I DUBBI

Abruzzo/ Cup regionale: l’Idv riaccende i fari sull’appalto da 60mln

Rispunta l’Arit: gestione diretta della gara o spacchettamento?

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Abruzzo/ Cup regionale: l’Idv riaccende i fari sull’appalto da 60mln

ABRUZZO. Un’interrogazione improvvisa dell’Idv ha riacceso i fari sull’appalto di circa 60 mln per il Sovracup regionale, cioè per la gestione di un unico Centro di prenotazione per le quattro Asl.

Il consigliere Lucrezio Paolini chiede infatti al presidente Gianni Chiodi che sia «fatta chiarezza su alcuni aspetti a dir poco superficiali che ruotano su questo mega appalto da 52 mln (più Iva). Troviamo strana la retromarcia della regione sulla decisione iniziale di affidare all’Arit la definizione del progetto e le successive fasi realizzative. E poi riteniamo che i cittadini debbano sapere  con quali modalità e sulla base di quali criteri si è arrivati a determinare l’importo dell’appalto, visto che ci risulta che altre regioni - a parità di servizio - spendono molto meno (nelle Marche solo 15 mln, ndr). E questo non ci sembra un aspetto marginale».

In realtà questa richiesta di chiarimenti segna il ritorno alla politica attiva dell’Idv, dopo qualche momento di crisi, ed è il frutto dell’iniziativa di un gruppo di lavoro (medici e giovani avvocati esperti in management della pubblica amministrazione) riuniti dal senatore Alfonso Mascitelli, già vice presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul Sistema sanitario.

«La gestione della sanità nella nostra regione si è ingegnerizzata - ha dichiarato Mascitelli spiegando le ragioni della costituzione di questo gruppo di lavoro - siamo passati dalle buste delle mele a un controllo quasi militare, dove nulla sfugge e nulla viene lasciato al caso. Dal sistema delle proroghe degli appalti sanitari alle decisioni degli atti aziendali, che per pura casualità, non danneggiano mai chi ha la tessera giusta. Per non parlare dell’occupazione con persone di fiducia di ruoli delicati deputati al controllo o dell’affidamento di consulenze mirate agli amici giusti al momento giusto. Se a questo poi si aggiunge la permanenza anche di imputati in posti chiave di direzione come nella Asl di Teramo, il quadro è completo».

In effetti il silenzio sui lavori per l’appalto da parte di una commissione composta dai rappresentanti Cup delle quattro aziende sanitarie ha sollevato molti interrogativi, sia per la sua composizione che non sembra la più adatta tecnicamente (troppi medici e amministrativi) sia per la presenza sullo sfondo del ruolo dell’Arit, che già in passato aveva avuto l’incarico ed un finanziamento per preparare il progetto.

Ma mentre nulla si sa di questo lavoro preparatorio dell’Arit, sembra ormai certo che la commissione insediata alla Regione abbia deciso una specie di marcia indietro. Infatti durante l’ultimo Corecup (la struttura che segue l’appalto) sono state presentate migliorie e specifiche da parte dei responsabili dei Ced (centri elaborazione dati aziendali) rispetto ad una bozza di progetto esecutivo/capitolato tecnico presentata a sorpresa dall’Arit. E così sembra – fa sapere la Regione – «che a seguito del recepimento di tali migliorie nel progetto esecutivo e nel capitolato tecnico, l’Arit stessa procederà ad esperire le procedure di gara come previsto dalla delibera regionale n. 930/2011 che demanda all’Arit la definizione del progetto esecutivo del Cup regionale e le successive fasi realizzative».

 Pare dunque di capire che il ruolo di capofila assegnato alla Asl di Chieti per l’appalto Corecup sarà limitato solo alle gare per il personale addetto al front-office e back-office. Gare non gestite a livello regionale, ma aziendale. Il che fa sorgere un dubbio, di fronte alla fughe in avanti e ai ritorni all’antico, con uno “stop ad go” continuo che disorienta: l’intervento dell’Arit serve solo a spacchettare l’appalto da 60mln in tante piccole gare, dove si può procedere all’affidamento diretto senza tanti controlli, oppure gestirà questo Sovracup?

Sebastiano Calella