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Lo studio di Confindustria: il petrolio fa bene all’Abruzzo

Investimenti per per 1,4 miliardi e 800 nuovi posti di lavoro

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Lo studio di Confindustria: il petrolio fa bene all’Abruzzo

Un impianto di raffinazione





ABRUZZO. E' stato presentato ieri da Confindustria Chieti il rapporto di ricerca sul tema "Idrocarburi in Abruzzo".
Lo studio è stato condotto dall'equipe del professor Luciano Fratocchi del Dipartimento di Ingegneria Industriale, dell'Informazione e di Economia dell'Università dell'Aquila.
Il lavoro di analisi analizza e approfondisce i caratteri e gli scenari imprenditoriali, economici e territoriali dell'industria estrattiva in Abruzzo. Ne esce fuori uno spaccato ottimistico più volte già proposto da Confindustria.
I dipendenti complessivi del “sistema del valore degli idrocarburi” sono attualmente circa 5.000. Quindici le aziende con titolo minerario, 70 le service company e le imprese dell’indotto diretto, circa 1500 le aziende dell'indotto allargato. Le aziende abruzzesi della filiera pagano ogni anno 200 milioni di euro di salari, in media 50.000 euro per dipendente contro i 23.000 delle azienda manifatturiere italiane
Attualmente, sono in fase di valutazione 13 istanze per attività di ricerca, coltivazione e stoccaggio che insistono sul territorio della regione Abruzzo. Di queste istanze, 10 sono relative ad attività di ricerca, «a testimonianza del potenziale ancora non espresso dal sottosuolo terrestre», si sottolinea nella ricerca.
La superficie di territorio che verrebbe eventualmente impegnata dalle infrastrutture necessarie per la coltivazione e lo stoccaggio relativo alle nuove istanze è di 1,18 kmq.
«Nuovi investimenti per 1,4 mld possono generare occupazione aggiuntiva per almeno 800 nuove unità, oltre al consolidamento del tessuto produttivo già esistente».
Grazie a questi investimenti «si stimolerà la capacità produttiva delle imprese manifatturiere e di servizi abruzzesi, che potranno aumentare la quantità di vendite in favore delle compagnie».
«In assenza di nuovi investimenti, oltre alla forte contrazione di addetti già subita, in particolare nell’area ortonese», si legge nello studio, «si avrebbero un ulteriore progressivo impoverimento delle imprese abruzzesi e soprattutto l’allontanamento delle multinazionali. Il porto di Ortona deve al settore i due terzi dei traffici che intercetta; scomparendo tali attività la crisi delle attività portuali sarebbe fortissima e finanche definitiva».

PRIMAVERA: «POSIZIONI IDEOLOGICHE PREGIUDIZIALI»
«L’asprezza dello scontro» tra favorevoli e contrari, ha sottolineato il presidente di Confindustria Chieti, Paolo Primavera, «spesso fondata su posizioni ideologiche pregiudiziali e chiuse a ogni forma di dialogo, rischia di far dimenticare come la nostra regione, in realtà da molti decenni sia interessata dalle attività dell’“upstream”, che hanno consentito la nascita nel territorio regionale di un apparato industriale che ben pochi conoscono; esso anzi presenta sovente punte di eccellenza soprattutto nelle piccole service company locali, che si occupano di tecnologie per la realizzazione dei pozzi, della sicurezza e della salute dei lavoratori e dell’ambiente, di forniture di prodotti e servizi altamente specialistici e qualificati, riconosciuti e apprezzati in Italia e nel mondo, ma non in Abruzzo».
Primavera ha lanciato la proposta di destinare delle royalty e la fiscalità che arrivano dal settore degli idrocarburi al risanamento. E riferendosi ai recenti dati sulla balneabilità, ha sottolineato che quest'ultima «dipende dagli impianti di depurazione e non dagli idrocarburi: basti pensare che a largo dell'Emilia Romagna ci sono 80 piattaforme. Io dico no alla contrapposizione fra industria e turismo, sì alla loro coesistenza».

IL FRONTE DEL NO
Intanto lunedì scorso a Giulianova si è svolta l’assemblea del “Coordinamento nazionale No Triv - liberiamo mare e terre dalle trivelle” . Insieme ai comitati che in Abruzzo si battono contro la deriva petrolifera si è fatto il punto della situazione sulle battaglie portate avanti.
Si è deciso di organizzare una mobilitazione in appoggio alla campagna nazionale contro la pratica della fratturazione idraulica (fracking) e una campagna di valutazione della situazione di liquefacibilità dei suoli, della compatibilità della presenza degli stoccaggi di metano. Inoltre si organizzeranno iniziative a carattere locale e nazionale per sollecitare un passo di cambio parlamentare per la modifica dell’art 35 L 134/2012, l’abrogazione dell’art 16 del DL “Liberalizzazioni” e dell’art 38 della L n 134/2012.
Infine ci sarà la redazione collettiva, a partire dalle lotte territoriali, di un “libro bianco” della resistenza No Triv in Italia, «per condividere e confrontare utilmente esperienze e saperi lungo la filiera della lotta agli idrocarburi», e un “vademecum di difesa No Triv”, contenente indicazioni operative e normative a disposizione di tutte le realtà (associazioni, singoli, comitati, amministrazioni locali) «che dovessero avere la sventura di incappare in richieste di permesso».

LO STUDIO DI CONFINDUSTRIA: Idrocarburi in Abruzzo