LA SENTENZA

Abruzzo/ Caccia, Regione ko. Tar: «non tutela il suo orso bruno»

Ambientalisti: «sentenza storica»

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Abruzzo/ Caccia, Regione ko. Tar: «non tutela il suo orso bruno»




ABRUZZO. Il Tribunale Amministrativo Regionale di L'Aquila giovedì scorso ha emesso una sentenza su caccia, orso, conservazione delle specie e tutela della salute umana.
Gli ambientalisti (Wwf e Animalisti Onlus) la definiscono «straordinaria», festeggiano la loro vittoria «schiacciante» e dichiarano la Regione Abruzzo sconfitta per Ko. Il caso verte sul ricorso presentato contro il calendario venatorio 2012-2013 e ora deciso nel merito.
Protagonista della sentenza anche l’orso bruno che, dicono i giudici, non sarebbe tutelato in maniera sufficiente dall’ente regionale («Da quanto sopra consegue quindi l’accoglimento della censura sulla mancata protezione dell’orso marsicano nell’intero areale di distribuzione individuato nell’accordo Patom»). Una notizia che arriva in un periodo particolare per la specie, dopo la morte dell’esemplare Stefano. Proprio in queste ore la politica regionale e nazionale (è sceso in campo anche il ministro dell’Ambiente) chiedono pene esemplari per chi colpisce gli esemplari che vivono nel parco. Ma è la stessa politica locale che esce sconfitta sulla materia della tutela animale.

«BOCCIATURA SU TUTTA LA LINEA»
Il Tribunale amministrativo, con commenti molto duri, ha censurato l'operato della Regione praticamente su quasi tutte le sue scelte venatorie: 16 erano i punti contestati in totale. In 12 casi i giudici hanno ritenuto «fondate» le doglianze, mentre 4 sono state rigettate.
«Assieme ad Augusto De Sanctis, membro per il WWF della Consulta Venatoria regionale», racconta Michele Pezone, legale delle due associazioni, «abbiamo predisposto un ricorso a largo spettro su tutti i punti del calendario venatorio 2012-2013. Infatti, erano evidenti le gravissime lacune conoscitive da parte degli uffici regionali che avrebbero dovuto suggerire un atteggiamento molto più cauto da parte dell'ente nella redazione del Calendario al fine di garantire la conservazione della fauna. I giudici hanno riconosciuto la validità delle nostre ragioni».

«TUTTE LE CONTESTAZIONI DEL TAR»
In primo luogo il Tar ha chiarito che la Regione Abruzzo, al contrario di quanto sostenuto dalla Giunta, da anni non ha un regolare Piano Faunistico Venatorio, fatto che impedisce il corretto svolgimento della pratica venatoria.
Inoltre, il periodo di caccia per quasi tutte le specie (tra queste Frullino, Codone, Mestolone, Canapiglia, Combattente, Germano reale, Alzavola, Fischione, Folaga, Gallinella d’acqua, Quaglia, Beccaccia, Tortora, Allodola), è stato ampliato a dismisura senza tener conto del parere contrario dell'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione dell'Ambiente.
La regione avrebbe inoltre illegittimamente concesso la pre-apertura per alcune specie e l'addestramento cani in un periodo non idoneo. Non ha assoggettato come avrebbe dovuto il calendario venatorio a Valutazione di Incidenza Ambientale e non ha individuato nelle aree S.I.C./Z.P.S. i principali punti di migrazione in cui vietare la caccia. 


MANCATA TUTELA DELL’ORSO
Ha varato il calendario venatorio ben oltre il 15 giugno, data stabilita dalla legge, a pochi giorni dall'avvio della stagione venatoria, rendendo così più difficile per le associazioni esercitare in tempo l'opposizione a tali scelte. Ha sub-delegato alle province la possibilità di allungare a febbraio la stagione venatoria violando così le normative che impongono una gestione coordinata del prelievo; ha reso possibile illegittimamente l'uso delle munizioni di piombo e, infine, ed è forse l'aspetto più grave, il Tar ha evidenziato che la Regione Abruzzo ha mancato di tutelare la sua specie simbolo, l'Orso bruno marsicano, evitando di normare in maniera più stringente l'attività venatoria nelle aree di maggiore presenza della specie.
«Si tratta dell'ennesima vittoria giudiziaria ottenuta sul tema della caccia in Abruzzo», commenta Dante Caserta, presidente del Wwf.
«In questi anni abbiamo avuto ben due pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzionale, di cui una, recentissima, che ha finalmente abolito il famigerato comparto unico, e una decina di sentenze e sospensive tra T.A.R. e Consiglio di Stato, tutte vinte. Purtroppo devo constatare che solo grazie al nostro sforzo l'attività venatoria viene ricondotta nel solco della legalità nonostante i ricorsi siano stati sempre preceduti da lettere, diffide e appelli pubblici, rimasti tutti inascoltati».
Per il Wwf adesso la Regione Abruzzo, anche in vista dell'ormai prossima decisione sulla nuova stagione venatoria, «è completamente al tappeto tenuto conto che il T.A.R., entrando nel merito proprio per indicare la strada per il futuro, ha censurato praticamente l'intero contenuto del calendario venatorio 2012-2013».
«E' evidente che solo le associazioni ambientaliste stanno combattendo strenuamente la lotta per la sopravvivenza dell'importantissimo patrimonio faunistico abruzzese», commenta Alex Caporale, vice presidente degli animalisti. «Decine di migliaia di animali sono stati uccisi grazie a provvedimenti che si sono rivelati del tutto illegittimi e per questo coinvolgeremo presto la Corte dei Conti, visto che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato. Gli eventuali responsabili devono pagare direttamente per scelte totalmente difformi rispetto al dettato delle norme italiane e comunitarie poste a tutela della fauna».

Sentenzatar l Aquila Caccia 11-07-2013 719