SANITA'

Abruzzo. Chiodi e la nomina di Rossi: «io come Tony Blair preferisco gli amici»

«E il progetto con Israele è l’inizio di una nuova sanità»

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Gianni Chiodi

Gianni Chiodi



 


ABRUZZO. «Prima che qualche giornalista mi faccia questa domanda, voglio spiegare brevemente perché ho indicato Gabriele Rossi per l’incarico di project manager del  progetto “Sanità sicura” che oggi illustriamo».
 Gianni Chiodi ha aperto così, stile “si faccia una domanda e si dia una risposta”, la conferenza stampa congiunta con l’ambasciatore di Israele per illustrare la nuova cooperazione internazionale per la formazione del personale sanitario abruzzese.
E’ stato l’unico neo di una mattinata positiva per Chiodi, giocata politicamente sempre all’attacco e non certo per rispondere a PrimaDaNoi.it che nei giorni scorsi ha sollevato il problema dell’incarico a Rossi, autorevolmente indicato proprio dallo stesso presidente pur in presenza di un curriculum lontano dalla sanità.
Il vero bersaglio era forse l’interpellanza che oggi sarà discussa in Consiglio regionale proprio su questa nomina e che è stata presentata da Camillo D’Alessandro, capogruppo Pd. 


«Mi si rimprovera di aver indicato un amico come manager – ha precisato Chiodi – ma è proprio questo il senso della nomina. Io ritengo necessario costruire un gruppo di persone politicamente motivate per raggiungere gli obiettivi politici che mi sono prefissato. Non l’ho inventato io questo sistema, anche Tony Blair ha applicato questa tecnica di governo. Diciamo che Rossi è un manager che attua il mio programma, è un facilitatore di alcune attività che non posso certo seguire personalmente».
Polemiche rientrate? Nient’affatto. Chiodi avrà pure le sue ragioni e sicuramente tra queste ha il diritto di nominare uomini di sua fiducia nei posti che contano. Purtroppo però spesso questo diritto - tradotto in pratica - significa scarsa trasparenza, difficoltà di accesso alle notizie (provate a chiedere che fine ha fatto l’appalto del sovracup regionale all’assessorato regionale alla sanità), compensi esagerati e a volte sconosciuti allo stesso Chiodi (che ha detto di ignorare l’entità del compenso del neo project manager, cioè 90 mila euro/anno per tre anni, anche se con spese e tasse tutte a carico). 


Quello che ieri è emerso è però un altro aspetto dell’avvicinamento di Chiodi alle elezioni.
Il messaggio che è stato lanciato guarda al futuro della sanità: «Adesso che i conti sono in equilibrio, possiamo pensare a migliorare l’assistenza sul territorio ed in ospedale. E non è vero che ci sono stati tagli lineari. Abbiamo tagliato dove c’erano sprechi e doppioni».
 L’impressione è però un’altra: «I numeri non sono impressioni e l’Abruzzo sta spendendo in sanità più del 2008 – ha specificato il presidente – stiamo lavorando sulla qualità dei servizi, sulla formazione del personale, sulle strutture e sulle attrezzature. Basterebbe contare le Tac di ultima generazione che abbiamo acquistato. Ci sono in corso investimenti fortissimi di cui nessuno parla».
 Sarà pure così, ma il black out su queste informazioni non dipende certo dalla stampa. Che semmai pone domande e solleva problemi senza avere mai molte risposte. Ad esempio: se è da apprezzare il progetto di formazione con Israele, non sarebbe il caso di prendere lezioni anche dai loro ospedali?
Altrimenti i tecnici tornano più preparati, ma ritrovano i vecchi ospedali, le vecchie ambulanze e così via…
«No, tranquilli – ha concluso Chiodi – il direttore Budassi mi informa che è già in corso la ricognizione dei mezzi di soccorso in servizio. Il benvenuto all’ambasciatore di Israele è solo l’inizio di una nuova sanità».

Sebastiano Calella