LEGGE ELETTORALE

Abruzzo/ Anche due Costituzionalisti bocciano la legge elettorale regionale

«Doppio voto fuorviante per l’elettore»

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Carlo Costantini

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ABRUZZO. E’ arrivata sui tavoli di Gianni Chiodi, Nazario Pagano e dei capogruppo il parere con il quale il professor Enzo Di Salvatore e l’avvocato Paolo Colasante hanno bocciato la legge elettorale regionale.
A sollecitare i due costituzionalisti è stato il consigliere regionale Carlo Costantini (Movimento 139) che nei giorni scorsi aveva avanzato preoccupazioni in ordine alla tenuta “costituzionale” di una legge elettorale con la quale, da una parte, si è eliminato il voto disgiunto tra candidato presidente e liste o candidati al Consiglio Regionale e, dall’altra si è tenuto in vita l’obbligo del doppio voto. Quest’ultimo è indispensabile per far sì che quello espresso per il candidato presidente riverberi i suoi effetti anche sulle liste, sullo sbarramento e sulla distribuzione dei seggi. 


«La conservazione del doppio voto», fanno notare i due consulenti, «oltre a poter essere fuorviante per l’elettore in un sistema che non consente il voto disgiunto, risulterebbe irragionevole in relazione allo specifico sistema elettorale prescelto, non potendosi escludere, per quanto improbabile, che un candidato riesca ad essere eletto presidente senza che il gruppo di liste o la coalizione di liste superi la soglia di sbarramento».
«Nel parere è citato il caso più vicino al nostro», spiega Costantini, «quello della Regione Marche, nel quale il legislatore ha previsto la possibilità di votare solo per il candidato presidente, ma ha chiarito espressamente che detto voto deve intendersi validamente espresso anche a favore della coalizione di liste con cui il candidato presidente è collegato; senza la necessità, quindi, di apporre sulla scheda una seconda “croce”, come invece sembrerebbe imporre il sistema abruzzese».
Nel parere risulta anche indicato il percorso di una “norma interpretativa”, funzionale a chiarire il significato di disposizioni legislative già in vigore, senza stravolgere l’impianto della legge già approvata e violare i divieti previsti dallo Statuto regionale per i sei mesi antecedenti le elezioni.
«Ritengo in questo modo di aver fatto il mio dovere», sottolinea Costantini, «lasciando chi ha responsabilità e potere decisionale nella condizione quantomeno di non poter dire di non essere stato informato e/o posto nella condizione di correggere l’errore denunciato»

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