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Pascoli abruzzesi ‘saccheggiati’ da società private sconosciute, l’allarme di Coldiretti

Cosa spinge a pagare ai comuni canoni fuori mercato?

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Pascoli abruzzesi ‘saccheggiati’ da società private sconosciute, l’allarme di Coldiretti






ABRUZZO. La Coldiretti denuncia una anomala situazione che, partendo dalla provincia aquilana, si sta diffondendo a macchia d’olio su tutto il territorio regionale.
Da alcuni mesi si assiste, da parte di diversi Comuni, alla concessione di pascoli a società private non bene individuabili - provenienti generalmente da fuori regione - a fronte del pagamento di canoni di affitto di gran lunga superiori al livello medio di mercato.
«La situazione, oltre a destare dubbi circa il reale interesse che muove tali operatori alla ricerca spasmodica di vaste superfici di terreno, sta destando allarmismo e preoccupazione tra gli allevatori locali che si vedono sottrarre pascoli indispensabili per alimentare il proprio bestiame, con conseguenze ben immaginabili per la tenuta aziendale e inevitabili ripercussioni economiche e sociali in territori già pesantemente disagiati». evidenzia il direttore regionale di Coldiretti Abruzzo Simone Ciampoli.
L’associazione di categoria chiede un intervento di tutte le autorità competenti «per far chiarezza sulla situazione ed evitare il saccheggio dei pascoli abruzzesi. Abbiamo già manifestato nei mesi scorsi grande preoccupazione con una apposita missiva indirizzata alle amministrazioni comunali coinvolte, ma ora la situazione sta superando i limiti, diventando sempre più oscura».
Preoccupazione di Coldiretti e degli allevatori con conseguenze inevitabili sull’intera economia agricola-rurale.

L’allarmismo generato dalla situazione ha inoltre spinto Coldiretti a chiedere gli interventi dei quattro Prefetti, del Presidente della Giunta regionale Gianni Chiodi e del Presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano. Una chiara richiesta di aiuto per ‘accertare’ una situazione apparentemente secondaria che «potrebbe nascondere operazioni al limite della legalità anche in vista della nuova programmazione della Politica agricola comunitaria».