IL PERSONAGGIO

Debutto letterario per il project manager della formazione sanitaria

Gabriele Rossi riparte da Piovene per arrivare ad Israele

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Gabriele Rossi

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ABRUZZO. «Fermare il declino dell’Abruzzo, uscire dall’isolamento, superare la cultura cantonale degli abruzzesi»: è il compito forse un pò troppo ambizioso che Gabriele Rossi, project manager di “Abruzzo 2020 Sanità sicura”, affida alla nuova formazione professionale in Israele per gli addetti dell’emergenza-urgenza.
Chi si aspettava dati e notizie sull’itinerario del progetto che prevede l’impegno di quattro Asl e di due università abruzzesi, si è ritrovato una prolusione accademica su Guido Piovene che nel suo “Viaggio in Italia” del 1957 scriveva della necessità di formare i nuovi abruzzesi per uscire appunto dall’isolamento, dalla cultura cantonale e dal declino di una regione che era ancora quella dei pastori.
 Cosa ci azzeccava Piovene dopo 60 anni – e con i cambiamenti che ci sono stati – si poteva notare negli sguardi della delegazione israeliana, ma anche dei rappresentanti delle Asl convocati a Pescara per il battesimo del Progetto. Probabilmente l’emozione del debutto in questo suo nuovo ruolo ha fatto rifugiare Rossi – che ha un’estrazione scolastica letteraria – nell’ambito in cui si sente più sicuro ma che però è quanto di più lontano ci possa essere dalla cultura israeliana che si trova ad anni luce dai narcisismi letterari italiani. 


Come ha riconosciuto lo stesso Rossi, concludendo il suo intervento di presentazione: «avete tanto da insegnare all’Abruzzo, eccellenza. Il nostro obiettivo sarà Nazareth 2016, quando lì si svolgerà la giornata della salute. Pace, arrivederci, shalom». Dunque un debutto del project manager con il freno a mano tirato, forse per il timore di avventurarsi troppo al largo in un mare, quello sanitario, di cui non conosce tutte le insidie. Tanto che l’emozione gli ha giocato uno scherzo quando ha passato la parola al direttore dell’Asr “Angelo” Budassi, che in realtà si chiama Amedeo, ma che ha svelato il senso di questo lapsus involontario, visto che è l’Asr che vigila e assiste Rossi in questo lavoro impegnativo. Lascia ben sperare però l’impegno che ha dimostrato nelle “interviste”, cioè i contatti per lo più telefonici, che ha svolto in questi due mesi iniziali del progetto con i responsabili delle varie Asl e dei servizi dell’emergenza-urgenza.
Così come è stata apprezzata la sua scoperta che in Abruzzo ci sono molti “giusti” di Israele, semplici cittadini che hanno salvato gli ebrei durante la guerra e le cui microstorie sono per lo più sconosciute.
s. c.