere dalla Regione: circa 14,7 milioni a conguaglio dei contributi di esercizio per gli anni 2004/2012 e 3,6 milioni degli anni 1987/2003.
«La Regione Abruzzo, con il colpevole atteggiamento attendista del presidente Cirulli», denunciano Franco Rolandi (Filt Cgil) e Luciano Lizzi (Faisa Cisal), «ad oggi non contribuisce inspiegabilmente all'Arpa circa 1.600.000 chilometri che da soli coprirebbero almeno una parte del buco di bilancio. Stiamo parlando di alcuni servizi essenziali che dopo i tagli del 10% imposti dalla Legge Finanziaria Regionale 2011, furono ripristinati a causa delle condivisibili proteste dei sindaci delle città interessate ai suddetti tagli. Da tre anni questi 800mila km di servizi essenziali non sono contribuiti».

«VICENDA TORBIDA E SQUALLIDA»
Una vicenda, quella dei crediti inesigibili di Arpa, che i sindacati definiscono «torbida e squallida» e che nasconderebbe «vecchie gelosie e frizioni mai sopite tra gli amministratori e i dirigenti delle tre imprese regionali di trasporto "obbligate", loro malgrado e senza averne alcuna voglia, a dialogare per il progetto di realizzazione dell'azienda unica».
«Non è un mistero infatti», fanno notare le sigle sindacali, «che "lo scoop" dei tanti milioni di crediti inesigibili nei confronti della Regione Abruzzo da parte di Arpa, pur in presenza di specifici riscontri nei bilanci aziendali approvati dalla stesso Ente Regione, sia maturato stranamente in ambienti Gtm, ovvero l'azienda che Arpa dovrebbe incorporare nel primo step o nella prima fase di fusione».
Per rimettere in sesto i conti si vedono all’orizzonte licenziamenti di 30 impiegati in esubero nella direzione di Chieti e nei Distretti provinciali, la soppressione del bigliettaio sulle corse Pescara- Roma. E poi ancora, denunciano i sindacati, «taglio di tutti i chilometri non contribuiti, interventi sul nastro lavorativo dei Dipendenti che dovrebbero lavorare su un impegno di oltre dodici ore al giorno».
E in arrivo, come sempre, ci sono anche i premi di risultato. «E’ inaccettabile», dicono Rolandi e Lizzi, «che mentre si prospettano tagli ai salari dei dipendenti e sensibili riduzioni dei servizi, la società si appresti, anche quest’anno, a riconoscere al personale Dirigente un cospicuo Premio di Risultato (Mbo) di decine di migliaia di euro; così come è assurda l'indizione di concorsi interni non necessari mentre vengono contestualmente negati ai lavoratori gli emolumenti del contratto nazionale del lavoro, la detassazione sul salario aziendale, il riconoscimento della massa vestiaria per il personale di manutenzione solo per fare alcuni esempi».

PD: «L'ARPA SULL'ORLO DEL BARATRO» 
Questa è l'accusa, «con carte alla mano», che stamani in conferenza stampa hanno lanciato il capogruppo del Pd in regione Camillo D'Alessandro ed il consigliere regionale Claudio Ruffini. 
I due hanno fatto notare che dei diciannove milioni pretesi dall'Arpa «neanche un euro è iscritto nel bilancio della Regione, cioe' per la Regione quel debito nei confronti di Arpa non esiste». 
«Eppure - dice Ruffini - lo scorso anno Chiodi stesso e quest'anno Morra hanno approvato i bilanci di Arpa, in qualita' di rappresentanti del socio regione Abruzzo, dunque consapevoli dei crediti vantati da Arpa, salvo poi nel bilancio di loro competenza, cioe' quello della Regione, non prevedere le somme in bilancio. Dunque ci troviamo di fronte al paradosso: in qualita' di socio Chiodi vota il bilancio che prevede crediti nei confronti della Regione, in qualita' di presidente della Regione pero' non riconosce quelle spettanza all'Arpa». 
«A fronte della totale incertezza dei fondi - accusa D'Alessandro - Arpa ha ritenuto bene di acquistare 208 nuovi autobus per una spesa complessiva di circa 43 milioni di euro, che incide ogni anno tra ammortamenti e interessi per circa due milioni e mezzo di euro. Inoltre Arpa ha acquistato la nuova sede a L'Aquila con tanto di inaugurazione e taglio del nastro, ha acquistato con un leasing che prevede una rata da un milione di euro l'anno la nuova sede a Sulmona». «Se quei crediti sono inesigibili - riprende D'Alessandro - in assenza di intervento della Regione la societa' Arpa va dritta verso il fallimento, con la conseguenza incalcolabile per i lavoratori e per il sistema del trasporto pubblico locale».
PD: «L'ARPA SULL'ORLO DEL BARATRO» 
Questa è l'accusa, «con carte alla mano», che stamani in conferenza stampa hanno lanciato il capogruppo del Pd in regione Camillo D'Alessandro ed il consigliere regionale Claudio Ruffini. I due hanno fatto notare che dei diciannove milioni pretesi dall'Arpa «neanche un euro è iscritto nel bilancio della Regione, cioe' per la Regione quel debito nei confronti di Arpa non esiste». «Eppure - dice Ruffini - lo scorso anno Chiodi stesso e quest'anno Morra hanno approvato i bilanci di Arpa, in qualita' di rappresentanti del socio regione Abruzzo, dunque consapevoli dei crediti vantati da Arpa, salvo poi nel bilancio di loro competenza, cioe' quello della Regione, non prevedere le somme in bilancio. Dunque ci troviamo di fronte al paradosso: in qualita' di socio Chiodi vota il bilancio che prevede crediti nei confronti della Regione, in qualita' di presidente della Regione pero' non riconosce quelle spettanza all'Arpa». «A fronte della totale incertezza dei fondi - accusa D'Alessandro - Arpa ha ritenuto bene di acquistare 208 nuovi autobus per una spesa complessiva di circa 43 milioni di euro, che incide ogni anno tra ammortamenti e interessi per circa due milioni e mezzo di euro. Inoltre Arpa ha acquistato la nuova sede a L'Aquila con tanto di inaugurazione e taglio del nastro, ha acquistato con un leasing che prevede una rata da un milione di euro l'anno la nuova sede a Sulmona». «Se quei crediti sono inesigibili - riprende D'Alessandro - in assenza di intervento della Regione la societa' Arpa va dritta verso il fallimento, con la conseguenza incalcolabile per i lavoratori e per il sistema del trasporto pubblico locale».